Io e il Cile, un viaggio alla fine del mondo: ci siamo annusati, conosciuti e amati

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Seguo sempre con piacere i racconti di Quando Torni. Fino ad oggi sono stata una lettrice passiva, di quelle entusiaste, ma sempre con poca voglia di scrivere davvero qualcosa di mio. Poi Erica ha scritto sull’Irlanda “I always say I split my life in two parts: before and after Ireland” ed è nato dentro me l’incontrollabile desiderio e bisogno di raccontare cosa sia stato e sia tutt’ora per me il Cile.

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Ho vissuto cinque mesi a Santiago del Chile e in quei mesi ho avuto la fortuna di riuscire a girarlo in lungo e in largo. Bè, in “lungo” ha richiesto molti più sforzi e molto più tempo rispetto che farsi dalle Ande all’oceano, ma il concetto è quello.

Ci conosciamo, io e il Cile, quindi.

La stessa cosa non potevo dire di me stessa prima di andare. Una ventunenne ancora adolescente timorosa di dar forma e nome ai propri desideri, alla propria persona. Una ragazza con la passione per la fotografia che riusciva a fotografarsi solo indossando una maschera perché il proprio sguardo le faceva troppa paura. Confusa. Gioiosa al di fuori e sempre più sola dentro.

Poi è arrivata la data della partenza, 23 Luglio 2015. Sono arrivata all’aeroporto di Santiago senza aver programmato nulla, senza una persona da incontrare. Il Cile dicono sia il paese più Europeo e sicuro del Sud America, è vero. Ma Santiago rimaneva una città latina con 7 milioni di abitanti e una popolazione che parlava uno strano spagnolo che all’inizio non capivo. Non è stato amore a prima vista. È stato un amore lento, “come quando ci si addormenta, piano piano e poi profondamente” (no, non è per niente mia la cit). Santiago non ha la storia di Roma, le sculture di Firenze o la bellezza di Venezia ma è stata bella perché insieme ci siamo scoperte. Mano a mano che facevo conoscenza con la ragazza riflessa nello specchio, la città mi regalava le sue mostre, le sue vie segrete, le viste mozzafiato.

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Ho preso casa nel Barrio Bellavista, il quartiere più loco della città. La via di casa era sempre piena di gente, di fianco a me avevo un teatro, una delle sessanta discoteche di tutti i generi ma soprattutto la casa nella capitale di Pablo Neruda, la Chascona. La vitalità del quartiere mi aveva contagiata.

Ricordo una sera, con i miei amati coinquilini, in cui dissi “finalmente riesco a ridere di gusto”. Essere sempre felici non è possibile. Quando mi sono resa conto che avevo ancora ferite aperte e un dolore che riaffiorava e non mi lasciava andare, la città mi ha regalato un altro posto mio.

Ho conosciuto una ragazza che abitava in Barrio Italia, che coincidenza. A Lei e al suo quartiere devo la scoperta di una delle cose più importanti: la Luce. La luce dei grandi atelier bohème, la luce degli artisti di strada e quella di persone dalla creatività inimmaginabile. La luce che i cileni hanno ritrovato dopo anni di sangue e di dittatura. La luce di Gabriella Mistral e Violeta Parra, delle vie di Valparaiso e Vina del Mar. Ma soprattutto, la mia di luce.

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Il Cile mi ha insegnato che non puoi accontentarti di vivere all’ombra.

Il Cile, inoltre, è famoso perché vi puoi trovare tutti i tipi di climi del mondo. Viaggiarci all’interno è facile, è sicuro e non è troppo costoso. Ho viaggiato da sola a sud di Santiago. E quando dico sud dico quelle quattro ore di aereo e quelle ottanta ore di pullman. Sono stata in Patagonia. Ho visto la fine del mondo, i pinguini e quel paesaggio in cui non vi era nulla ma niente era uguale.

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Ho visitato Chiloè, con le proprie leggende mapuche e quell’ospitalità e quella pioggia incessante che solo il sud del Cile ti può dare.  I colori più belli che io abbia mai visto li ho trovati quando sono stata al nord: Iquique, il deserto di Atacama, la Valle de Elqui, dove dicono sia concentrata l’energia del mondo e dove si trovano i più grandi centri astronomici. Purtroppo quando ci sono stata non avevo ancora quegli occhi e quella forza per sentire tutto il calore e l’energia di quei posti.

Tornarvi è mio dovere per non rimanere solo incantata da quella meraviglia, ma anche per poterla sentire.

Insomma, io e il Cile ci siamo annusati, conosciuti e amati.

Mi manchi, mio Cile. Apro la finestra sul balcone e non ci sei. Non c’è la tua Terra a raccogliere le mie lacrime, non c’è il tuo Vento ad accarezzarmi dolcemente i capelli, non ci sono le tue onde a creare movimento. Anche per me esistono due vite. Una prima e una dopo di te. È come se fossi rinata con te.
Non vedo l’ora di rivederti. 

Ti devo il mondo.

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Para Chile,
lugar donde haste en el desierto,
las flores, florecen.

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Sara

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