Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole

il
“Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”

Il titolo è una citazione di Fernando Pessoa.  Quando siamo arrivati a Lisbona non sapevo affatto chi fosse Pessoa – a dirla tutta, ancora oggi so solo che era uno scrittore portoghese, forse l’unico scrittore portoghese degno di nota, e forse proprio per questo famoso. Sicuramente un personaggio che amava la sua città, che traeva da questa città un’intesa ispirazione, che trovava in questa città un’immensa poesia… e d’altronde, come dargli torto?

Siamo arrivati nella capitale portoghese in pullman (il metodo più veloce ed economico per spostarsi in Portogallo) e già dalla luce abbiamo avvertito che questo luogo è  immerso in una strana magia. Era come… era come se un sottile velo di seta dorata si fosse posato silenzioso su tutti gli edifici; tutto merito del Tago, il grande fiume su cui Lisbona sorge, talmente grande che è quasi impossibile distinguerlo dal mare, … scusate… dall’Oceano. Un immenso fiume-oceano che accarezza la città su un fianco, sensuale, come se fosse una bella signora per poi unirsi al suo compagno, l’Atlantico. Un immenso fiume-oceano che riflette su Lisbona tutta la luce di cui è capace come ultimo dono d’addio.

Lisboa-Jorge-Franganillo-flickr.jpg

Era metà settembre, il periodo più bello dell’anno, il periodo in cui la luce regala visioni magnifiche; un settembre freddo in Italia, un settembre caldo e ventilato in Portogallo. Se ci andate in questo periodo però preparatevi, le università riaprono i battenti; sembrerà una cosa da poco per noi italiani, ma vi assicuro che non lo è per i portoghesi. Avete presente Greek? Si dai, quel telefilm sulle confraternite… beh, niente se messo a confronto al macello che vi attende: neo laureati agghindati come studenti di Hogwarts occupano parchi, metropolitane, treni e piazze per somministrare a povere matricole con la bocca ancora sporca di latte, umilianti prove, corse estenuanti e cori da stadio per tutta la città, è una cosa indescrivibile, provare per credere. Ogni facoltà dotata di apposita bandiera ha i suoi riti…. Forse sette è un’espressione più appropriata. Guai a fotografarli! Si incazzano come delle belve, ti rincorrono e ti obbligano a cancellare le foto. Molto caratteristico nel suo genere. Divertente direi.

Sivan-Askayo-university-1.jpg

Ammiravamo queste manifestazioni mentre aspettavamo il nostro angelo, colei che ci avrebbe dato la possibilità di surfare sul suo divano gratuitamente… l’avete capita vero? “couch = divano surfing = surfare… couchsurfing = surfare sui divani!! Eh!” Okay, va bene. Non faceva poi così ridere… no, neanche un po’. Ad ogni modo, sbucata dalle scalinate della metro, si dimostra subito molto simpatica e disponibile aprendoci senza ritegno le porte di casa sua: un appartamento enorme nella periferia del centro di Lisbona – non so se abbia senso dire la periferia del centro però è la verità, cioè non è il centro storico turistico in riva al fiume ma è la zona residenziale sempre centrale… insomma avete capito.

Altro che divano, avevamo per noi un intera stanza, con addirittura due letti a disposizione: ehm, più che stanza direi la definirei “ zona-della-casa-inutilizzata-adibita-ad-accogliere-qualsiasi-oggetto-che-si-voglia-far-sparire-dalla-circolazione-velocemente-o-che-non-serve-bordello-disumano,-spolverata mai”, nota alla letteratura fantasy come “Stanza delle Necessita” di Hogwarts (sì, a sto giro ce l’ho con Harry Potter). Più che letti direi  due materassi consunti gettati a terra – però vedete io adoro queste situazioni, questo tipo di precarietà mi eccita,  mi si drizzano i peli sulle braccia di fronte a questa vita all’avventura. Subito mi dovetti però ricredere: non era solo la stanza ad avere le caratteristiche sopracitate, ma tutta l’immensa casa.

Cari miei ve lo posso assicurare, una figata; cazzo, sembrava di essere stati catapultati dentro una comune hippy anni ’70 rivisitata in chiave hipster dei giorni nostri: oggetti, oggetti osceni ovunque, scritte sugli specchi, armadi raccattati in qualche discarica, luce soffusa in ogni stanza, paglie, tabacco, filtrini, cartine ( lunghe) abbandonati ovunque o per meglio dire lasciati appositamente in ogni singolo luogo della casa per essere sempre a portata di mano. Ci presentiamo ai coinquilini, conosciamo i gatti, due gay a detta della padrona, facciamo un giro della casa e subito veniamo avvertiti: “ Ehm, if you care about your health don’t use in any case the water from the sink: the tube are old and made by plomb so the water is full of plomb… eh eh..” Ci guardiamo stupidi e accettiamo il fatto notando che tutta la cucina è piena di bottiglioni da 12 litri di acqua minerale.

