Maastricht: dove l’Europa si incontra (GUIDA COMPLETA ALLA CITTÀ)

“But Maastricht was not the end of history. It was a first step towards a Europe of growth, of employment, a social Europe.”

Era una notte buia e tempestosa e il mio morale non era da meno. Il vecchio treno a diesel anni ’70 dai colori arancio e marrone percorreva senza troppa fretta la tratta di 20 chilometri che separa la città belga di Liegi da Maastricht.

Non so se vi ricordate ma ho una speciale feticismo nei confronti delle stazioni dei treni; molto spesso sono la prima cosa che un turista, un viaggiatore vedono di una città, una sorta di biglietto da visita: dietro una bella città c’è sempre una bella stazione e dai quella di Maastricht ha superato la prova (a parte l’ascensore che odora perennemente di piscia, ma questa è un’altra storia).

Era l’inizio del mio Erasmus, avevo 38 di febbre, i miei documenti erano in Corea del Sud, non avevo una casa, ero in ritardo di due ore perché un tizio aveva deciso bene di ammazzarsi proprio quel giorno e proprio sotto il mio treno ed inoltre ero affetto da una alquanto pesante ansia da presentazione di vita somma non affatto un bell’inizio. Piove, Piove, Piove governo ladro ladro!

Chissà come si dice in olandese… esco dalla stazione e la prima cosa che vedo è un’enorme stella rossa con su scritto in caratteri bianchi: “Maastricht: meet of Europe!” “Bell’incontro del cazzo” pensai. Zaino sulle spalle e valigia da 30 chili alla mano mano mi dirigo verso il centro. Vengo piacevolmente colpito dalla scoperta che Maastricht è attraversata da un fiume, una grande fiume la Mosa, non da un canale: Maastricht è la più meridionale e la meno olandese città dei Paesi Bassi.

A proposito di Peasi Bassi, sono bassi per l’appunto, sotto il livello del mare, bassi e piatti: no, non a Maastricht, il Limburg, regione di cui Maastricht è capoluogo, è l’unica frazione del territorio olandese continentale ad essere sopra il livello del mare e collinare, dominata dal Vaalsberg, che con i suoi 321 m.s.l.m.

È la vetta di alta della nazione.

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Dato che le sfighe non viaggiano mai da sole, scopro di aver la casa esattamente in cima al monte, e intanto piove, piove, piove. Mi fermo a chiedere informazioni ad un ragazzo che scopro essere tedesco ( Maastricht è piena di studenti tedeschi, piena) che invece di darmi le indicazioni mi trascina con se amici al Take Five (in Bredestraat 14), locale calmo, carino, nero, è l’unica cosa che ricordo, non ci sono più tornato.

Dopo tre giri di tequila arancia e caffè (pare che qui vada molto di moda) mi congedo perché sono stanco, ho ancora 38 di febbre, o ancora tutte le valige con me e sono fradicio. Esco dal locale e piove ancora, piove, piove, piove.

Sarebbero tante le storie da raccontare accadute nei successivi sei mesi.

È stato un Erasmus intenso, colorito, alcolico, a tratti malsano ma sicuramente arricchente. Ho vissuto molti episodi divertenti ma non credo siate interessati a leggerli, inoltre, come qualcuno disse, “sono una brava persona, ma non faccio ridere” quindi non avrebbe senso raccontarli.

Mi limiterò allora a descrivere la città: cosa vedere, dove andare, dove dormire cosa mangiare etc.. sperando di risultare utile almeno in questo. A

nticipo subito le due classiche domande da post Erasmus nei Paesi Bassi: hai imparato l’olandese? No, è una lingua cacofonica e inutile. Hai fumato tanta erba? Si, tanta, ogni giorno ma se capitate in questa città come turisti non sarà così semplice procurarsi della Marijuana.

