Il Mio Primo Anno a Dublino: Chi Ero, Chi Sono e Chi Non Sono Più

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Sarebbe romantico se vedessi la pioggia fuori dalla finestra mentre scrivo questo post. O se sentissi il suo scrosciare. No, a me serve vedere.

“Se non vedo, non credo”

Ed è per questo che sono partita la prima volta: per vedere l’Estero con i miei occhi. Chi mi legge – e quindi mi conosce, in fondo, per davvero – da anni, lo sa. Sono arrivata in Irlanda diciottenne (la storia intera la trovate qui) e ci sono tornata alla soglia dei venticinque anni, in balia delle crisi e delle incertezze dei miei viaggi.

Sono tornata in Irlanda meno selvatica, più ordinata. Ci sono tornata con un lavoro a tempo indeterminato e con uno stipendio che in Italia mi sarei sognata almeno per un altro paio d’anni. Sono stata assunta da LinkedIn a maggio del 2017 per poi lasciare Roma e trasferirmi definitivamente a Dublino il 24 giugno 2017.

Poco più di un anno su quest’isola.

Non scrivo da tanto, ma non perché non ho nulla da dire. Non scrivo perché ho provato a mettere in ordine tutta questa  felicità, ma cose così belle lasciano i capelli, ma soprattutto la vita, in disordine.

Non si tratta solo di questo però. Negli ultimi quattordici mesi sono cambiata come forse non ho mai fatto nella mia vita. Per questo non ho più scritto: non sono sicura che questa sia l’Erica che vogliate leggere, così diversa da quella che vi ha preso per mano con “Portami con te“, accompagnato con questo blog fino a lasciarvi al giro di boa con il mio secondo (e ultimo, ma mai dire mai) libro, “Quando Torni”.

Quindi stasera, in un appartamento che non conosce il silenzio, che chiamo casa da circa sei mesi, dove stasera incredibilmente tutto tace, ho messo in ordine. Ho riaperto i quaderni, ho letto qualche frase dei miei libri.

<< Purtroppo so che tutto questo fa parte del viaggiare, questo venire e andare, questo ricambio di persone, quasi come se fossimo sostituibili. E, alla fine, lo siamo. Il nostro posto verrà occupato da altri. Pare che trovare quella persona per cui siamo l’unica scelta sia sempre più difficile al giorno d’oggi. Ci sono troppe possibilità, troppe opportunità. In questa bulimia di incontri non sappiamo più che cosa vogliamo davvero. Accettiamo tutto, senza fare troppe distinzioni. Forse è proprio per questo che siamo così indecisi: non sappiamo dove vorremmo vivere perché abbiamo provato troppe cose diverse e ci sono piaciute tutte. Le troppe possibilità ci fanno sentire sperduti, senza una direzione precisa. Bulimia di incontri, luoghi, amori, sogni. Finiscono per lasciarci alla deriva, ma, sinceramente, preferisco non sapere cosa voglio avendo provato tutto.>> – Portami con te

Pur essendo così diversa dalla me di quattro anni fa, ci sono cose che non cambiano mai ed è per questo che sono qui a scrivervi queste parole.

Sento gli aerei sopra la mia testa. Gli aerei ogni qualvolta io provi a chiudere gli occhi per dormire. Sono ancora una viaggiatrice ed è per questo che sono qui a raccontarvi i miei viaggi. Voglio portarvi a vedere il mondo con i miei occhi, sulla mia pelle. Voglio continuare a scrivere per tutte le persone che si sono lette, si leggono e si leggeranno nelle mie parole. Voglio continuare a raccontare storie perché questa è la mia passione più grande: trasmettere, dare conforto, ispirare.

Veterana di questa guerra con me stessa, sventolo bandiera bianca perché non ho più la forza di lottare contro quello che sono. Quello che sono e non voglio smettere di essere.

È servito molto tempo per tornare a scrivere perché ho dovuto accettare che alcune cose sono cambiate. Questa volta non si è trattato solo del mio indirizzo o del numero di timbri sul mio passaporto. La cosa che è cambiata davvero e che ha fatto la differenza nel bilancio dell’ultimo anno è che non ho più paura. Non ho più paura di avere una relazione vera con qualcuno. Le mie giornate non sono più scandite dalla paura di essere abbandonata o di dover abbandonare qualcuno per inseguire i miei sogni. Poco prima di venire a Dublino ho messo il punto a una relazione che credevo fosse quella definitiva, quella del “ci siamo trovati“. Sono stata malissimo, ma sono partita comunque. Nel passato ho sempre biasimato il destino o chi per lui. Oggi so che non basta trovarsi, non basta coincidere. Bisogna essere pronti a scendere a compromessi, a discutere, a fare la pace, a prendersi sul serio e smetterla di farlo.

Ho avuto la fortuna di incrociare il mio percorso con quello di qualcuno che mi ha guardato dentro e non ha avuto paura. Ho trovato una persona per cui restare e con cui costruire. Ho conosciuto qualcuno con cui pianificare un futuro in giro per il mondo, un paese alla volta. Senza rendermi conto, ho smesso di avere paura. Sono diventata pronta a fare qualcosa che fino a quattordici mesi fa era impensabile.

In fondo, cosa ho da fare da qui a dieci anni?

Errori, tantissimi errori. E viaggi. Voglio vedere tutti gli stati del mondo. Sono più di duecento mi sembra. E tutte le isole. Fare il bagno in tutti gli oceani, in tutti i mari. Voglio arrivare tardi in ufficio, ma sempre col sorriso sulla faccia e lo zaino sulle spalle, pronta a dirigermi in aeroporto per un’altra avventura. Di sera voglio tornare a casa, tra le sue braccia. Cenare, pianificare, sognare, prenotare voli, partire. Fare e disfare le valigie, le nostre vite a fine giornata.

Fare e disfare le nostre vite a fine giornata.

Tra cinque giorni partiamo per il Giappone. Siete pronti a partire con noi?


Always Yours,

Erica Isotta

Seguite le mie avventure su Instagram

@ericaisotta

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