Torino: lo spettacolo delle Alpi che tutte imbiancate riflettevano varie sfumature di rosso, arancione e rosa

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Come spesso accade bla bla car si rivela il mezzo più veloce ed economico; abbiamo avuto la fortuna di avvicinarsi a Torino durante il tramonto e già dall’autostrada si poteva godere dell’imponente spettacolo delle Alpi che tutte imbiancate riflettevano varie sfumature di rosso, arancione e rosa.

“When the sun has set, no candle can replace it.”

L’idea è di lasciare subito tutti i bagagli in ostello per poi passare la serata in centro. A Torino ci sono ottimi ostelli a prezzi ragionevoli ( si parla di circa 20 euro per notte a testa compresa la prima colazione) e la maggior parte in, o molto vicini al centro città, come il Bamboo Eco Hostel (corso Palermo, 90/d) o il Tomato Backpakers Hotel (via Silvio Pellico, 11).

Esiste anche l’interessante consuetudine di mettere a disposizione le camere dei dormitori universitari anche a normali turisti (anche se i prezzi sono un po’ più elevati) in ogni caso vi consiglio di visitare il sito che trovate qui sotto dove vengono raccolte tutte le realtà torinesi che offrono da dormire :http://www.comune.torino.it/infogio/vacanze/dove_dormire/ostelli_torino.htm

Purtroppo noi ci siamo mossi un po’ tardi e tutte le sistemazioni più comode erano già state occupate, abbiamo allora ripiegato all‘Ostello Torino (via Giordano Bruno, 191): piacevole, un bel clima se non fosse che sorge nell’ex quartiere olimpico, in zona Lingotto e quindi non comodissimo per il centro, Ma!

Posizione perfetta per raggiungere l’Hiroshima Mon Amour (via Carlo Bossoli, 83) locale storico ricco di concerti e serate. Ad aspettarci in centro di fronte alla maestosa stazione ottocentesca di Porta Nuova c’è un’amica, la nostra guida per questa sera: imbocchiamo assieme via Roma, la più fascista delle vie di Torino, emblema dell’architettura razionalista sabauda ma dato il periodo natalizio addobbata con particolari decorazioni rappresentanti le costellazioni; enormi, con un loro innegabile fascino.

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Arrivati in Piazza San Carlo tutta illuminata, calati in un silenzio tipico di una pungente serata invernale, ci fermiamo ad ammirare la statua equestre di Emanuele Filiberto, Sbuchiamo poi in Piazza Castello, cuore della città, dominata da Palazzo Madama, cosi descritto da Guido Gozzano:

«La casa dei secoli è il Palazzo Madama. Nessun edificio racchiude tanta somma di tempo, di storia, di poesia nella sua decrepitudine varia. […] Il Palazzo Madama è come una sintesi di pietra di tutto il passato torinese, dai tempi delle origini, dall’epoca romana, ai giorni del nostro Risorgimento.»

Senza perdersi in troppi approfonditi riferimenti storici Palazzo Madama rappresenta infatti il connubio di duemila anni di storia di Torino e del Piemonte e fieramente fa foggia questa sua anima poliedrica. Imbocchiamo Via Po in cerca di cibo e poiché siamo accompagnai da dei tedeschi ci sentiamo in obbligo di fargli provare un’apericena all’italiana come si deve. Scegliamo … locale carino, ottimo cibo e assai variegato, 10 euro con bevanda. Leggiamo la soddisfazione sulle facce teutoniche e per digerire decidiamo di fare una passeggiata.

Sembrerà una stupidaggine ma complimenti a Torino per le decorazioni natalizie: suggestive, variegate, innovative, piacevoli addobbano realmente la città.

