Bruxelles: capitale d’Europa, della birra e delle patatine fritte. Non vi basta?

il

Bruxelles, capitale d’Europa, della birra e delle patatine fritte. Non vi basta?

Bruxelles -“Gare Bruxelles-Luxembourg”- è piena di stazioni ferroviarie, nel caso ci arriviate in treno – “Gare du Nord”-  occhio a scendere – “Gare du Centrale” –  a quella giusta  – “Gare du Midi”. Quest’ultima, grande e moderna come ogni stazione che si rispetti brulica di borseggiatori, quindi occhio al portafoglio.

Da brava e fiera capitale qual è, Bruxelles – al pari di Roma, Lisbona, Gerusalemme, La Mecca, Mosca, Praga, Istanbul (capitale morale) – sorge su sette colli e fa derivare il suo nome da “Broucsella”, letteralmente “casa sulla palude” così, tanto per sapere.

La nazionalità in Belgio è una sola, ma tre sono le lingue parlate, tre i principali gruppi etnici, tre le regioni, unico e garante della coesione nazionale e statale il re. I Valloni, francofoni, occupano il sud del paese; i Fiamminghi, di lingua olandese, il nord; gli abitanti di lingua tedesca vivono in piccole regioni dell’est, mentre Bruxelles-capitale crea un enclave autonomo che a livello ufficiale si vorrebbe bilingue e che in pratica si riscopre quasi completamente di lingua francese. Una realtà variegata che affascina e cattura.

Una varietà di popoli e culture che è valsa a Bruxelles la nomina di capitale europea.

Difatti due delle tre principali istituzioni dell’Unione europea, la Commissione europea e il Consiglio dell’Unione europea, hanno la loro sede a Bruxelles. La terza istituzione principale, il Parlamento europeo, ha anch’essa una camera parlamentare a Bruxelles anche se la sede principale è a Strasburgo.

La prima sera, stanchi dopo un lungo viaggio, prendiamo la metro e usciamo alla fermata Bourse-Beurs,   sui grandini del grande edifico neoclassico della finanza dove ammazzano le serate spaccini di ogni tipo di sostanze e nazionalità. Li superiamo e in preda alla fame ci infiliamo poco più avanti in un locale anticheggiante, tutto in legno con decori oro e incantevoli finiture, nulla di kitsch, dal gusto retrò “fin di siécle”. Le Cirio, (Rue de la Bourse, 18) dichiarato monumento storico, scopriamo essere stato fondato dal italiano Franceso Cirio si, quello delle conserve.

1899877_667492343313441_302932074_n.jpg

Ci godiamo l’atmosfera vintage accompagnando le chiacchiere con un’ottima birra belga, la Grimbergen. Nostro malgrado scopriamo che non siamo in un ristorante, bensì in una brasserie; insomma, un locale dove si beve tanto e si mangia poco. Se volete un pasto completo evitatelo, per un aperitivo o un dopo cena invece è perfetto.

Uscendo cominciamo ad errare come mandria incustodita di giapponesi in vacanza per le vie del centro fino a quando sbuchiamo per caso nella “Grand Place”. Un commento unanime esce all’unisono: “Wow” , condito immediatamente da ben altre espressioni meno garbate.

Ammiriamo poi muti la “Maison du Roi”, L’hotel del ville e le Case delle Corporazioni che delimitano la piazza, lo stile gotico, il tardo gotico ed elementi neoclassici si fondono in un insieme eclettico che ti cattura; una delle più belle piazze europee, patrimonio dell’UNESCO. Meravigliosa.

400671_667492229980119_2085189307_n.jpg

Proseguiamo il giro tra ristoranti greci, turchi, italiani, discoteche per troie e Pub per rocker, arriviamo su un colle, un giardino curato che domina tutto il centro storico e la Grand Place. Foto, foto, e ancora foto.

Dietro di noi una finestra in alto attira la mia attenzione: nuvole bianche si stagliano contro una parete di un azzurro cielo acceso, il tutto emana una fortissima luce all’esterno, impossibile non riconoscere quelle nuvole, quella tonalità di azzurro… Magritte.

Bruxelles, città amata dall’artista belga, ospita le sue sublimi opere nel museo a lui dedicato. Situato in Place Royale, è da vedere assolutamente, obbligatoria la prenotazione a causa della massiccia affluenza. Una sbirciata al palazzo reale e per questa sera può bastare, il gelo comincia ad penetrare nelle ossa, qui al nord fa molto freddo d’inverno; molto freddo, davvero.