Ci affidano le chiavi di casa e via si parte, direzione centro, quello storico e turistico per l’esattezza. La casa si trovava in Rua Dona Estefania, da qui per raggiungere Praça do Comércio, estremità sud del centro, vi ci vorrà una buona mezz’oretta a piedi ma non disperate, è solo per darvi un’idea dello dimensioni. Se siete in zona vi consiglio caldamente di scendere verso il cuore pulsante della città attraverso Avenida da Liberdade, gli Champes Elisés della capitale lusitana, realizzata dopo il terribile terremoto che distrusse quasi interamente la città nel 1755 dal Marchese Pombal, si tratta di una piacevole passeggiata alberata caratterizzata dai pavimenti  mosaicati con fantasie geometriche tipici della città. Tenetevi bene a mente il terremoto e questo Pombal perché tutta Lisbona moderna venne completamente ricostruita a seguito dell’episodio sismico sotto la direzione del marchese, non c’ è edifico dove non venga citato.

14412371790_f6f959bf03_c

Percorrendo tutto il viale arriverete in Praça de D. Pedro IV; questa sobria piazza ospita due tappe obbligate della vostra permanenza a Lisbona: la stazione ferroviaria del Rossio, magnifico ed eclettico esempio dello stile Manuelino e il caffè Nicola, un’istituzione in città. Entrati nel bar ordinate un caffè (eccezionale, come quelli italiani) e un pastel de nata, squisito dolcetto alla crema dall’immediata dipendenza. Il bar organizza nella lussuosa taverna anche concerti di Fado, il tradizionale canto portoghese. Aneddoto divertente: vicino al bagno del bar stesso e nascoste da una tendina che conduce alla sala da concerti sono esposte svariate bottiglie dei più pregiati champagne francesi, sgargianti, incustodite, che reclamano un bevitore – non fatevi infinocchiare, sono vuote, perfettamente imbottigliate ma vuote, da esposizione, nel fregarle sarà più la delusione che il brivido… parliamo per esperienza personale.

8203105222_f6a6afd0b5_c.jpg

Attraversando la piazza imbocchiamo Rua Augusta, via pedonale, centro nevralgico della città, un tempo la via dei mercanti  di stoffe oggi è costeggiata da banche negozi di grandi marche e caffè; è spesso ritrovo di artisti di strada che con le loro esibizioni sembrano sospingere il visitatore, come in una ola verso Praça do Comércio attraverso il monumentale arco da Vitòria. Massima espressione del passato coloniale portoghese la piazza quadrata è delimitata su tre lati da palazzi e colonnati mentre il quarto lato si apre accogliente verso il grande fiume-oceano. Simile come concetto a Piazza Unità d’Italia a Trieste. Nei secoli dell’apogeo coloniale era il luogo di smistamento delle merci provenienti da tutto il globo. Al centro la statua equestre in bronzo di re José I. Nonostante tutte queste indicazioni non dimentichiamo la nostra filosofia principe nell’affrontare una città: girovagare, girovagare alla deriva. Lisbona si presta più di ogni altra città a questo approccio ma attenzione richiede anche perseveranza  perché i pendii dei sette colli non scherzano.

2385603989_564c4f7f3b_z.jpg

Detto questo gettiamoci su per il Chiado, uno dei quartieri più tradizionali, situato tra il Bairro Alto e la Baixa e collegata questa attraverso l’elevador de Santa Justa, un ascensore in acciaio in stile liberty risalente alla fine dell ‘800: io ci volevo assolutamente salire perché dai diciamocelo quando mai avete visto un ascensore esterno? Si, ok, ne ho visti anche io ma questo è una Tour Eifell fatta ad ascensore! Una Tour Eifell-ascensore in mezzo alla città. Costa 5 euro e 45 minuti di fila, forse non ne vale davvero la pena. Arrivati in cima per normali vie sbuchiamo in Largo do Carmo, un’amena piazzetta, una bellissima amena piazzetta;  non so come mai, mi ha catturato, forse anche per la presenza di una delle più suggestive chiese di Lisbona: il convento do Carmo.