Come ormai avrete capito Maastricht è una città olandese un po’ atipica: non ci sono i canali ma il fiume, non è piatta ma è in collina, ha influenze architettoniche francesi e belga, tendenzialmente cattolica al contrario della tradizione protestante del resto del paese e i coffeeshop sono accessibili solo ed esclusivamente ai residenti.

  • I COFFEESHOP

Data l’estrema vicinanza ad entrambe le frontiere, ampia era l’affluenza di tedeschi e belgi in città per rifornimento di cannabis; talmente massiccia che il comune ha deciso di vietarne la vendita: chissà poi perché. Una volta ottenuto il codice di domicilio, attraverso una procedura da fare in università, con tale documento è necessario recarsi in ufficio comunale e richiedere la “Green Card”, sembra il colmo ma è veramente verde: un foglio A4 dove sono seganti i dati anagrafici, tale documento va mostrato assieme alla carta di identità all’entrata di ogni coffe, senza è impossibile entrare. Per ottenere tale permesso è inoltre necessario pagare una tassa di non mi ricordo quanto, una tantum. Conservate lo scontrino però, perché almeno una nota positiva in questa vicenda c’è: esattamente di fronte all’uscita degli uffici comunali, sul lungo fiume, al 6B di Maasboulevard sono ancorate due chiatte, una affianco all’altra: due coffeshop, lo Smooky e Il Missispi, impossibile non notarle. Abbastanza tamarri entrambi, tavolini e poltrone, spaziosi soffitto basso che amplifica l’effetto cappa. Ho sempre prediletto Il Mississipi allo Zooky, personale più educato e accomodante e un menù meglio assortito. Essendo contrari a queste politiche liberticide della poco lungimirante municipalità, per protesta rilasciano un quantitativo di erba pari al valore della tassa pagata, ma solo se mostrate lo scontrino: efficienza nordica. La città è poi piena di altri coffeshop, ne elenco tre: il Kosbor in Kleine Gracht 3, il più moderno. Il Club 69, in Grote Gracht 97 , in assoluto il più brutto e tamarro, ma comodo perché vicino all’università. Il Rastafarihouse Boni in Stenenbrug 7: sicuramente il più elegante e tipico, con un bellissimo ponticello sull’unico canale che attraversa la città e una elegantissima “barista” dai lunghi capelli argentei, capace di emanare energia positiva e pace con il solo sguardo.

Ma Maastricht non è solo Cannabis; è cultura e spirito europeo.

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La sua giovane università è diventata un fiore all’occhiello dell’intero sistema Olandese con una percentuale di studenti stranieri pari al 44%: tedeschi, belgi, inglesi, tanti italiani, statunitensi riescono a donare a questo luogo un carattere particolare e rendono la città attenta, attiva e culturalmente stimolante più di quanto la sua piccola dimensioni (122 000 abitanti) farebbero pensare.

Nel corso dei secoli, Maastricht fu a più riprese terra di conquista delle principali potenze europee: olandesi, spagnoli, tedeschi e soprattutto francesi. Non a caso proprio sotto le possenti mura cittadine, ancora visibili nella parte meridionale del centro storico, trovò la morte durante un assedio il celebre moschettiere D’Artagnan; in ricordo di questo episodio c’è una statua all’Aldenhofpark.

Invasioni e susseguirsi di popoli e culture hanno conferito però alla città quello spirito cosmopolita e paneuropeo oggi caratteristica peculiare. Spirito suggellato nel febbraio del 1992 quando la città ha avuto l’onore di ospitare gli allora 12 membri della Comunità Europea per firmare il tratto che sancì la nascita dell’Unione Europea, unione economica monetaria e politica.

Meet of Europe: Maastricht, la graziosa , ultima delle sorella affianco di Bruixelles, Strasburgo e Lussemburgo.

