Lettera dal Marocco ai giovani in giro per il mondo

E così il mio (primo, non ultimo) viaggio in solitaria in Marocco giunge al termine. Vi scrivo queste parole dall’aeroporto di Fès Saiss, nel nord del paese. Scrivo queste parole a voi, incredibile generazione di cui faccio parte e mi sento un po’ portavoce con questo blog, la generazione senza sosta.

Scrivevo di voi, di noi, nel mio primo libro e ci descrivevo così:

“Siamo soprattutto la generazione senza casa, la generazione di quelli che passano il quarto anno negli Stati Uniti o in Cina. Siamo quelli che partono e poi non sanno più fermarsi. Siamo quelli che viaggiano, che vogliono vedere ogni angolo del mondo, che vogliono immortalare momenti ed emozioni. Siamo quelli che, prima o poi, forse, troveranno il loro posto nel mondo. Siamo quelli che vanno un anno in Australia a lavorare per imparare l’inglese e poi non vogliono più tornare. Siamo quelli che, nonostante tutto, si sanno ancora mettere in gioco: probabilmente in un modo diverso da quello dei nostri genitori, dei nostri nonni, ma si tratta sempre di abbandonare il porto sicuro e partire. Siamo quelli che si sentono cittadini del mondo, che non importa se io sono italiana e tu vieni dal Canada, l’amore è possibile anche per noi. Siamo quelli che dimezzano i chilometri con cuori su Whatsapp, videochiamate su Skype e squilli su Viber. Siamo quei dei voli low cost, dei voli di Ryanair a 19,99€, del bagaglio a mano di EasyJet dove devi farci entrare in qualche modo anche la borsa, quelli della connessione wifi a bordo di Norwegian. Siamo la generazioni di quelli il cui problema non è il limite dei 23kg del bagaglio in stiva, ma del peso dei ricordi che dovremo sopportare una volta tornati a casa. Siamo quelli del couch-surfing, del ride-sharing e del sentirsi a casa in giro per il mondo. Siamo quelli delle serate in spiaggia con sconosciuti, di feste, falò, canne e sangria. Siamo quelli del pub crawl irlandese, quando siamo già sbronzi al secondo pub e arriveremo all’ostello strisciando, dopo aver tirato avanti una compagnia di trenta persone con irlandesi, americani, australiani, francesi e polacchi. Siamo quelli dell’Erasmus e delle feste negli appartamenti, ma lo spazio per una quarantina di persone di trova sempre. Siamo la generazione di quelli che conoscono l’aeroporto ad occhi chiusi, di quelli che il metal detector suona sempre, di quelli che arrivano in ritardo, ma il treno non lo perdono mai. Siamo quelli dell’aperitivo con sushi in uno dei grattacieli più alti di Londra o quelli che incontri a Parigi e vivono da bohèmiens di altri tempi. Siamo sempre i soliti: converse ai piedi, pelle abbronzata, sguardo sempre rivolto verso l’alto. Nella testa un sacco di sogni, tutti i posti che vorremmo vedere: i fuochi d’artificio in Brasile, la Patagonia, Singapore, le isole del Pacifico, Haiti, tutte le capitali europee, San Pietroburgo. Nelle tasche tutti i biglietti di tram, treni e aerei che vorremmo attaccare al muro… Quale muro? Non abbiamo casa, non abbiamo respiro, non abbiamo destino. Siamo cittadini del mondo. La generazione senza sosta.

Ecco, la lettera di oggi si vuole aprire con una semplice parola: GRAZIE.

Vi ringrazio anche se non ci siamo mai incontrati perché è un po’ come se l’avessimo fatto. Vi ho incontrato negli occhi dei due ragazzi olandesi in ostello a Oporto e in barca nel mare del Nord. Ci siamo incrociati mentre facevo autostop su e giù per l’Europa. Vi ho conosciuto ad una festa Erasmus a Cracovia, in un appartamento piccolissimo. Ci siamo visti anche quella volta al ristorante lituano di Vilnius. Ci siamo presi per mano in Irlanda, la prima volta, dopo uno dei pub crawl più memorabili di sempre. Ci siamo rincorsi dal Perù fino all’Australia e ci siamo abbracciati ai confini nel mondo. Siete diventati la mia famiglia ogni volta che mi trasferivo, che aggiungevo una tappa ai miei vagabondaggi di lungo periodo.

Vi ringrazio perché è grazie a tutti questi piccoli eventi, atti di fede, che non ho mai perso la speranza, che non ho mai avuto paura. 

E così sono arrivata in Marocco, con la vostra forza e con le vostre parole. Sono arrivata in Marocco da straniera e riparto sentendomi un po’ più parte di questa realtà, ma già sapete cosa significa, vero? La sensazione di non essere arrivati, di essere sempre in viaggio. Quella consapevolezza che il viaggio porta con sé di essere un piccolo pezzo del puzzle e di avere ancora tanta strada da fare. E allora qual è la prossima meta?

Vi scrivo queste parole perché so che non è stato facile. Non è stato facile prendere e partire la prima volta, lasciare casa. Le braccia conosciute all’aeroporto e faticare un po’ prima di sentirsi a casa da un’altra parte. Le notti silenziose in cui le paure rimbalzano da una parete all’altra della stanza che chiamate casa. Che cosa sto facendo della mia vita? Dove andrò dopo? Ma soprattutto perché l’ho fatto?

Non è facile vivere una vita che sembra quasi un lusso rispetto a chi a casa lotta per uno stage non pagato. Non è facile stare lontano e farsi passare le mancanze perché alla fine i privilegiati siamo noi, dall’altro lato del mondo.

E così impariamo a costruirci il nido lontano da casa: le nuove abitudini, i colleghi che diventano amici e gli amici che diventano famiglia. Che non importa se ci conosciamo da meno di sei mesi perché tu stai facendo lo stesso e le mie fatiche sono divise per due. Così diventa tollerabile il pensiero di essere coraggiosi.

E così ti circondi di persone che ti tengono per mano, che fanno il tuo stesso rumore. Si ride in tante lingue diverse e si fa parte di una comunità più grande.

La generazione senza sosta.


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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Niki82 ha detto:

    Molto lieto Isotta5, ho notato come ti esprimi nella tua categoria, e debbo sinceramente farti i miei complimenti. In effetti la tua età rispetto a quella mia, poco più di 50enne, è da considerare. Perchè i giovani di adesso adorano molto viaggiare e perdersi fra l’universo!.. Non ti meravigliare perchè credo che tu non sia l’unica che la pensi in questo modo. Io mi guardo attorno e a volte ho anche timore di questa spavalderia di come affrontano i viaggi i giovani di adesso!.. Prima era diverso, per classici motivi, o perchè l’Europa ed il mondo sono cambiati. Guarda sempre bene dove giri e ti rigiri..l’universo è sempre da scoprire.

    Se vuoi dare un’occhiata al mio forum dei giovani: loverniki66.wixsite.com/ilmiosito/forum/ Grazie, arrisentirci..

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  2. Falupe ha detto:

    Ma prima o poi ti dovrai fermare e mettere radici in un posto; in un posto che tu non avrai scelto ma che il destino ha scelto per te. Un posto che poi, tutto sommato, non è male. Un posto che dopo qualche anno lo considererai la tua casa!

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