L ‘entrata è dannatamente a pagamento, due di noi rinunciano, ma non hanno idea di quale occasione stanno perdendo. Di solito si entra in un luogo chiuso, ma non qui al convento:  la chiesa  è il più alto esempio di architettura gotica della città, venne distrutta durante l’ormai stracitato terremoto del 1775 e mai più ricostruita pienamente, rimangono in piedi le pareti e qualche costolone degli archi a sesto acuto; il cielo, l’azzurrissimo cielo portoghese funge da cornice e da soffitto a questo capolavoro, sempre per rimanere in tema Hogwarts sembra realmente la sala grande. Capolavoro –  si, sembrerà strano che delle rovine lo siano ma è così: nonostante l’ ubicazione centrale rispetto alla città all’interno il silenzio regna sovrano e questa decadenza  declinabile ad ogni aspetto dell’umore umano crea un clima simpatetico  unico nel suo genere. Tappa obbligata. Piccola pausa a base di sangria fresca per godere ancora un po’ della piacevolezza del luogo, ma si riparte immediatamente, poco tempo e troppo fame e curiosità di scoperta guidano i nostri passi.

2393183084_3b77a762d4_b.jpg

Inoltre Lisbona pur contando circa mezzo milione di abitanti è estesa, riflette al visitatore l’impressione di essere ben più grande delle sue reali proporzioni, anche quest’aspetto del retaggio imperiale che l’accompagna tuttora. Una delle tante persone che bazzicano per la casa dove siamo ospitati parla italiano e ci ha consigliato di vistare il mercatino delle pulci della città, la Feira da Ladra che si svolge tutti i sabati e i martedì dalla mattina presto fino a metà pomeriggio  a Campo di Santa Clara, a due passi dal Panteão. Dopo l’esperienza di Bruxelles ormai è tradizione perdere mezza giornata  in questi luoghi, carichi dei veri sapori e odori della località. Dopo una buona mezz’oretta passata a salire irti pendii per quartieri potremmo dire non troppo ”residenziali” raggiungiamo l’apice del colle da cui godiamo di una vista mozzafiato della città: io sono sicuro che quando Pessoa ha coniato la frase che ho utilizzato all’inizio stava ammirando Lisbona da questo spiazzo sorseggiando caffè all’ombra di questi familiari e profumati pini marittimi. 

9068200383_5d5abd1045_b.jpg

Foto, foto, foto, ancora foto e poi un’altra foto, il mercatino ci aspetta. Parlavo di odori e sapori, qui si possono gustare anche i suoni, bancarelle a Fado trasmettono nell’aria attraverso i vecchi altoparlanti una musica che si modella perfettamente alla situazione creando una cornice perfetta  a brasiliani che vedono collane di semi, anziani che hanno svuotato le cantine, emigrati di ogni colore con ogni tipo di merce, vecchi apparecchi fotografici e aspiranti artisti con i loro scatti della città, lavoratori del cuoio, ladruncoli che cercano di rivendere qualsiasi cosa: azulejos staccati dalle case, jeans, orologi, stracci, stoviglie, santini, giocattoli, oggetti elettronici rotti, orologi, specchi, credenze, corredi, stoviglie, bandiere, candele profumate, oro incenso e mirra – ah no scusate questa è un’altra storia.

Non so se vi piacciano queste realtà, ma a me fanno impazzire.

14183937942_d7d65e72ac_b.jpg

Dopo aver perso 3 ore e una guida turistica, chiediamo informazioni per il Tram linea 28; più che un mezzo di trasporto una vera attrazione turistica, un’icona di Lisbona, un’opera d’arte vintage. Consigliato da tutte le guide turistiche la linea 28 offre al visitatore della capitale lusitana l’opportunità di unire il classico “Girovagare” ad un mezzo di trasporto comodo ed efficiente. Attraversa infatti tutti i principali luoghi della città, sfrecciando per le vie anguste del centro storico, talmente strette che in alcuni punti le rotaie dei due sensi si sovrappongono e le antiche ma semplicemente bellissime carrozze gialle possono passare solo una alla volta. Un giro sulle montagne russe vintage al prezzo di una normale corsa di tram.