Ci perdiamo a percorre una via Carlo Alberto dove le decorazioni sono parole colorate che formano frasi, frasi che a loro volta formano un racconto, racconto che a pensarci bene fa schifo e ha poco senso ma l’idea di base è figa lo stesso… passiamo di fronte al Museo del Risorgimento, ma fa troppo freddo quindi torniamo sui nostri passi perché la voglia di una cioccolata calda è tanta e qualcuno ci ha detto che qui a Torino sono bravi.

La nostra guida va colpo sicuro portandoci da Fiorio (via Po, 8) luogo cantato da un anonimo poeta in questo modo:

«Di nobilitade emporio chiuso alla plebe vile risplende il caffè Fiorio che in sua grandezza umile solo ornamenti apprezza del tempo di Noè: evviva la bellezza del nobile Caffè».

Che si dice al Caffè Fiorio?” chiedeva a ogni levar di sole, Carlo Alberto ai suoi consiglieri che gli davano le relazioni degli affari di Stato.

Questa frase capire l’importanza storia di questo locale aperto nel 1780 e ben presto divenuto luogo d’incontro di intellettuali, aristocratici, ufficiali e diplomatici. Sembra anche che Nietzsche fosse un cliente assiduo e che prediligessi il gelato del caffè Fiorio sopra tutti.

Solo dopo essere entrati si può capire veramente la bellezza di questo luogo, degno della fama che lo precede.

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Sembra di fare un salto indietro nella belle époque, tra lampadari, giochi di specchi, tappezzerie antiche, camerieri in uniforme bianca, biscotti, dolciumi, torte, arredamenti retrò e un atmosfera unica. Prendiamo posto, sentendoci un po’ fuori luogo, ordiniamo, dopo poco il cameriere (un pelo svitato, anche lui ormai un istituzione in città) ci serve tazze contenenti un liquido marrone che descrivere come semplice cioccolata calda non sarebbe corretto: si tratta infatti di pura arte, mai in vita mia ne ho assaggiate una così, così, così… perfetta… giusta densità, temperatura da manual, dolce al punto giusto con un retrogusto amarognolo tipico del vero cioccolato; un orgasmo culinario a tutti gli effetti.

Provare per credere.

Dopo due, tre cioccolate, gianduia, biscotti, tre, quattro tazze di te e altre due cioccolate, decisamente soddisfatti decidiamo di tornare verso l’ostello. La mattina seguente si apre con una lauta colazione in ostello, approfittatene più che potete per magari risparmiare un po’ sul pranzo. Prendiamo il tram (o in alternativa la metro dal Lingotto) in direzione Piazza della Repubblica, per i torinesi semplicemente “Porta Palazzo” per visitare il mercato all’aperto più grande d’Europa.

“Uva! Castagneee! Castegneee! Cappelli! Vino in bottiglia vino in bottiglia! Le migliori clementine di Torinoooo clementine!! Sciarpeee, sciarpeee di cotone assortite! Sedani Sedani! Caroteeee! Orologi di marca Orologi di marca! Il miglior manzo piemonteseee!”

Incredibile un mare di tende colorate riempie questa piazza accalcandosi fin quasi sulle linee tranviarie che tagliano in quattro la piazza. Se avete un po’ di tempo, perdetevi tra i labirinti imbastiti dai venditori urlanti alla ricerca di un buon affare come dei veri torinesi per un esperienza caratteristica che non vi deluderà. Decidiamo di pranzare da Soup& Go, un localino molto carino situato nella zona del quadrilatero, in via Dalmazzo 8A, specializzato immaginate un po’ in… zuppe. Ottime, accompagnate spesso da crostini caldi e il tutto a buon mercato.

Rimpinzati scendiamo per via XX Settembre passando davanti al Duomo … nulla di ché: Torino è una città laica, centro per secoli del potere temporale dei Savoia, quasi priva potremmo dire della patina di religiosità che invece pervade la maggior parte delle città italiane, di fatto si tratta della meno italiana tra le italiane . Passiamo affianco al Palazzo Reale ammirando la sua maestosità dirigendoci vero la Mole Antonelliana (via Montebello): la si può ammirare fin da chilometri di distanza ma finché non ci sei sotto quasi non ne te accorgi; l’edificio in muratura più grande d’Europa, la risposta italiana alla Tour Eiffel (questa per me una gran stronzata), sicuramente tutti saranno d’accordo riguardo la sua immensa fierezza.