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  • DORMIRE

Premettendo che io a Maastricht avevo grazzieaddio una casa, non avuto significative esperienze con hotel, ostelli e simili. Ignorandone i prezzi posso però elencarvi alcuni indirizzi: ad poco meno di 1 km dal centro ,sulla Maasboulevard al numero 95 c’ è il StayOkey Hostel, unico ostello della gioventù in città con 200 posti letto, ben tenuto e con una bellissimo dehor sul fiume Mosa. Più scomodo ma sicuramente più originale è il Botel Maastricht: 34 cabine in una houseboat ormeggiata sulla sponda occidentale del fiume. L’Hotel Pastis ( in Luikerweg 1) è un caruccio bad&breakfast situato alle pendice della collina Sint Petersberg, in un quartiere tranquillo ed elegante a pochi minuti a piedi dal centro storico. Infine il Sansa Hotel in, Alexander Battalaan 45-B, vicinissimo alla stazione sicuramente l’opzione più economica per pernottare in città. È l’hotel del kebbaro di sotto.

  • DOVE MANGIARE A MAASTRICHT

Prima di raccontarvi le miei esperienze culinarie in terra olandese, è necessario specificare che se avete intenzione di andare fuori a cena sappiate che dovete assolutamente sedervi prima delle 22.00 orario di chiusura di ogni, dico ogni cucina in città, eccetto per i kebabbari, gli unici a fare 24 ore su 24. Detto ciò, tappa obbligatoria è il pranzo al Markt, la piazza del mercato, sede dell’antico municipio.

Il Venerdì si riempie di bancarelle di ogni tipo, prendetevi il vostro tempo per fare un giro tra tendaggi, stand di tulipani e banchi del pesce: nell’angolo sud occidentale c’è un camioncino di cui non ricordo assolutamente il nome che vende il miglior pescato della città: qui non sono le mele ma le aringhe crude con la cipolla tritata sopra che tolgono il medico di torno, una delizia da provare assolutamente. In alternativa pesce fritto in ogni modo e da abbinare alla salsa all’aglio. Già che siete al Markt, dato un occhio alla sua estremità settentrionale dove campeggia la statua di Johannes Petrus Minckeler inventore dell’illuminazione a gas e cittadino di Maastricht: se inserite 1 euro nell’apposita colonnina vedrete delle fiamme fuoriuscire dall’asta che regge nella mano destra.

Per uno spuntino veloce in perfetto stile olandese potete fermavi da Reitz, riconoscibilissimo grazie alla sua classica insegna al neon al numero 75, di Markt. Solo ed esclusivamente patatine fritte (Vlaames Frites) , croccanti fuori e morbide dentro. Anche se per molti la miglior “Frituur” della città rimane Tuutsje vaan Teunsje BV in Wycker Brugstraat 41, il dibattito rimarrà aperto ancora per molto; a voi l’ardua sentenza. Non sei di Maastricht se non sei mai andato almeno una volta allo Zondag: il locale più hipster della città. Allestito in un vecchio negozio di cui ha mantenuto il pavimento e l’atmosfera vintage è una tappa obbligata. C’è un via vai di “gente-ggiusta”, giovane e cool a tutte le ore del giorno. Buone colazioni, caffè, ottimi pranzi e begel ben farciti. Ospita spesso mostre d’arte contemporanea, la sera concerti jazz e DJ set., Il fine settimana rimane aperto fino alle 3 di notte.

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Rimanendo in tema, l’Hipsteria Nordica non manca in città: fate una pausa al Bike Bar Alley Cat ( in Hoenderstraat 15-17) e fate un salto al Kantine De Brandweer: sitauto in Kappucinestraat 21, si tratta di una dismessa stazione dei pompieri ri-adibita a ristorante (molto radical chich): caffè, locale centro polifunzionale. Un po’ di tutto messo assieme in una piacevole atmosfera, frequentato da ogni fascia d’età, anche famiglie. Divertivi la sera sorseggiando una birra e giocando a ping-pong in uno dei 5 tavoli che il locale mette a disposizione.

Per chi avesse invece voglia di un ambiente più intimo e, potremmo dire intellettuale, consiglio vivamente il Cinema Lumiére: seminascosto in una via laterale ( Bogaardenstraatt, 40b) proietta film classici e indipendenti in salette da 15 posti con i soffitti illuminati.