Il successo di questa icona è confermata anche dal gesto ormai di routine che il conducente fa coprendosi la faccia nel momento in cui decidiamo di scattare una fotografia; i conducenti dell linea 28 sono forse le persone più paparazzate di Lisbona. Ma siamo al sud quindi occhio ai borseggiatori che pullulano su questa linea approfittando dei turisti troppo indaffarati a immortalare tutti i meravigliosi scorci della città, lo dice anche il cartello! Cercate di fare da un capolinea all’altro, ne vale veramente la pena! Con ancora tutto nelle tasche siamo obbligati dallo steso conducente che abbiamo paparazzato a scendere al capolinea, siamo vicini alla costa,  verso ovest diciamo, un occhio alla cartina e decidiamo di dirigerci verso Bélem località all’estremo “occidente” della città; ci tocca prendere un treno.

32992525435_49043b59f3_h.jpg

Per un attimo perdo l’orientamento – non, non è possibile siamo finiti a San Francisco! Mi sono perso qualcosa? Ho dormito durante il viaggio? Non è cosi, una copia praticamente identica del GoldenBridge della west cost si staglia in tutta la sua imponenza di fronte a noi, è il Ponte 25 Abril. Inizialmente denominato ponte Salazar, in quanto commissionato dal dittatore Salazar nel 1960, cambiò nome in seguito alla restaurazione della democrazia in Portogallo, dopo la Rivoluzione dei Garofani avvenuta appunto il 25 aprile 1974. Arrivati a destinazione la sensazione è proprio quella di essere usciti dalla città, la guida esorta caldamente a visitare il Monastero dos Jerónimos uno dei pochi monumenti sopravvissuti al terremoto (Miracolo divino!!!): un gioiello, splendido, realizzato in stile manuelino, venne eretto per celebrare il ritorno del navigatore portoghese Vasco de Gama, dopo aver scoperto la rotta per l’India.

All’entrata consiglio di fare il biglietto complessivo anche per la torre di Bèlem, si risparmiano 5 euro su un totale forse troppo caro, in ogni caso la pace che queste architetture trasmettono forse non ha prezzo, inoltre la peculiarità eclettica  di questo stile architettonico che sintetizza magistralmente aspetti del tardo gotico, alcuni elementi dell’architettura italiana e fiamminga e fantasie floreali e marine tipiche d’oltreoceano è magnifica. Ancor più magnifico è osservare come un nostro collega rimasto indietro cerchi disperatamente di entrare nel monastero mostrando alla guardia di chiare origine africane il biglietto del tram anziché quello d’ entrata: urla, spintoni offese in italiano, ce ne vuole sempre uno così nella compagnia.

Usciti, passeggiando tra i rigogliosi giardini che circondano il monastero impattiamo quasi per caso contro il gigantesco  Monumento alle Scoperte o Padrão dos Descobrimentos, un monumento… monumentale, incredibile, fiero nella sua rigidezza si staglia contro il l’azzurro cielo di settembre mentre la sua pietra bianca riflette come uno specchio la luce diffondendola tutt’intorno. Fu realizzato nel 1960, per celebrare l’era delle scoperte realizzate dai navigatori portoghesi. Qualcuno potrebbe obiettare: “ Un po’ fascista”. Effettivamente la prima versione venne realizzata sotto il regime di Salazar. Io replico: “Balle, fuori la politica dalla bellezza!”  Magari a voi lascerà impassibili, “De gustibus…” ma non potete non meravigliarvi nel notare che mentre guardate il monumento state poggiando i piedi sull’Africa, sulla Russia, sull’Australia: un ‘enorme rosa dei venti di 50 metri di diametro racchiude un planisfero ricoprendo la piazza a nord del monumento.

Tutto il complesso tende con la sua forma verso l’oceano, verso la scoperta, verso un altro mondo, verso la grandezza, verso l’impero rispecchiando in maniera eccellente lo spirito di ogni portoghese, in una continua tensione tra un aldilà e un aldiquà a cui forse non è mai appartenuto.

Esiste una parola in portoghese, “saudade“, difficilmente traducibile in italiano, quasi impossibile senza ricorrere ad una perifrasi, ad un concetto.

34876133995_1ef4ff49fe_b.jpg

Ogni Rua, ogni monumento, ogni edificio di Lisbona ne è impregnato, tutto il Portogallo e ogni suo abitante e vittima della saudade.

Ma che cosa è? La “saudade” è nostalgia, la nostalgia del viaggiatore, dell’avventuriero, ma è anche desiderio di brama, speranza di ritrovare l’oggetto del proprio desiderio nel futuro. La saudade però non è nel passato, non è nemmeno nel futuro, ma esiste nel presente e in questa dimensione ti investe con tutta la sua forza.

