Essere una donna straniera in Turchia

Pochi giorni fa parlavo con un’amica ucraina che vive qui ormai da più di un anno. La cosa che più mi ha colpito è stata uno dei suoi commenti: con la Turchia ho avuto un rapporto altalenante, periodi d’amore folle seguiti da periodi di rapporto critico.

Nonostante sia qui da molto meno tempo non faccio fatica ad immaginarlo.

La Turchia, come mi è già capitato di dire, ti ingloba. Quello stesso calore che ti fa sentire fin da subito benvoluta ed accolta senza riserve, alla lunga può diventare limitante, perché ti fa sentire ospite anche quando vorresti sentirti maggiormente parte di questa realtà. Facendo un esempio pratico: Se sei al lavoro e stanno facendo una colletta può essere che paghino per te pur di farti partecipare ma di non metterti in difficoltà. È un comportamento dolcissimo, ma che ti fa sentire ospite anche quando teoricamente potresti non esserlo più. Dà la sensazione, che per quanto gradito, sei un’ospite e tale rimarrai. A quel punto il dubbio, sbagliato, che sia un modo di non farti sentire parte del gruppo, di non integrarti, viene spontaneo e si innescano quei piccoli malintesi culturali che creano qualche paranoia.

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In generale, se sei straniera hai una marcia in più: i turchi sono sempre molto felici se dimostri interesse per la loro cultura o la loro lingua.  È una cultura inclusiva ma per la mia esperienza finora rispettosa sotto quest’aspetto. Sono molto curiosi di sapere cosa e quanto sai sulla loro cultura, sono curiosi di sapere se e quanto parli la loro lingua, adorano spiegarti le cose. Quest’ultimo punto, in particolare, è molto importante.

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Tutt’altro paio di maniche è essere una donna giovane. C’è il rischio sempre dietro l’angolo di avere alcuni atteggiamenti che possano dare involontariamente l’idea che si stia dando confidenza agli uomini. Non perché siano comportamenti oggettivamente seducenti, ammiccanti o altro, ma solo per il fatto di essere giovane, non sposata e tendenzialmente amichevole. È un’opinione condivisa da molte donne straniere qui, specialmente da coloro che sono più abituate, per carattere o per abitudini, a dare confidenza a tutte le persone indistintamente come segno di amicizia.  In generale può creare qualche problema perché potrebbe far passare un messaggio sbagliato, che porta a situazioni da cui è difficile sbrogliarsi anche perché può essere difficile spiegarsi. Questo tipo di atteggiamento di per sé innocuo può costituire una sorta di “minaccia” che tendono ad arginare mettendo in campo la strategia per eccellenza: trovano un uomo single e spingono con battute un eventuale accasamento. È sempre buona norma prediligere contatti con persone del proprio stesso sesso e adottare un atteggiamento cordiale ma leggermente distaccato con l’altro sesso, in modo da evitarsi spiacevoli situazioni di malinteso. Meglio non sorridere troppo agli sconosciuti, meglio non dare confidenza anche con semplici battute.

A fronte di questo atteggiamento spesso i locals possono mettere in atto anche per la nuova arrivata una serie di pressioni sociali nelle quali i giovani tra i 25 e i 30 vivono immersi, ovvero esplicitano tutte quelle aspettative di formazione di una famiglia, matrimonio e figli che molti si aspettano si realizzino al massimo entro i trenta. Questa è forse una delle differenze maggiori che noto tra la Turchia (con gradazioni diverse da luogo a luogo) e l’Italia, specialmente dall’area da cui provengo. La nostra cultura si sta abituando ad un concetto di convivenza più che di matrimonio, o di lunghe convivenze prima del matrimonio, spesso anche con bambini. Nella cultura turca il matrimonio è molto più atteso e le aspettative verso un ordine considerato normale (fidanzamento, matrimonio, figli) sono di gran lunga maggiori.

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Tuttavia, la mia percezione è ovviamente parziale, perché le aspettative riferite all’integrazione di una donna straniera sono sempre minori rispetto a quelle riservate ad una donna turca. Se per la donna straniera si può sempre adottare l’adagio “ma è straniera, loro sono diversi” (trasversale un po’ a tutte le culture, per quanto discusso), lo stesso ragionamento non si può applicare alla donna turca, che nasce e cresce nel contesto turco e in qualche modo deve trovare una mediazione tra la propria personalità e le regole sociali di un contesto che è il suo, ma al quale può percepire di non appartenere.

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Testo di Silvia Dario

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