Viaggio a Passavia: Die Dreiflüssestadt

Arrivo a Passavia tramite BlaBla car, un metodo comodo ed economico per viaggiare: consigliatissimo. Non sapete che cos’è? Beh, potremmo definirlo come un autostop organizzato, provare per credere.

Partenza da Bologna, sotto casa alle 8;15. Il caso ha voluto che Raz, sanguemisto rumeno, italiano, francese e ungherese facesse la mia stessa tratta e internet ci ha messo in contatto .

Siamo due “presi bene” e le chiacchiere di circostanza si trasformano presto in un dialogo avvincente, simpatico e istruttivo.

A Venezia tiriamo su anche due ragazze, una messicana e l’altra sudcoreana.

Viaggiare non è raggiungere una meta ma è quello che ti capita e le persone che incontri nel tragitto, e questo viaggio è stata proprio una gran figata.

Alla stazione di Linz saluto Raz, che oltre ad essere un sangue misto simpaticissimo è anche primo violino nell’orchestra della cittadina austriaca. 35 euro, 6 ore e sono in Austria. Appuntamento con Wolfram, dall’altra parte della città per sconfinare in Germania. Bavarese madrelingua inglese, insegna economia all’università di Monaco. Anche in questa situazione le chiacchiere e gli argomenti fluiscono senza difficoltà mentre ai 180 sfrecciamo sulla strada provinciale che costeggia il grande Danubio. Paesaggi insoliti e incredibili. 7 euro, 1 ora e 20 minuti e sono a Passau – Passavia – dove, davanti al McDonald in centro, mi aspetta Clara – chi è?

Bè questa è un’altra lunga storia.

Sono ospite da lei per tutta la settimana, vive in un grazioso appartamento alla periferia della città, con altri 3 ragazzi. Studiano qui, dicono che sia una delle migliori università tedesche, spendono 200 euro in singola tutto incluso e lo stato li paga 470 euro a al mese per studiare, ah la Germania. Città universitaria quindi, credo una con la più grande percentuale di studenti rispetto alla popolazione: 51.000 persone di cui 11.000 studenti e tra questi studenti 75 % donne.

Una città piccola potremmo dire ma durante il periodo lezioni estremamente vivace.

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Passau è attraversata dal Danubio e quindi dalla famosa pista ciclabile “Donauradweg” che nascendo assieme al fiume nella Foresta Nera lo accompagna nel suo dolce saliscendi fino a Budapest. Se siete amanti delle due ruote è un appuntamento che non potete mancare. Il caso ha anche voluto che la coinquilina di Clara si rompesse un ginocchio due giorni prima del mio arrivo e che mi potesse quindi prestare una fiammante bicicletta olandese, tutta per me… si parte alla scoperta della città.

In sette minuti netti siamo in centro, storico, grazioso, elegante – pensare che meno di un anno fa la città venne devastata quasi completamente dalle alluvioni portate in dono dai tre fiumi che la baciano. A distanza di un anno tutto ricostruito, tutto perfetto, tutto bellissimo come se nulla fosse successo; a ricordare le piene solo il limite segnato sulla torre della Rathaus, il municipio, su una linea nera sono incise varie date e misure, tra cui: 3,15 M – 2013. Impressionante.

Perdersi a Passavia è impossibile: semplicemente, è troppo piccola. Ci sono diversi punti di riferimento quindi fatevi semplicemente un giretto per il centro storico, gioiello del ‘500: molto chic in alcune sue parti, turistico in altre. La città è accarezzata da ben tre fiumi: : il possente Danubio, il forte Inn, e il timido Ilz, che a loro volta danno il nome ai quartieri della città che delimitano: Altstad, Ilzstad, Innstadt (anche marca di un’ottima birra, consiglio la weiß scura).

Acqua fonte di distruzione ma anche di enorme ricchezza per questa città: il turismo fluviale qui trova il suo massimo e a volte patetico splendore. Cercate di stare lontano dalla rive nelle ore di punta della giornata, quando battelli stracolmi di decrepiti turisti tedeschi, austriaci e ungheresi approdano nel porto, riversando sul molo il loro carico. Cinesi fotografano, fotografano tutto manco fossero cinesi; e non ci metteranno tanto a carpirti per immortalare per loro quella meravigliosa e noiosa vacanza! Quindi fuggi, fuggi i moli tranne per i bagni pubblici sempre aperti e profumati. Lasciamo le bici e ci gustiamo un ottimo gelato italiano all’eiscafé “La Fontanella”, in Ludwigstraße 20: un’istituzione in città da oltre 50 anni, completa gestione famigliare, come una volta, tutta italiana quindi se sentite mancanza della vostra lingua natale questo è il posto giusto.