Ogni saudade è la presenza dell`assenza / Di qualcuno, un luogo o un qualcosa, infine / Un improvviso no che si trasforma in sì / Come se il buio potesse illuminarsi. / Della stessa assenza di luce / Il chiarore si produce, / Il sole nella solitudine. / Ogni saudade è un capsula trasparente / Che sigilla e nel contempo porta la visione / Di ciò che non si può vedere / Che si è lasciato dietro di sé / Ma che si conserva nel proprio cuore.

La saudade è la nostalgia del futuro, una sofferenza capace di trasformarsi in piacere, un’assassina in grado di dare vita a forme d’arte sublimi. Un ossimoro sentimentale indissolubilmente legato a questa terra.

15539456898_a4462ea0b5_b.jpg

Mentre rifletto su queste considerazioni ci stiamo già avviando a piedi verso la torre di Bèlem, pensata come entrata monumentale alla capitale dell’impero. La struttura rispecchiando quella del monumento alla scoperta è tesa verso ovest, verso il nuovo – sarà questa caratteristica che mi ha fatto innamorare di questi luoghi. Semplicemente bella, un luogo magico, ricco di fascino.

Momento migliore per visitarla? Che domande, il tramonto, l’acqua in sintonia con la luce del crepuscolo è fonte di miracoli visivi. Da visitare specialmente se avete acquistato il biglietto “all inclusive” al monastero. Intanto s’è fatta ‘na certa e decidiamo di tornare verso la nostra “stanza delle necessità” per una doccia rinfrescante. Ormai non troppo lontani, noto sulla facciata di un edifico abbandonato una pennellata famigliare… Blu… uno dei migliori street artist in circolazione, born in Italy, ha scelto Lisbona e le facciate dei condomini abbandonati causa crisi  per trasformali in opere d’arte.

Graffiti immensi, un energumeno personificazione delle compagnie petrolifere che si beve a mo’ di drink il Sudamerica,  e il cugino dei Simpson che gioca con una fionda umana; temi di critica e di denuncia  che imbelliscono questa già multicolore città. Tornati a casa troviamo l’appartamento pieno di gente, letteralmente: cani, gatti, e piccioni in giro per casa. Facciamo una doccia veloce molto attenti a non ingerire l’acqua che non  si sa mai, quando intanto un amico baldanzoso della padrona di casa sta cucinando con acqua del rubinetto profumatissimo baccalà e salmone… pesce, ci viene voglia di mangiare del pesce. Il Portogallo è famoso per il baccalà, baccalau per l’esattezza, una leggenda sostiene che esistano 365 ricette diverse per cucinarlo uno per ogni giorno dell’anno. Chiediamo informazioni per un buon ristorante non troppo caro nelle vicinanze e il massimo che otteniamo è “ Umm…somewhere there…”.

Partiamo alla scoperta, usciti di casa ci dirigiamo verso il centro per poi buttarci su per una stradina sulla sinistra, ristoranti tutti uguali un po’ dappertutto; siamo indecisi tra due, la scelta premia quello più “bettola” , ahimè. Il locale è piccolo è affollato, alle pareti gli immancabili azulejos blu, la cura non regna assolutamente sovrana; ci sediamo, nessuno parla inglese, pare che ci sia un cameriere dedito solo alle bevande, sembra ritardato..mah… ci portano del pane in sacchettini tipo quelli che la C.I.R. dava per i pranzi nelle scuole… ancora mah. Ordiniamo un po’ a caso, e diciamo che non va proprio bene a tutti; ma questa volta io sono fra i fortunati: un polpo intero, come contorno cipolla, broccoli e patate, il tutto condito da un sughetto divino, si scioglie in bocca dal gran che è morbido, delizioso. Il buon vino rosso aiuta anche chi non è stato fortunato come me mentre una coppia seduta a leggere il giornale e a bere vino ordina una porzione di non si sa che cosa per noi. Gentili per carità ma diciamo che i loro gusti con combaciano troppo con i nostri: mangia, sorridi e deglutisci trattenendo il respiro. Salvo rare eccezioni i portoghesi sanno come cucinare il pesce. Sazi ed un pelo ebbri prendiamo la metropolitana direzione Rossio; non facciamo in tempo ad uscire dalla stazione che una dozzina di spacciatori si proiettano verso di noi. Incredibile, mai visti cosi tanti e tanto espliciti in vita mia: “ Weed! Eroine!, Cocaine! Marijuana!” sembrava di essere in un vero e proprio mercato.