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Ideata inizialmente per ospitare una sinagoga è stata per lungo tempo inutilizzata, hai poi ospitato il museo del Risorgimento e dal 2000 invece ospita il Museo Nazionale del Cinema. Meta del nostro pellegrinaggio. Avvicinandosi notiamo un coda di persone e vari cartelli: 30 min – 45 min – 1 ora – 1 ora e 30 minuti… d’attesa…umm… fuori un freddo bischero come direbbe Cala, cala lo sconforto ma poi scopriamo che si tratta dell’accesso al museo e all’ascensore panoramico, decidiamo quindi di bypassare il secondo entrando dalla seconda biglietteria: il consiglio quindi è di prenotare eventualmente biglietti, su internet entro il giorno prima della vostra visita. Biglietto: intero 10, studenti 8. La base della torre ospita un risto-bar di Eataly… evitatelo vi spelano.

Salite e immergetevi prima in interessanti giochi e spiegazioni di ottica e nell’archeologia della cinematografia poi. Raggiungente l’interno della cupola e godetevi il prezzo del biglietto: meraviglioso, non ci son altre parole; comodissime rosse poltrone sono disposte quasi in una posizione di venerazione dei due mega schermi su cui vengono proiettati in continuazione film del passato. Tutt’intorno si sviluppano scenografie a tema riprodotte. Prendetevi il vostro tempo, non correte, godetevi ogni singolo aspetto di quest’ opera d’arte fatta a museo.

Salite poi le scale della passerella per veder l’esposizione temporanea e per godere di una vista privilegiata sulla platea sottostante. Il tutto vi richiederà due orette, tenetelo a conto.

Usciamo che fa già buio, decidiamo di ritornare verso l’ostello per preparaci: oggi è il 31 dicembre. Tramite amici che conosco amici che conoscono cugini di amici ci siamo ritrovati imbucati in una festicciola in casa, organizzata quasi sul momento in un grazioso appartamentino vicino a Porta Nuova. Vin brûlé, Lambrusco, Porto, Chianti, San Miguel, Jegermaister, altra birra, prosecco, altro Lambrusco, vodka, Valpolicella, altra birra insomma l’alcool ci ha tenuto caldo e compagnia mentre una simpatica ragazza dall’accento veneto faceva su a ritmi da catena di montaggio Fiat. Sazi ed ebbri quanto basta, decidiamo di passare il capodanno in Piazza San Carlo al concertone… arriviamo poco prima della mezzanotte e chi c’è a intrattenere i torinesi durante l’ultima fredda notte del 2014?! Il mitico, emilianissimo, immortale, cicciobombaaa … Paolo Belliiii!! “Ho voglia di ballare con te! Ballando con le stelle io e te! A ritmo del tuo cuore con te soltanto io e te! Sotto questo sole bello pedalare sée! Ma c’è da sudare! Sotto questo sole rossi col fiatone e neanche da bere!…”

A parte qualche caduta di tono con apologie in difesa dei cani e contro i lanciatori di fuochi d’artificio e il tentativo di far cantare la piazza le sue canzoni che nessuno conosce, ha fatto la sua porca figura bisogna ammetterlo. Ad un certo punto l’ambulanza affianco a noi accende le sirene dirigendosi dalla parte opposta alla piazza e noi di conseguenza da bravi furbi a seguir a occupare il varco lasciato alla guisa di Mosè dopo il suo passaggio.