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La fresca e meritata pausa dura poca perché vengo trascinato a visitare il grande bianco duomo della città, St. Stephan: barocco, anzi oserei rococò, è stato costruito tra il 1668 e il 1693 seguendo un progetto architettonico e decorativo di artisti italiani. Estremo, l’esterno tradisce gli eccessi che nasconde, da poco restaurato credo dato il bagliore che emana tutto introno nelle giornate di sole. Qui si dice venga conservato il più grande organo d’Europa e quindi credo del mondo… effettivamente immenso, nero, crea un piacevole contrasto con i bianchi ghirigori che lo circondano; da vedere, se non altro per il record da Guinness.

Altre chiese poco degne di nota sono presenti in città. Fatevi un giro, senza poi dimenticare il palazzo del municipio, pericolosamente vicino alla riva. Spesa al supermercato (rigorosamente Penny Market) e di corsa a casa per la cena: stasera tocca all’ospite italiano cucinare. Dopo cena ci aspettano al Wahn’s Inn in Löwengrube 0, classico pub dalle luci soffuse, ottima birra pessimo cibo (specialmente le pizze) ma una parete intera di giochi da tavolo ad uso e consumo dei clienti bevitori… scatta il partitone a Jenga dove il sottoscritto dopo colpi d’estrema destrezza getta la vergogna sulla sua famiglia facendo cadere la torre. Poi spinti da non so quale ragione decidiamo di giocare ad Abalone. Se non lo conoscete ‘tacci vostri, non sprecherò tempo a spiegare le regole. Solo un consiglio però: non giocateci in 4. 2 ore e 30 minuti, 3 birre e 2 pizze dopo, finalmente finiamo con azioni suicide la partita ed esausti facciamo ritorno verso casa.

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Il giorno seguente i miei compari hanno università, quindi in solitaria girovago per la città, scopro il piacere di leggermi un libro sul ciglio del fiume e impavido intraprendo un caratteristica camminata su per il colle che domina la città per raggiungere la Veste Oberhaus, Antica fortezza del XIII secolo, più volte rimaneggiata, ampliata ed abbellita, a suo tempo anche sede dei vescovi principi; oggi ospita un museo di storia, folclore ed arte con opere di Rubens, Raffaello, Rembrandt. Dal bar sulla terrazza si gode di una mirabile vista su tutta la città e si sui tre bracci blu. Fiore giallo. Presi bene e consigliati da un’amica prendiamo le bici e decidiamo di sconfinare in Austria, passando semplicemente il fiume e di recarci in una stalla – si un stalla dove dicono si mangia e beve bene a poco.

Il posto si chiama Mostausschank Unterer Inn, chiedete informazioni, in 20 minuti dal centro della città lo si raggiunge senza problemi godendosi una ciclabile sterrata lungo il Danubio. Quando sentite puzza di… merda… si, si proprio puzza di merda, capirete che sarete arrivati. Una stalla con mucche, maiali ed una grossa simpatica donna sporca di letame ad accogliervi e 4 tavoli su cui sedersi vista fiume… semplicemente una figata. Guardo il menù, tutto in tedesco, chiedo traduzione ad amici, impossibile, mi fido e ordino qualcosa da bere e da mangiare a caso. Fiducia estremamente ripagata: ottimo sidro al sambuco e pane nero ricoperto di lardo cipolla, cetriolini e paprika e poi altro pane nero ricoperto sempre di cipolla paprika e formaggi, tanti formaggi, altro sidro, e poi una squisita torta al rabarbaro, e poi un’altra e poi un Armer Ritter e poi un altro, e poi una cheesecake e poi. E poi basta, anche perché doveva essere uno spuntino pomeridiano e si è trasformato in un rito di iniziazione al cibo austriaco.

Scordatevi la linea o qualsiasi prova costume.

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Attorno a noi solo campi e foreste, finisco il mio libro, uno schifo, e sazi torniamo verso la città. Una piccola parentesi va dedicata all’Università di Passavia: fondata relativamente di recente nel 1978, si è velocemente sviluppata e ingrandita diventano una delle migliori in Germania per Studi Europei, Scienze Politiche, Giurisprudenza, Economia. Le strutture sono moderne, efficiente e belle, per non parlare della zona sportiva completamente nuova a ridosso del fiume. Grazie ad un campus degno di nota, pieno di Erasmus e overseas, anche in un piccola cittadina del sud della Baviera il multiculturalismo è garantito e di spessore, dimostrazione che basta investire e credere nei progetti in una visone di lungo periodo e anche questa è un’altra storia. Il clima che si respira, poi, è magnifico, da vero campus universitario; il tutto in riva al fiume.