Non spaventatevi, tutti i film in Olanda sono in lingua originale con i sottotitoli. Prima o dopo la visione consiglio di rilassarvi nel tranquillo pub a piano terra e godere della pace di questo luogo. Belgio e Peasi Bassi condividono molto delle loro culture, ma ciò non vale per la birra: pur essendo degli storici produttori e degli accaniti consumatori le birre olandesi, almeno per quanto riguarda le marche più diffuse, non brillano per qualità, gusto o ricercatezza. Amstel, Bavaria e Heineken e sono le birre più diffuse; ho detto tutto.

Perfino in patria il birrificio del tappo verde non gode di una buona fama: “la birra che beve il tuo povero padre” per citare una battuta. C’è però un luogo a Maastricht senza tempo, dove chi ci va fa molto di più che bere una semplice birra; è un’esperienza di vera vita olandese, di Gezellig, di scoperta dei propri gusti e condivisione e piacere nella semplicità: questo posto è il Take One. Segnalato in ogni guida turistica dei Paesi Bassi questa taverna degli anni ’30 è l’unico esempio di Bruin Caffè a Maastricht. Il Bruin caffè è la tradizionale locanda con le mura annerite dal fumo.Al Take One le i muri sono ricoperti di tappi di birra e sottobicchieri, il locale è gestito da una spiritosa coppia di coniugi che vi aiuteranno a scegliere tra la vasta selezione di birre locali e di importazione. “What is your taste tonight?” La domanda che scandisce ogni scelta. Rilassativi, godetevi la vostra birra, respirante l’atmosfera, scambiate quattro chiacchiere con i diversi avventori. D’obbligo è rovesciate le bucce vuote delle noccioline per terra… anche questo è il Gezeling olandese.

Più in generale la città pullula di pub e bar, tra i locali che si affacciano su Vrijtof e in Platielstraat avrete solo l’imbarazzo della scelta. Ci tengo però a segnalarvi il Caffè Forum in Sint Peterstraat 4, pub molto frequentato ha un’agenda fitta di appuntamenti: il lunedì musica jazz, venerdì serata funky e DJ set, mentre la domenica è scandita da proiezioni di film.

Poco più distante al Caffè De Pieter, potrete mescolarvi alla gente del luogo per godere una free jam-session ogni martedi sera accompagnandola con una buona birra. Maastricht è una città da vivere più che da visitare: “le cose da vedere”, sono relativamente poche, vi sconsiglio vivamente i musei; noiosi e senza nessuna attrazione particolare. Interessante, ma solo dal punto di vista architettonico, è il Bonnefantenmuseum situato nel moderno quartiere Céramique sulla riva orientale del fiume. Motivo di vanto per la città, è stato progettato dall’architetto italiano Aldo Rossi. (si, quello che ha disegnato l’orribile cimitero di San Cataldo a Modena).

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Da visitare assolutamente invece, magari anche per qualche acquisto, è la Boekhandel Dominicaen, una libreria moderna spiata dentro una cattedrale gotica. L’impatti estetico è notevole. Consglio invece caldamente di investire 2,50 euro per scalare la torre campanara della chiesa di Sint Janskerk (Vrijitof, 24): in origine la particolare colorazione rossa data alla pietra calcarea era dovuta ad una tinteggiatura a base di sangue di bovino. Affascinante la vista che si può godere da in cima ma molto più suggestivo è quello che si può ammirare giù nella piazza di Vrijotof: grazie un efficace effetto ottico un murales sul lastricato della piazza da l’illusione di essere in tre dimensioni; raffigura la chiave di San Servazio che apre le porte del paradiso: la leggenda vuole che il primo vescovo di Maastricht l’abbia ricevuta in dono direttamente dalla mani di San Pietro. Il pezzo originale, mirabile esempio dell’arte orafa olandese, è custodito nella Sint Servaasbasilike e va a formare il pezzo più pregiato del Tesoro. (Potete anche risparmiare i 3 euro e non andarlo a vedere, quello di San Gennaro è molto più consistente).

