La crisi dei venticinque anni

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Venti giorni e sarà il mio compleanno. Festeggio trecento mesi al mondo. I miei primi venticinque anni. Tre mesi fa ho iniziato il mio primo lavoro a tempo indeterminato da LinkedIn, preso una villetta a due piani con un grande giardino e cominciato la mia vita da adulta a Dublino.

Ai colloqui di lavoro spesso chiedono “come ti immagini tra dieci anni?”. Ecco, quando avevo quindici anni era stato il mio fidanzato dell’epoca a chiedermelo. E i miei venticinque anni erano pieni: una vita pressoché lineare, mi vedevo già sposata, laureata e madre. Avrei avuto tutto. 

Invece il mio percorso è stato tutt’altro che lineare. Sono arrivata sempre troppo presto o troppo tardi. Non sono mai stata in tempo. E la mia vita è tutt’altro che piena: ogni persona e luogo che l’ha riempita ha lasciato il posto a dei vuoti con cui ho imparato a convivere, ma ai quali faccio fatica a sopravvivere. E sì, ho fatto un primo passo per il lavoro dei miei sogni e ho scritto dei libri che hanno aiutato delle persone. Sono arrivata qui a Dublino con le mie sette vite, come quelle dei gatti, impacchettate in valigie da 23 chili da una città all’altra.

Sono arrivata qui a Dublino in un giorno di sole e sono mesi che ho un nodo alla gola. Ho un nodo alla gola perché a venticinque anni tutti abbiamo già sulle spalle il peso di un paio di scelte importanti, prese totalmente in maniera indipendente, nessun altro da biasimare. Quindi biasimo me stessa perché mi dico che invece di inseguire il lavoro dei sogni all’estero, avrei potuto essere tra le braccia di qualcuno che mi ha fatto star bene per la prima volta dopo tanti anni. 

Invece sto correndo. 

Corro da un paio di anni. Corro dall’estate del 2014 quando sono diventata adulta tutto d’un tratto. Quando qualcuno di dieci anni più grande mi ha preso per mano e mi ha fatto vedere la vita da un’altra prospettiva. E non era un’altra città, un’altra lingua. Era una vita di piccole cose, di quelle che non apprezzavo da tempo. E poi non ho più amato così, o forse sì. C’e stato qualcuno dopo di lui. Qualcuno per cui ho fatto valigie di fretta e con cui ho fatto piani ogni weekend, ma piano non siamo mai andati. Andavamo forte e lontano finché la mia ambizione non mi ha portata in Irlanda e la sua da qualche altra parte. Il tempo insieme è stato poco, ma ne è valso ogni secondo. Per giorni interi ho pensato “questo è il posto giusto al momento giusto”. 

La mia vita con lui lo era. 

Ma in fondo è tutto un gioco di porte da aprire: più ne apri, più hai possibilità di vincere. E allora ci hanno fatto credere che un titolo di studio ci renderà felici e una posizione in una grande azienda sarà avere tutto. Così continuiamo a correre: l’Erasmus, lo stage all’estero, il graduate program e il primo lavoro. Abbiamo vissuto in più città di quante ne potessimo immaginare a diciott’anni. 

La crisi dei venticinque anni per me è questo: continuare a correre perché dobbiamo farlo, perché le opportunità sono troppe e questa è l’età in cui non farsele scappare. Correre tutto il santo giorno e tornare a casa la sera sapendo che quello che davvero aspettiamo con impazienza è il solo momento in cui potremo essere liberi di amare senza pressioni, senza giochi, senza corse. 

E stasera vado a letto con l’amaro in bocca: probabilmente il momento per amare senza pressioni è già passato, ci è proprio appena sfuggito.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Bella sei Giovanissimaaaaaa ancora! e la vita non finira’ mai di soprenderti!! fidati, te lo dice una Expat con valigia sempre in mano da ormai 10 anni …,e un pochino piu grande di te!
    BUONA FORTUNA PER TUTTO

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  2. unaveronicavagante ha detto:

    Trovare se stessi è sempre difficile e complicato, non sai mai se sarà su un aereo, tra le braccia di qualcuno o nella disperazione di un momento. Non sai se succederà a trecento mesi di vita, o a cinquemila. Ma sarai tu, e ne sarà valsa la pena. Quando chiuderai gli occhi questa sera, festeggia il giorno in meno per quel momento!

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  3. alexiel80 ha detto:

    Le scelte si dividono in due gruppi: quelle palesemente sbagliate e tutte le altre. Ognuna di queste è un’incognita. Hai mai visto “sliding doors”? Ecco, più o meno così. Magari qualche anno fa fermarsi sarebbe stata una buona idea, magari saresti stata bene, magari non sarebbe durata con la lunga routine, magari avresti rimpianto di non aver corso. O forse no. Non puoi realmente sapere cosa hai perso. Non puoi tu e non può nessuno. Perchè quel futuro non è mai esistito e non esisterà in quella forma. Magari li a Dublino incontrerai un altro che ti farà amare in maniera diversa e comunque appagante. Lo puoi sapere? No. E’ normale lo sconforto ed è normale rimpiangere qualcuno o qualcosa che nei nostri ricorsi ha sempre un’aurea di eterna perfezione ma la vita è movimento e nel bene e nel male non ci si può fermare a guardarsi indietro.

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  4. alemarcotti ha detto:

    Invece non dovresti. Devi essere fiera di te. E sei in una città meravigliosa e chissà quanti begli irlandesi puoi trovare… Vuoi mettere essere tra le braccia di qualcuno a 25anni? Devi essere felice sei un fiore appena sbocciato☺😘

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