Compriamo un po’ di birre e ci appostiamo casualmente nella piazzetta di fronte al  convento do Carmo, dopo aver recuperato fogli di carta dalla spazzatura e aiutandoci con qualche fazzoletto riusciamo a costruire un mazzo di carte: alcol + carte = waterfall! Siamo li, con la nostra biretta a goderci una intima serata tra amici in un’ambientazione calma e rilassante quando uno spaccino sbuca da dietro un vicolo e avvicinandosi furtivamente attacca con il solito elenco, la risposta è sempre quella: “No, obrigado”. Non contento ci chiede di dargli la boccia di vino, anche in questo caso la risposta è negativa; ancora meno contento di prima si irrigidisce e ci ruba una bottiglia di birra, lo stesso compare del disguido con il biglietto scatta in piedi, lo spaccino mette in tasca la scatoletta piena di sostanze altamente stupefacenti e si prepara alla lotta, secondi di tensione per capire chi sferrerà il primo attacco. Poi la ragione si rimpossessa di noi in tempo: forse è meglio non farsi spaccare la faccia per  1.30  euro di birra.

Vaffanculo e imprecazioni varie accompagnano lo spaccino che se ne va fiero del suo furto.

La bellezza di stare insieme nella semplicità ci accompagna per tutta la serata che si conclude con un passeggiata sul lungo fiume-oceano e una biretta in un Irish pub con ottima musica live. Tornar a casa a piedi sarebbe un’impresa ardua,  la guida ribadisce più volte che i taxi in Portogallo funzionano bene e sono poco cari, ne “placchiamo” uno ed effettivamente scopriamo che è tutto vero: se potete spostatevi in taxi. Ultimo giorno a Lisbona, ci sentiamo obbligati a fare vista alla casa di Pessoa, la sconsiglio caldamente, poi presa la metro ci dirigiamo verso l’unica parte mancante della città, il quartiere dell Expo ‘98, l’oriente della capitale.

6381752621_3827c40064_b.jpg

Sicuramente non magica come come il suo cuore storico, pulsante di vera cultura portoghese è comunque da vedere. Potrebbe essere visto come il fulcro commerciale della città, il quartiere che rende Lisbona una capitale. La nuova stazione ferroviaria, disegnata da Calatrava e inaugurata nel ‘98 sempre in occasione dell’esposizione universale è un bell’esempio di architettura civile moderna: ampia, spaziosa luminosa, le sue arcate bianche riflettono la luce e la emanano tutto attorno. Il centro commerciale limitrofo è ottimo se ci arrivate in orario da pasto, offre numerose possibilità di scelta, dai più classici McDonalds e suo cugino BurgerKing, passando per il sushi fino ai più classici piatti locali. Decidiamo di non sprecate troppo tempo dentro questo monumento al consumismo, e ci gettiamo piuttosto alla scoperta del quartiere dell’Expo.

Lo attraversiamo in lungo e in largo, in silenzio, per assaporare il piacevole caldo di questo sole di fine settembre, consapevoli che questi sono gli ultimi momenti in Portogallo, gli ultimi momenti a Lisbona, gli ultimi momenti assieme.

Percorriamo tutto il parco che costeggia il grande fiume-oceano, a farci ombra profumati pini marittimi, ed in lontananza eccola là, la Torre Vasco da Gama, il simbolo della Lisbona moderna, e ai suoi piedi come un cordone ombelicale si diparte la seggiovia panoramica. Una giornata meravigliosa,  un ultimo dono di questa città splendida. Un po’ più in là un ponte, anzi “il” ponte, anche questo dedicato al noto esploratore portoghese, imponente, lungo, infinito, collega le sponde del fiume-oceano, comprendo 22 chilometri, uno dei ponti più lunghi d’europa, impressionante. Sostiamo  a rubare gli ultimi raggi di sole in uno spiazzo consapevoli che non li ritroveremo al nostro ritorno. Attorno intanto gli studenti perseverano con le loro prove di iniziazione, parate, inni, danze, e coreografie, impeccabilmente agghindati alla Hogwarts, non li invidio pensando a che caldo possano provare sotto quei pastrani.

Mi fermo a osservare anche loro un ultima volta, l’entusiasmo di essere giovani, la consapevolezza di appartenere a qualcosa… mi mancheranno, come d’altronde questa città, le sue vie, i suoi mercati, i suoi azulejos, i suoi monumenti, i suoi tram, la sua gente, la sua cultura, i suo cibo ma sopratutto il limbo nel quale è sospesa:

con il culo in europa e il cuore ovunque oltreoceano.

35648617526_eca8560f73_k.jpg

Testo di Andrea Macchioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...