Ritrovandosi sotto il palco abbaiamo stappato la mezzanotte e Paolo Belli ha lasciato il posto a due dj di Electro-Swing che ci hanno fatto ballare per tutta la di notte mentre il vino e Amaro del Capo scorrevano a fiumi a bagnare le nostre gole secche dalla sete. Ore 4.30 fine concerto, sempre più ebbri e con qualche amico in più ci facciamo trascinare da non so quale pastore di popoli in un bar-pasticceria-discoteca in Via Po per una semplice cioccolata calda di cui non ricordo il sapore . Il ritorno all’ostello è stato registrato alle ore 7.

Approfitto della meritata dormita dell’1 mattina per approfondire un aspetto di questa città che mi ha colpito: come ho già detto Torino è una città dall’anima laica, camminando per le strade del centro ogni edificio trasuda spirito aristocratico che si può quasi percepire, nonostante tutto mantiene quella fierezza nel portamento propria di un capitale, i suoi giardini, i parchi, le sue statue equestri, le sue piazze i suoi viali ne solo la testimonianza visiva.

Il più famoso monumento torinese, la Mole, credo che sintetizzi perfettamente la natura di questa città: possente fiera, regina, laica.

La monarchia non se ne é mai veramente andata dalla sua Torino, rivive infatti nei nomi delle strade dove ha un tocco indelebile.

Il capoluogo piemontese ricorda in alcuni incroci, in alcuni palazzi quasi Vienna, per alcuni aspetti Parigi, a per altri una capitale dimenticata, sicuramente come già detto la meno italiane tra le italiane.

Il primo giorno dell’anno ci sveglia alle 13.40 (colazione persa) praticamente vestiti e con i postumi di una felice sbronza: il desiderio di rimanere nullafacenti nel letto si fa sentire ma riusciamo a vincerlo supportandoci a vicenda. Ci concediamo una piacevole passeggiata rilassante al Parco del Valentino, ammiriamo l’omonimo castello dal sapore francesizzante seguendo il corso del Po.

Ci rituffiamo poi in centro perché prima di partire non possiamo mancare l‘appuntamento con il più Grande e importante museo di storia egizia al mondo secondo solo a quello del Cairo, come disse difatti Jean François Champollion egittologo francese  “La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”

È situato in Via Accademie delle Scienze, vicinissimo a Piazza San Carlo; in questo periodo è visibilissimo perché a causa di lavora in corso una gru è sempre in funzione e su quella gru risplende di giorno come di notte l’occhio vigile di Ra. A Marzo 2015 dovrebbero finire i lavori di ampliamento del museo stesso con un percorso totalmente nuovo e reperti completamente inediti a rinforzare le fila dei numerosi già esposti. Dipende sempre se ve ne frega qualcosa ma nel suo ambito è assolutamente una meta da non poter perdere, oltre tutto perché per gli under 25 il costo è di soli 3,50 euro.

Il perché tutti questi reperti siano proprio a Torino è una domanda che credo sorga spontanea a tutti; la risposta è storica più che logica ma lascio a voi a soddisfazione di assetare la vostra curiosità.

Se siete amanti della storia, specialmente da quella italiana a due passi dal Museo Egizio sempre in Via accademie delle Scienze non perdere il Museo del Risorgimento italiano. Noi ce lo siamo persi Il sole è ormai calato, il freddo avanza inesorabile, prendiamo la decisione di fare l’ultima passeggiata e ci dirigiamo verso il Po passando per Piazza Vittorio Veneto (per i Torinesi semplicemente Piazza Vittorio) superiamo il ponte salutiamo la chiesa della Gran Madre e cominciamo a salire il Colle dei Cappuccini.

Arrivati in cima la vista è stupenda, tutta Torino illuminata risplende sotto i nostri occhi, la Mole che regna sovrana. Le alpi tutt’intorno.

Contempliamo questo spettacolo in silenzio per qualche minuto poi guardandoci negli occhi viene spontaneo “Cioccolata da Fiorio?” e che cioccolata da Fiorio sia! 

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Articolo di Andrea Macchioni

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