Perché dicono che viaggiare sia avere una versione distorta della vita

Negli ultimi cinque anni, ho riempito e svuotato valigie più di un centinaio di volte. Ho cambiato indirizzo almeno dieci volte e ho chiamato casa sette diversi paesi in Europa. Il momento prima della partenza è uno dei più intensi: la tensione è a mille e il turbinio di emozioni che ci dominano sembra ingestibile.

Tra quattro giorni mi trasferirò in Irlanda.

Una nuova vita è alle porte e mi sento come sul margine di un burrone da cui mi sto per buttare. Il vento tira e ho la pelle d’oca. Il mio viso non tradisce le emozioni, ma nei miei occhi è possibile vedere quello che Joyce chiamerebbe un helpless animals.
L’entusiasmo che mi dà una nuova destinazione non conosce pari. Non mi sono mai sentita così bene come quando sono su un volo per una nuova destinazione. Che poi in Irlanda ci ho già vissuto, anche se da un’altra parte. Che poi l’Irlanda l’ho già amata, in un’altra vita.

L’Irlanda non è una scatola chiusa che sto accettando inconsapevole, ma il resto sì.
Mi trasferisco a Dublino per lavoro. Mi sembra già di sentire gli scettici, “ah ecco, un’altra italiana che scappa all’estero”. Invece io non scappo. Ho avuto un’opportunità di quelle che capitano once in a lifetime e ho deciso che la vita non aspetta nessuno, sicuramente non me. Ho avuto il coraggio di prendere la decisione di lasciare tutto per un periodo di tempo indeterminato. Non so quando tornerò, non so se tornerò stavolta.

Venerdì scorso ho avuto un incontro di orientamento presso l’ufficio di LinkedIn di Milano e uno dei miei futuri colleghi – più senior ed estremamente inspiring – mi ha detto:

“Sei pronta a un’esperienza che cambierà per sempre la tua vita?”

Penso che questa domanda abbia segnato il momento in cui il dito preme il grilletto, il proiettile è partito e sai che ti sta per colpire in pieno.

Ognuna delle mie esperienze di medio-lungo periodo all’estero mi ha cambiato per sempre in qualche modo, rendendo delle parti di me suscettibili a modifiche permanenti nella mia vita che non è altro che temporanea.

Però nessuno me l’aveva ricordato prima. Ne sei cosciente? Sai cosa vuol dire? Sei consapevole della strada che stai prendendo?

Ho sempre fatto dei traslochi lampo e delle decisioni last minute. Ho preso voli e cominciato da zero senza darmi il tempo per accettare l’idea, per esplorarla. Ho esplorato sempre in loco, toccando con mano realtà nuove, sfiorando mani e incrociando sguardi. Invece questa volta ho scritto liste, ho fissato appuntamenti per aprire un conto in banca e ottenere il mio “codice fiscale” irlandese. E questo è il minimo. Il più sarà vivere con i cinque sensi costantemente in allerta. Sentirmi viva. Sentirmi di nuovo me stessa. 

Mi hanno sempre fatto sentire sbagliata rispetto a questo mio modo di vivere la vita.

Allora sono tornata in Italia credendo che mi sarei riadattata.

Quest’anno trascorso a Roma è stato uno dei più lunghi e difficili dei miei ventiquattro anni perché, anche se non so ancora quale sia il mio posto, so che questo sicuramente non lo è.

Qualcuno mi ha detto che la mia è una visione distorta della vita, che questa non è vita vera.  Vita non è viaggiare, conoscere persone, parlare con gli sconosciuti, e via dicendo. Faccio fatica a fare le stesse cose per un lungo periodo di tempo. Cerco sempre di provare nuovi bar, leggere nuovi libri, scegliere nuove destinazioni per un weekend. Forse è vero che io mi annoio facilmente, che forse non riuscirò a stare in un posto per sempre.

Perché se non leggo un libro due volte, come posso finire a fare aperitivo sempre nello stesso bar per il resto della mia vita?

Invece questa è vita, è vita vera. Questa è la mia vita. So brindare in più di venti lingue e ho fatto autostop perché non avevo abbastanza soldi per andare in vacanza, ma non potevo stare ferma. Una volta sul camion ho conosciuto la storia di un uomo e ho portato una nuova prospettiva nella mia vita. Come quando mi sono fermata a parlare con il gestore di un ristorante a Cervinia e siamo rimasti a parlare tutta sera. Mi ha raccontato di come si è spostato dal Friuli alla Val d’Aosta e di come la sua vita è cambiata. Ha poi concluso dicendomi che sono un tornado e mi ha stretto in un abbraccio. Certe storie aspettano solo di essere ascoltate.

Anche la mia.

E forse il mio modo di vivere non mi permetterà mai di adattarmi con tutti quelli che vivono la vita come una sequenza di eventi di cui non possono essere padroni, una sequenza che devono subire fino alla prossima decisione altrui.

Non potrò mai capirmi a fondo con qualcuno che non ha mai fatto decisioni di vita drastiche come le mie. O più semplicemente, non mi capiranno. Sarà più facile giudicare: dire che sono leggera, che sono facile, che ho sicuramente dei problemi, che è la mia ad essere la visione distorta.

Invece io tra quattro giorni parto per l’Irlanda. Vado a vedere la vita da una nuova prospettiva, per un solo anno o forse per sempre.

Perché la vera visione distorta è rimanere seduti allo stesso bar in piazza da dieci anni e giudicare la vita altrui.

La vita vera è alzarsi e fare quello che ci si sente, senza pensare a chi giudicherà dalla sedia: quindi saltate, ballate, partite, correte, andate.

La vostra versione di vita, quella vera, aspetta solo che voi siate abbastanza coraggiosi da credere nei vostri sogni e nelle vostre possibilità.

Io credo in voi e nella vostra versione di vita, qualunque essa sia.

Erica

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Buon viaggio Erica. Io ti capisco alla perfezione! La monotonia mi uccide e al momento sono expat a Barcellona in Spagna da due anni e mezzo… domani chissà?! Chi può dirlo?

    Buona vita! Rita

    Mi piace

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