Ho notato poi che i tedeschi hanno una passione sfrenata per il barbecue: appena la temperatura supera i 25 gradi si recano in massa nei parchi con le loro bottiglie, la loro carne e la loro mini griglia: un po’ di carbonella, un pallone, tondo o ovale che sia, e la vita non è mai stata tanto semplice e bella. Durante questa mia riflessione post new-age da hippy del cazzo, incontriamo amici di amici di amici armati fino a denti di bonghi… si bonghi, percussioni di ogni tipo… ci incastonano… ci convincono non so come a seguirli e come se fossi precipitato senza preavviso nel video di Parco Sempione di Elio e le storie tese mi trovo seduto sul prato Innwiese in riva al fiume a fare un pi-pa-pum sconnesso e senza senso mentre i miei colleghi a occhi chiusi si buttano a capofitto in un esercizio fuori tempo, uccidendo l’Africa “che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello del ritmo”. Si unisce altra gente a caso e dopo ben due ore di rumore riusciamo con una scusa a staccarci e a scappare.

Viva la Germania.

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Con i timpani sfondati e desiderosi di un po’ di pace ci rechiamo in cima al Paulinerkloster Mariahilf: una lunga scalinata al coperto di 321 scalini sale sul colle che ospita il monastero, piena di santini, madonne, rosari foto, fotine, candele, ex voto, sacre icone, acque santiere e menate varie… qui in Baviera sono cattolici, apparentemente molto religiosi e fieri di esserlo. Giunti in cima si può godere del panorama sulla città e sulla casa dove visse Adolf Hitler con la famiglia: proprio così, il mancato pittore austriaco, genio incompreso dell’arte figurativa ha abitato a Passavia per molto tempo; si narra anche che il piccolo Adolf, all’età di 4 anni, cadde nel fiume Inn e venne salvato da un sacerdote. È la casa rossa in riva la fiume, impossibile non notarla. La sera partecipiamo ad una running dinner con il gruppo di Amnesty International dell’università.

Che cosa è una running dinner? Semplice: ci si dive in vari gruppi quelli che ospitano e cucinano e quelli che “corrono” da una casa all’altra; nel giro di un serata passi 1 ora in case diverse, incontrando diverse persone e gustando cibi diversi, alla fine lasci un contributo. Lo scopo? Divertirsi e conoscersi meglio. Come prima casa abbiamo beccato dei vegani… tutto squisito ma poco sostanzioso, si è sfiorata una rissa tra coinquiline per ragioni politiche e la donna più alta e brutta del mondo è entrata in cucina togliendomi di netto l’appetito. Meglio nella seconda casa dove seduti su dei divani incastrati in una specie di sgabuzzino convertito a salotto abbiamo pasteggiato couscous e un incredibile gelato al cioccolato ricoperto di fragole. Eccezionale veramente. Anche in questa situazione un andirivieni di statunitensi, tedeschi, colombiani ed ecuadoregni. Piacevole serata.

L’indomani la sveglia viene ritardata più e più volte, siam pur sempre in vacanza, colazione-pranzo-merenda, doccia ed è giunto il momento di tirare fuori la camicia ed il pantalone lungo e di pulire le scarpe: alle 18 infatti dobbiamo essere sul molo perché abbiamo i biglietti per un partyboat (molto frequenti da queste parti) “La Fiesta Latina”! L’appuntamento con la “crew” è al Kleiner Exerzierplatz, un piacevole parchetto ai due passi dall’università nel centro della città. Qui una fontana è utilizzata come piscina dagli abitanti accaldati e il comune ha deciso di inserire più come opera d’arte futurista che come svago i più grandi pinco-panco che io abbia mai visto.

Nell’attesa ci rinfreschiamo anche noi piedi mentre la stessa ragazza che guidava il concertone di percussioni trangugia del Fernet Branca caldo mischiato con della cola… i tedeschi hanno una predisposizione naturale per i mischioni, ce l’hanno nel sangue… bha. Riunita tutta la “cumpa” si parte in direzione del molo bevendo birra e mangiando panini al formaggio. 1000 persone attendono di salire a bordo, compriamo un altro biglietto da una bagarina per un nostro amico e ci uniamo alle folla. La nave salpa accompagnata da grida di delirio e subito nell’aria assieme a bolle di sapone si espande musica latino americana, salsa, merengue, tango. I tedeschi adorano queste cose, ma devo ammettere che le sanno pure organizzare bene: birra 3 euro mezzo litro, tramonto, musica, una barca e il meraviglioso paesaggio che il Danubio è capace di offrire; semplicemente, uno spettacolo.