Come già accennato, potete trovare i resti delle mura cittadine nella parte meridionale della città. Se bel tempo consiglio una camminata partendo dal parco sulle rive della Mosa, fiancheggiate l’intero perimetro passate per HellPort, la più antica porta cittadina di tutti i Paesi Bassi (1229), costeggiate il canale Jeker e già che ci siete fermatevi a vedere gli animali da fattoria nello Mgr Nolenspark. Godetevi il percorso all’ombra e terminate con la già citata statua di D’Artagnan.

Un altro elemento ancora ben visibile delle fortificazione cittadine è il Fort Saint Petere a 2 km dal centro cittadino. Recentemente restaurato questa fortezza del XVII secolo domina le colline al confine con il Belgio e dona agli occhi una splendida visita sul Fiume.Si può abbinare alla visita del forte il tour delle gallerie sotterranee che trovano proprio qui in Luikverg 80 uno dei vari punti di accesso. L’origine di questi cunicoli risale già all’epoca romana quando le gallerie di Sint Petersberg vennero scavate per estrarre la roccia calcarea. Si venne così a creare una fittissima rete di corridoi sotterranei che vennero usati dalla popolazione di Maastricht come rifugio durante le varie invasioni che la città subì nel corso della storia.

Proprio in questi luoghi vennero anche nascoste e protette più di 150 tele tra cui la Ronda Notturna di Rembrant, durante la seconda guerra mondiale, oggi fiore all’occhiello della collezionane del Rijiskmusemu di Amsterdam.

Difficile è aver un idea della vastità della rete di gallerie: solo nella parte settentrionale si è arrivati a contare ben 20.000 passaggi diversi che si estendevano fin oltre il confine belga per una lunghezza complessiva di 230 chilometri. Questi luoghi sono rimasti di libero acceso fino al 1996 quando due ragazzi di 15 anni si persero nei meandri di questa rete venendo trovato solo due settimane dopo senza vita. Da allora sono accessibili sono attraverso la guida e solo un minima parte è realmente visibile. Ciò nonostante durante la mia permanenza in città un paio sono stati i rave party organizzati in una settore esterno ma anche questa è un’altra storia. La visita dura circa un’ora ma munitevi di felpe e giacche perché all’interno la temperatura è costante a 11° centri-gradi con un’umidità pari al 95%. Non scherzo quando raccomando di non staccarsi per nessun motivo dal gruppo; il rischio è quello di fare la fine dei due adolescenti. Durante la visita potrete ammirare incisioni che sono un libro aperto che narra la storia e le vicende cittadine: dalle figure stilizzate degli antichi romani a sagome delle stelle del cinema come Bette Davis risalente al tempo della guerra, fino a murales e schizzi dei primi anni ’80.

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Dato che siamo in tema storico piccola parentesi riguardo all’origine del nome Maastricht: Maas è il nome della fiume che attraversa la città mentre –tricht pare derivi dal latino traiectum , che significa passaggio, questo a testimoniare l’origine romana dell’insediamento e facendo pensare che fin dall’antichità questo fosse un luogo strategico per il passaggio all’altra riva della Mosa.