Dormiamo in un hotel scrauso, questo sì molto kitsch, cerca di darsi un parvenza elegante ma fallisce miseramente, costa poco ed è a 10  minuti in tram dal Pentagone, (il centro storico di Bruxelles chiamato così per sua l’insolita forma a… sei lati!… nessuno sa il perché) una discreta soluzione con prima colazione a buffet ergo anche spuntino delle 11.00 e pranzo, ma si trovano sicuramente soluzioni migliori e più economiche.. Il giorno seguente lo spendiamo quasi interamente a saltare da un negozio di cioccolato ad una baracchina di waffel ad un’altra cioccolateria.

69278_667492139980128_2086824078_n.jpg

Il cioccolato belga è famoso in tutto il mondo: osservando i banconi e profittando di qualche assaggio, prendendo in prestito qualche cioccolatino capiamo il perché. Squisito quanto caro però. Esistono svariate marche Neuhaus, Côte d’Or, Leonidas, Godiva, rinomate e apprezzate ovunque, ognuna con il suo standard e il suo rapporto qualità prezzo. Ricordiamo che va al Belgio anche il merito di aver inventato le cosiddette praline, cioccolatini dal guscio croccante e dal ripieno morbido.

1901160_667492376646771_1568297760_n.jpg

Giriamo per la città questa volta con due idee in testa. Per prima cosa, rintracciare i più famosi edifici in stile Liberty; Bruxelles ne è stata capitale, il fulcro da cui l’Art Nouveau si è espansa in tutta Europa. Consigliamo una passeggiata tra le viuzze di Ixelkles, grazioso quartiere residenziale dove Victor Horta ha magistralmente interpretato questo stile in architettura, mentre sconsigliamo – non del tutto, dai – la visita alla Casa-Museo di Horta: interminabili code vi aspettano dato che è aperta solo nel pomeriggio. Carina eh, ma considerando il bucio de culo iniziale forse non ne vale la pena. E per seconda i famosi graffiti dii fumetti (Bande Dessiné, la nona arte). La capitale ne è piena, pareti intere di edifici ricoperte da bellissimi graffiti raffiguranti i principali protagonisti dei più famosi fumetti belgi; un’altra eccezionale peculiarità di questa città. Tin Tin con il suo cagnolino, Asterix, Obelix e l’orda di celti che ricorrono un arrosto fumante, Bufalo Bill e molti altri. Il Pentagone ne è pieno.

La guida dice che Bruxelles è famosa per le sue friggitorie. È pomeriggio inoltrato, quasi sera, i panini non ci hanno troppo sfamato, decidiamo di provare queste fantomatiche patocche. La guida consiglia in rue Tabora 2 il Tabora-Frites (che fantasia di nome); ci rechiamo sul posto, una bettola con due tavolini targati coca cola e una sagoma cartonata di una cono di patatine gigante si presenta ai nostri occhi affamati. Il locale, tre metri per due, non sembra brillare per pulizia ne particolare cura, due enormi friggitrici inghiottono chili di patatine, sullo stipite, in bella mostra quattro insegne “Raccomandé par la guide Routard, 2008, 2009, 2010, 2012” ci indicano che il posto, ahimè, è quello giusto. “Bha fidiamoci”. Ordiniamo una porzione a testa, io sono il primo, l’uomo mi chiede se voglio della salsa. “ Quali avete?”

Mi indica come un muto scortese la parete alle mie spalle, mi volto e sul muro noto una colonna di scritte fitte-fitte che dal soffitto corrono giù fino al pavimento: “Choose what you want”. Settanta tipi diverse di salse, dal comunissimo Ketchup, alla salsa al mango passando per i classici BBQ, cipolle e piccante. Colto alla sprovvista opto per quella alla cipolla gialla. Usciamo per evitare di diventare noi delle patatine ( l’odore delle friggitorie ti penetra nelle ossa come il freddo e non se ne va più via). Mi avvicino alla bocca una patatine bollente, la addento… un tripudio di emozioni vengono sprigionate da quel morso: enorme, croccantissima fuori morbidissima dentro, la cipolla poi.. wow!