Balliamo fino a notte inoltrata sul tetto della barca all’aperto, mentre i veri intenditori soli e con lo spazio che meritano danno spettacolo nella pista da ballo interna.

Sconfiniamo in Austria ( altro grido di approvazione) superiamo tre ponti ( altre grida) ci fermiamo perché qualcuno a quanto pare “soffre di mal di fiume” e ripartiamo tornando in città per le 23.00 con un entrata trionfale e godendo delle luce della città da un prospettiva insolita.   La serata è appena iniziata: tutti a rifocillarci, chi dal kebabbaro ( solo uno in città) chi dal Mac chi da Subway, e poi tutti al Lemon Lounge per l’after party… troppa gente in un locale troppo piccolo. E poi si, la musica latino-americana ci sta, ma non ininterrottamente per 5 ore… si opta quindi per casa, divano e un bel film. Il giorno seguente ci dicono che in Roßtränke, 10 in un locale spagnolo gestito da veri spagnoli chiamato Casa España c’è un festa spagnola con buffet di specialità spagnole , vera sangria spagnola, cervezas spagnole e musica spagnola. Alle 21 siamo là. Due stuzzichini e un po’di sangria, due chiacchiere e così oltre ad un gruppo di italiani incontriamo un tipo alquanto bizzarro: maglietta del Cile, capelli nero corvino e pelle diafana, dice di venire dal Galles, parla italiano, inglese francese, tedesco, croato, spagnolo, e ovviamente inglese; pazzo, sull’onda dell’entusiasmo decide di portarci al Brasil, in Innstraße, locale brasiliano dove si balla la salsa e merengue (aridaje). Piccolo ma vuoto, ci sediamo e ordiniamo dei cocktails… vi giuro pazzeschi, mai bevuti di cosi buoni, do un occhio al bancone e noto che tutti i succhi che il barista usa sono spremuti dai relativi frutti direttamente sul posto, prezzi contenuti specialmente se scegliete il cocktail del giorno.

Temporeggiamo bevendo un po’ mentre in pista due scatenate danno prova di saperci, a loro si unisce anche il barista e un omuncolo dalla pelle scura che avevo notato anche sulla barca il giorno precedente – cantando a memoria tutte le canzoni faceva ruotare la propria ballerina ( alta il doppio) come una trottola, scatenando in me un enorme invidia. Preso un po’ di coraggio mi butto anche io provando a farmi insegnare qualche passo con scarsissimi risultati. Rottici le balle di tutti ‘sti latinoamericani andiamo al Kapfinger in r.-Hans-Kapfinger-Straße 14°, residenza universitaria con bar annesso: tanta birra a poco e bigliardini gratis… giocare due ore e non vincere una… umiliante… . stanchi e con ancora il ritmo brasiliano in testa facciamo ritorno verso casa. Il mio ultimo giorno in terra tedesca viene passato a letto e al supermercato per comprare cibo e birra da importare.

Ho un appuntamento con un altro bla bla car a Monaco di Baviera alle 04:00 di mattina. Se dovete spostarvi in treno in Baviera acquistate i BayernTicket: qui – e qui soltanto – funziona che si paga un tot per il biglietto e chi si aggiunge paga solo 5 euro, bisogna scrivere i nomi dei titolari e presentare documento d identità al controllore sul treno. Gran figata. Ah ricordatevi che in Germania i biglietti non si obliterano quindi non perdete tempo cercando disperatamente le obliteratrice perché semplicemente non esistono e cercate di non comprare i biglietti allo sportello perché ve li fanno pagare un pelo di più… eh il servizio….

Sul treno incontro una stravagante germano-canadese che con la scusa di complimentami per la bellezza del mio zaino mi attacca un discorso disumano; scopro così che si tratta di una fondamentalista cattolica, membra dell’Opus Dei, scrittrice, contro il divorzio, che mi illumina sul fatto che a Bologna è custodito il sangue miracolo di non so quale santo a sentir lei importantissimo per i cristiano cattolici e che l’Alma Mater è controllata dall’Opus Dei stesso.

Arrivati a Monaco finalmente si scolla. Mangio un boccone al Burger King e cerco di addormentarmi con scarsi risultati in sala d’aspetto, alle 04:00 sono nel punto stabilito, carico lo zaino e mi risveglio sotto casa 5 ore dopo e con 30 euro di meno.

Salutati i silenti compagni di viaggio di questa volta mi fondo in un bar perché la voglia di un buon espresso è tanta.

Articolo di Andrea Macchioni

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