Fine della parte storica.
  • SQUAT E CENTRI SOCIALI IN OLANDA

Ci tengo ad aprire una parentesi su una delle realtà cittadine che ho apprezzato e vissuto di più in Olanda: gli squat e i centri sociali. La tradizione degli squatter è ben radicata nei Paesi Bassi: negli anni ’60 le tensioni sociali che colpirono il mondo intero si manifestarono anche dentro i confini nazionali olandesi, Amsterdam divenne il Magisch Centrum non solo del paese ma dell’intera Europa; affianco alle proteste dei sindacati, degli operai e degli studenti hippy, per tutti gli anni ’60 e ’70, si riversarono in città. Molti speculatori edilizi preferivano lasciare appartenenti ed edifici vuoti piuttosto che abbassare i prezzi degli affitti di conseguenza l’occupazione abitativa divenne un costume diffuso e difficile da controllare. Fu proprio in questo periodo che si diffuse l’atteggiamento di tolleranza nei confronti del consumo di droghe leggere, dell’omosessualità e della prostituzione. Sarebbe statao impensabile per lo stato olandese controllare con legge severe tutto questo sistema che si radicava sempre più. A ciò si unì una visione estramente pragmatica strettamente legata alla cultura fiamminga per cui se non posso eliminare un problema sia meglio controllarlo.

Maastricht da questo punto di vista poca ha da invidiare ad Amsterdam. In città sono presenti ben sei squat ben radicati sul territorio, con ottimi rapporti con la cittadinanza e con la comunità studentesca, capaci di offrire attività culturali diversificate e stimolanti. Le parole d’ordine comuni ad ogni realtà sono auto-sostenibilità, partecipazione politica e culturale ed ecologismo.

Segnalo il Land Huis in Maasmolendikjk 24, anche solo per la bellezza “architettonica” : una antica abitazione a cui è stata aggiunta un’intera ala stile “Casa sull’albero”. Dal 2013 il Mandrill, casa occupata vicino al centro storico massivamente attiva sul piano culturale con attività di jam session, teatro, tavole rotonde, lezioni di danza e yoga ha rivisto i suoi accordi con il Comune di Maastricht e abbandonato l’edifico ha deciso spontaneamente di unirsi al Kunst Front in Cabergerweg 45.

Dopo un piccolo periodi di riassestamento questi ragazzi sono partiti alla grande:

“Is it here where the magic happens?”

Questa scritta campeggia all’entrata, e sì, questa comunità è stata proprio in grado di creare un posto magico: vivono assieme, di fatto ricostruendo e riqualificando con materiale di riuso l’edifico abbandonato, hanno ricavato sale prova e oltre alle altre attività il fine settimana propongono interessanti concerti, nella basement dell’edificio. La struttura è enorme e stracolma di oggetti, cose di ogni tipo spesso recuperate dalle discariche e pronte ad essere riutilizzata. Una domenica si e una no vengono organizzati pomeriggi di lavoro a cui può liberamente partecipare, per rimettere a posto e sfruttare a pieno i potenziale di questo posto. Se non avete niente da fare andate a trovare in qualsiasi momento questa comunità che sarà sempre disponibili ad accogliervi con una birra e della buona erba.

Ultimo ma non ultimo sono fiero di presentarvi la realtà più interessante di tutta la città: Il LandBouwBelange o semplicemnte l’LBB. Questa gigantesca struttura, antico retaggio della società industriale olandese, ormai scomparsa in città è il più alto esempio di quello che Maastricht può offrire. Occupata non so quando è abitata da una grande comunità tendenzialmente chiusa ma che quando si apre propone eventi incredibili. Appuntamento fisso del venerdì sera è Il Food Bank: finito il mercato volontari passano a recuperare tutta quella merce invenduta che verrebbe drammaticamente buttata via, con il ricavato viene allestita una cena totalmente vegana composta da antipasto, primo secondo e dolce per circa 150 persone nella sala aperta al pubblico: ambiente di un underground genuino, buona musica, marijuana quanto basta, un bar ben fornito e la felicità è servita. Sapete poi qual è la cosa più incredibile che tutto questo ben di dio è ad offerta libera. Si può contribuire economicamente o dare una mano in cucina, preparare i tavoli e servire, non abbiate paura, non contenetevi offritevi volontari, fatevi coinvolgere e scoprirete un meraviglioso mondo e dei nuovi amici. Spesso l’LBB organizza mostre artistiche eventi e serate dai generi più disparati. Numerosi artisti e teorici del riuso trovano in questo luogo, spazi dove esprimere la propria creatività e incontrare l’altro per una vera e genuina condivisone… insomma, come avrete capito sono innamorato pazzo di questo luogo e non potete dire di essere stati a Maastricht se non andate all’LBB.