Intanto leggiamo cosa la guida narra al riguardo: “ […] un manoscritto belga del 1781,  racconta che i valloni amavano friggere dei piccoli pesci della Mosa. Poiché d’inverno il fiume gelava rendendo impossibile la pesca, gli abitanti da oltre un secolo sostituivano l’alimento con le patate, fritte allo stesso modo e tagliate a forma di piccoli pesci.” In Belgio tutte le patine sono sempre fresche, nessuna “Friterie” offre patatine surgelate, la loro particolarità di essere croccanti fuori e morbide dentro è data dalla doppia frittura, dapprima nel “Blanc de bœuf” (una sorta di strutto di manzo) ed inseguito una seconda volta nell’olio. Adoro il Belgio. Consigliamo anche Il Fritland (evidenziamo sempre la fantasia nello scegliere i nomi) situato proprio affianco alla Borsa, in Rue Henri Maus 49, un grande, moderno e pulito locale che offre non solo patatine ma qualsiasi cibaria fritta.

Vi esortiamo ad approfittare dello spazio all’aperto perché restare più di due minuti dentro quel luogo equivale a odorare di frittura mista per i dieci giorni a venire. Rimpinzati di grassi saturi ci prepariamo a fare serata…   Fine prima parte.

Un bel pub di tre piani affacciato sulla Grand Place offre musica dal vivo, ci fiondiamo dentro, chi offre un giro chi offre l’altro, ci godiamo il concerto. Scendendo in bagno notiamo che la porta della cantina è spalancata e incustodita, da bravi italiani ne approfittiamo per ammortizzare un po’ i costi, due bottiglie da 75 cl di Palm (un’ottima birra ambrata di alta fermentazione) se ne vanno via con noi in modo totalmente gratuito. Vagabondando come nostro solito incontriamo un gruppo di italiani che euforici ci trascinano in Impasse de la Fidelité.

È qui che si concentra la vera movida di Bruxelles, è qui che al numero 4A si trova il paradiso in terra per ogni amante della birra, Il Delirium Treemens pub. Un in   segna sbiadita  con un elefantino rosa ci accoglie, entriamo: il piano terra è pieno di vecchi silos anticamente usati per la pastorizzazione della birra dai quali sono stati ricavati dei tavoli, e già mi comincio ad eccitare; scendiamo le scale, queste ultime completamente ricoperte di bottiglie di birra Delirium, sprofondiamo nella taverna e capiamo a cosa il locale deve il suo nome: il soffitto è pieno di vassoi di marche diverse di birre, i tavoli sono vecchie botti di legno sui quali uomini e donne rallegrati dal più bel dono di Dio ballano scatenati, una luce gialla e fioca crea un’atmosfera da film e là in fondo si erge in tutta la sua alcolica bellezza il bancone del bar.

In Belgio esistono più di 600 varietà diverse di birra, di tutti i tipi, per tutti i gusti, inclinazioni, umori, allergie, simpatie, e fantasie. Al Delirium treemens Pub vengono servite più di 2500 tipi di birre diverse belghe e di importazione estera, oltre ad amari, cocktailes, shottini, e un po’ quel che vuoi. Trattengo a stento la commozione. Dietro al bancone, semi nascoste da una miriade di bottiglie bottigliette, ampolle, calici, bicchieri, e botti, ci stanno tre tra le più belle ed affascianti bariste del mondo, indaffarate nel servire clienti su clienti sempre più ubriachi. La tecnica con cui versano ogni birra ne bicchieri è qualcosa di sublime, uno spettacolo esaltante.

Le ho amate.

Seguendo un ottimo consiglio ordiniamo una Bush, birra belga bionda 10.5%, la sorella ambrée 12.5%, mentre la cugina Bush de Noel preparata e bevuta solo durante il periodo natalizio, dal colore ramato e il gusto più forte 13%, squisita. Senza farcelo ripetere ci buttiamo in mezzo i tavoli trascinati dalla musica, dall’entusiasmo della gente e dall’alcool. Tappa d’obbligo per chiunque metta piede sul suolo belga.

È domenica, e purtroppo il locale chiude alle 2.00 (tutto il resto della settimana resta aperto fino alle 4); ancora galvanizzati ci fiondiamo dentro ad un locale a caso, Il Celtica, in rue De Marche Aux Poulets 55:  locale con luce soffusa, affollatissimo offre birre ( strano eh?) a poco, musica dal vivo al piano terra e sala dance al primo piano. Ci diamo dentro come pazzi, anche in questo luogo è impossibile resistere all’euforia e presi da gente pazza ci lanciamo in un vorticoso ballo su note celtiche. Fradici di sudore, alle 4.00, ritorniamo, stanchi, brilli e contenti verso l’hotel. Serata indimenticabile.

