Biblioteche in Olanda: tutto quello che c’è da sapere

Alla ricerca di qualche libro per bambini che mi permettesse di imparare quella lingua difficile e un po’ buffa, mi imbattei nelle biblioteche olandesi che destarono in me parecchia curiosità…

Innanzitutto, a parte pochi casi di biblioteche private o affidate a determinate organizzazioni, le biblioteche olandesi appartengono ad una specie di sistema unificato e fanno capo al proprio distretto regionale.

Il loro logo è una scritta grigia e tondeggiante, adornata da un simboletto arancione.

Niente di entusiasmante fino a questo punto.

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A partire dalle biblioteche più piccole l’organizzazione è impeccabile. La tessera è obbligatoria per tutti ed è gratuita per gli studenti. Ed è qui che inizia il bello. Si prende un libro, ci si dirige verso un bancone che assomiglia ad una cassa, si inserisce la propria tessera e si posa il libro sullo scanner: dopo qualche secondo appare sullo schermo il riepilogo della nostra tessera, i libri che stiamo prendendo in prestito e quelli che non ancora riconsegniamo.

Per email, inoltre, arrivano tutte le comunicazioni, in modo che neanche quel libro noioso preso un mese fa e già impolverato sulla mensola ci possa sfuggire dalla mente.

Tecnologia a parte, le biblioteche più piccole hanno sicuramente un’aria abbastanza familiare: posti tranquilli, silenzio religioso, bibliotecaria sulla mezza età simpatica e un po’ ficcanaso, qualche scrivania rigata e – ovviamente – pile e pile di libri.

Le biblioteche più grandi sono una vera sorpresa. Stessa perfetta organizzazione già descritta, stesso sistema di tesseramento e noleggio libri, ma veri e propri mondi da scoprire.

Mi ricordo la prima volta che misi piede nella biblioteca di Den Haag: un enorme edificio bianco sia dentro che fuori, innumerevoli piani collegati da altrettante scale mobili, il piano terra adibito ad infopoint e ufficio turistico fino ad arrivare all’ultimo piano con un’immensa scelta di dvd, passando per diverse sale studio, librerie piene di libri in olandese e nelle lingue straniere, sala computer e dei finestroni con la vista sulle strade del centro. Ma la parte che ho più impressa nella mia mente è un’enorme sala bianca con i mobili blu, una fila di computer a disposizione di tutti, grandi divani da condividere con sconosciuti, puff colorati e uno studio di registrazione allestito in stile telegiornale nel bel mezzo della sala. Mi sembrava di trovarmi in un film, eppure era tutto reale.

Pensavo fosse abbastanza stupefacente fino a quando non sono entrata nella biblioteca di Rotterdam. Anzi, quella di Rotterdam mi aveva già colpita dall’esterno: dietro ai tendoni del mercato del sabato mattina spuntava una struttura colorata e da un lato la solita scritta grigia “bibliotheek” con il disegnino arancione.

Appena un passo dentro, l’atmosfera surreale mi aveva già rapita. Il piano terra ospitava un bar e una scacchiera a misura d’uomo, letteralmente: due tizi nel mezzo si muovevano sulla scacchiera spostando i diversi pezzi e tutt’intorno un gruppo di persone scrutava la partita con occhio esperto e attento.

Poco più in là la scena era totalmente diversa: dapprima un alberello al quale appendere biglietti con  il primo pensiero che ci fuggiva dalla testa e subito dopo una mostra d’arte. Alla fine di essa, le scale mobili sembravano invitarmi ad esplorare tutto il resto: tanti comunissimi scaffali da biblioteca, una sala studio grande e luminosa, un’area relax, una vasta zona dedicata alla musica e ai film.

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In un angolo una grande finestra: la vista su una città frenetica e moderna sullo sfondo di alti e grigi grattacieli. Le bici correvano da un posto all’altro, qualcuno seguiva un autobus appena passato, qualcun altro ancora non vedeva l’ora di tornare a casa e altri erano appena usciti. La vita scorreva fuori e per una volta mi sembrò che scorresse anche all’interno di una biblioteca. Sì, perchè io in quei posti avevo visto sempre solo un mondo fermo, gente preoccupata per un esame imminente, persone con lo sguardo rivolto ai libri e la testa altrove, vite bloccate in un silenzio che non sopportavano. E, invece, ecco che nelle biblioteche olandesi io vedevo il mondo muoversi.

La vita scorreva e nessuno aveva nulla da invidiare a quei fiumi di persone che si muovevano in maniera disordinata e frettolosa fuori, anzi, la biblioteca era il rifugio perfetto per chi scappava dalla propria vita per immergersi nella vita di qualcun altro, impressa nero su bianco sulle pagine stropicciate di un libro.

Testo di Benedetta Di Filippo

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