Il Food Bank, a causa di regole imposte dal comune, chiude i battenti verso mezzanotte , mezzanotte a mezza, la notte del venerdì è ancora giovane, di solito la domanda è: “qualche house party in zona?

Ah gli house party!

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  • DOVE USCIRE A MAASTRICHT

Tendenzialmente questo generi di eventi è tipico e in uso nei paesi del nord Europa. Io stesso avevo preso parte in Germania o nel Nord della Francia a qualche festa in casa, ma mai avevo visto quello che ho sperimentato a Maastricht. La città, eccetto alcuni pub e i locali già citati non offre un ampio ventaglio di scelta: nessun problema gli studenti si sono organizzati per sopperire a questa mancanza. Semplici appartamenti o intere case di studenti sistemate per ospitare veri e e propri locali con bar, zona chill-out, giardino con angolo baiano e immancabili DJ che pompano tecno incazzata da un in impianto luci e audio che fanno la sua porca figura. Di solito ci si organizza e ogni fine settimana qualcuno organizza qualcosa, ed ecco che per mezza notte fiumane di ragazzi ( tutti con le loro bottiglie) accorrono a frotte verso l’indirizzo che come una freccia dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca. Quando la polizia arriva ( e capita spesso) significa che la festa è finita e che è meglio tornare a casa. Nel caso siate turisti di passaggio sarà difficile conoscere il luogo di ogni festa ma se avete la faccia tosta se vedete un gruppo di giovani camminare per strada muniti di alcol aggregatevi a loro, non fate domande, e godetevi la serata; da qualche parte andrete.

Come dicevo Maastricht non offre tantissimo dal punto di vista di serate: state lontani dai locali che si affacciano sulla piazza del Markt e a maggior ragione evitate il De Alla: l’unico club munito di metal detector stile aeroporto e di un butta fuori che oltre a fare la selezione all’entrata ti chiede la mancia all’uscita: di solo lo sa secondo quale logica. Il locale per eccellenza in città è però il Muziekgieterij in Boschstraat 7: prima parte di un progetti più ampio volto alla riqualificazione della vecchia zona industriale della città, si tratta di una sala sala concerti, spazio eventi e club con un programma molto interessante. Ospita ogni due settimane l’evento con la E maiuscola in città : Il Double Trouble. 8 euro di biglietto, 3 sale di cui due della solita sana tecno e house nordica e la zona concerti che ospita a rotazione ottime formazioni dai più disparati generi musicali. Spesso dentro vengono allestiti banchetti di burrito o kebab per contrastare la fame delle 3 di notte. La serata inizia ufficialmente alle 23 e termina alle 5 del mattino. L’unica fregatura è il bagno dal costo di 1 euro e che una volta usciti si è fuori e non si può rientrare; lo dice anche a chiare lettere un cartello: “in = in out= out” e i buttafuori non sono affatto ragionevoli con questa assurda regola del locale. Ah dimenticavo!

Importantissimo portarsi dietro la carta di identità per entrare nel locale, non importa che tu abbia la barba i capelli bianchi o le rughe.

In Olanda le regole sono regole.

Già capitato che amici si facessero la serata a fuori e out = out ricordate? Un altro luogo che tiene alto il morale il fine settimana è Il Cavo in Sint Amorsplein 3: una porta ,blu una scala a chiocciola, una cantina.. buco a tutti gli effetti. House, tecnho e sudore, tanto ma l’uderground deve essere un po così no?

Questa è Maastricht o almeno un assaggio di come io l’ho vissuta, odiata e amata, ho scritto di lei perché nel caso ci passiate desidero che la conosciate per quella che è al aldilà delle apparenze che non mi sono mai piaciute.

Siate viaggiatori non turisti.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi

Marcel Proust

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Articolo di Andrea Macchioni