Il “mattino” seguente siamo operativi solo sul tardi, ci manca ancora molto da vedere. Tanti ci hanno caldamente consigliato di visitare l’Atomium. È necessario prendere la metro, linea 6 (gialla) fermata Heysel/Heizel; sbucando da una galleria ecco che si presenta a noi in tutta la sua maestosità una colossale struttura, una molecola di ferro ingrandita di 165 miliardi di volte, 102 metri di altezza, nove gigantesche palle che si stagliano contro il cielo, d’impatto sicuramente, a mio parere una meraviglia.

Inaugurata nel 1958 per l’esposizione universale organizzata a Bruxelles questa costruzione, nata provvisoria, è poi rimasta in pianta stabile. Sì, ecco, una sorta di Tour Eiffel belga. Dopo un’ora di coda ( normale per questo luogo) un ascensore ci proietta in 23 secondi all’interno della sfera superiore, un panorama unico a 360 gradi, la città al tramonto sembra brillare di luce propria, di un rosso accesso, superbo. Qui in cima ci sarebbe la possibilità di mangiare nel ristornate. Non ci azzardiamo neanche a chiedere i prezzi. Nelle restanti sfere mostre temporanee e fisse si susseguono, forse non troppo interessanti. Boutique, foto, si torna in centro.

È nel bazzicare a caso per il Pentagone che si riesce ad apprezzare veramente questa città: scorci, graffiti, brasseries, artisti di strada e, in Place de la Chapelle 6, negozi incredibili come Stefantike. La facciata si presenta caotica, con oggetti di ogni sorta appesi all’esterno, allettante ma nulla in confronto al macello disumano che vi aspetta all’interno, 1200 m2 dove trovi ogni sorta di oggetto mai creato su questo pianeta; prezzi indicativi, sparati sempre molto alti, estremamente trattabili. Un bazar che vi farà divertire ve lo assicuro.

Se proseguite in Rue Haute vedrete fiorire da entrambi i lati della strada negozi, negozietti negoziucci di indumenti vintage e di seconda mano, una vera moda qui a Bruxelles, prezzi bassi e se avete la voglia di rovostare tra montgane di vestiti… osceni, magari qualcosa di carino lo trovate. L’aspetto più caratteristico è che nella maggior parte dei casi si comprano al kilo, si avete capito bene 15 euro al chilogrammo… quindi fate attenzione ai giacconi pesanti. Se Rue Haute vi è piaciuta e quindi vi piacciono le cose sapore retrò non potete perdervi il caratteristico mercatino delle Pulci di Place Jeu-de-balle; tutti i giorni, con sole, pioggia, grandine, fulmini, nella buona e cattiva sorte finché morti non ci separi, dalle 6.00 alle 14.00.

Prendetevi il vostro tempo (entrambe non sono tappe per chi ha poco tempo e non è capace di farsi sorprendere), girate fra le bancarelle, rovistate, provate, cercate,  sono sicuro che ve ne andrete con qualcosa!

1185374_667492793313396_1605895156_n.jpg

Prima di andarcene ci manca ancora la tappa obbligata al simbolo di Bruxelles, Il Manneken-Pis. All’angolo tra rue de l’Etuve e rue du Chene, si trova la “grandissima” statua di un bambino che… piscia… sì, fa la pipì, la cartolina più venduta in Belgio.

Amatissimo dai sui concittadini, questo bambino paffutello alto 55,5 centimetri se lo regge innaffiando con un notevole getto la strada dal 1619. Una cagata. Raffigurato su molte birre, è tradizione che ogni ospite illustre della città doni all’ometto un vestito, tanto che tutti gli indumenti sono conservati in un apposito museo. La delusione nel renderci conto dell’inutilità di questo monumento è stata riscattata da una manifestazione organizzata da non so da chi e per non so che cosa attorno e in onore del putto. Banda, discorso ufficiale e poi birra gratis per tutti!

Qui non si scampa astemi, evitate questa città!   Il pomeriggio veniamo informati della presenza di un mercatino di vestiti vintage in Halles Saint Gery un antico mercato che si trova in rue Sint-Goriksplein 23, non troppo lontano dalla Borsa. Il quartiere è una zona di locali e birrerie, il mercato una figata: una giacchettina, una camicia, un maglione, shopping. Dotato di un bar all’interno, di musica e di postazioni per giocare a scacchi viene battezzato per passere l’ultima serata.   S

tanchi, ma estremamente contenti. Il mattino seguente siamo in piedi per ritornare ognuno a casa propria, chi in aereo, chi in treno, chi proprio per niente.

Senza troppi giri di parole, citta consigliatissima. 

Articolo di Andrea Macchioni

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...