Visitare Thorn: vi porto a scoprire la Ostuni olandese

Conoscete Ostuni? La cosiddetta “città bianca”, quella vecchia signora dal centro storico del colore della neve o forse quello delle margherite, che sono anche più facili da trovare in quella cittadina tra gli ulivi e il mare pugliese. La visitai da bambina e ne ho un ricordo felice: il caldo estivo, il sole, il vento e quel bianco quasi accecante.

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E’ proprio a questa dama bianca che ho pensato mentre camminavo tra le vie deserte di Thorn. Il ricordo riaffiorava a piccoli pezzi, mentre io avevo già iniziato ad immaginare una sfida tra i due agglomerati bianchi.

“Thorn, il villaggio bianco”, ripetevo tra me e me, cercando di creare nuovi ricordi sulle immagini di un déjà-vu. Mi sembrava tutto così uguale a ciò che avevo visto anni prima da bambina nella mia bella Italia, eppure tutto così profondamente diverso. Thorn era vuota, silenziosa, non necessariamente triste, solo più “olandese”. E mostrava fiera i segni di una storia più recente. Nel diciottesimo secolo, infatti, venne annessa alla Francia, la quale impose una tassa basata sulla dimensione delle finestre e gli abitanti, dei poveri ex abitanti della campagna che si erano trasferiti nelle case delle famiglie benestanti solo dopo che queste ultime erano fuggite in seguito all’arrivo dei Francesi, pensarono bene di murare le finestre e di tinteggiare i muri di bianco affinché non si notasse la differenza tra i mattoni vecchi e quelli nuovi, scampando così al problema delle ingenti tasse da pagare. E fu proprio quell’espediente così semplice – ma non banale – a regalare a Thorn la sua fama attuale.

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Il suo pietrisco è calpestato molto poco rispetto a quelle città scontate e fin troppo conosciute, ma qualche turista c’è. Passeggia in un silenzio quasi religioso e ammira quel bianco sempre uguale, conta quelle biciclette abbandonate lungo le strade che sembrano troppe per le troppo poche persone che si vedono in giro, si ferma a mangiare in una pannenkoekenhuis (locale in cui fanno i pancakes), spulcia tra gli oggetti di un negozio di antiquariato, contrassegnato dall’insegna con la scritta “antiek”, si prende una pausa per ammirare il panorama mozzafiato sul fiume Maas.

Ma soprattutto, inizia e finisce il giro all’abbazia che, costruita a partire dal 990, rappresenta l’origine del villaggio: il luogo nel quale tutto si concentra, ma anche dal quale tutto si sprigiona. Basterà fare un passo dentro per ritrovarsi in uno spazio bianco dai dettagli dorati, come se il bianco di tutto il villaggio non fosse abbastanza. Uno spazio immenso, ma in qualche modo accogliente: qualunque sia il tuo luogo di origine, lì ti sentirai a casa. E basterà un passo fuori per accorgersi, dopo aver sopportato il silenzio assordante dell’interno, degli uccellini che cantano. A quel punto, sarà quasi spontaneo rivolgere lo sguardo al cielo e ritrovarsi a scrutare l’azzurro – o molto più probabilmente il grigio – tra i rami di un albero. Proprio in quel momento ci si renderà conto delle file di alberi alti e possenti che hanno scandito i passi della nostra camminata.

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Allora si riprenderà a passeggiare, facendo più attenzione ai dettagli, scoprendo nuove viuzze che portano sempre allo stesso punto, sorridendo a qualche studente olandese sulla via del ritorno da scuola e accorgendosi di qualche ciclista che segue quei percorsi storici e panoramici. Poi ci si ritroverà in un parco, davanti ad una statua o perfino all’ingresso di un piccolo museo. Si continuerà a vagare tra quelle mura tutte uguali e quelle strade vuote quanto basta per lasciare spazio ai nostri pensieri.

Senza sosta.

Perché a Thorn si respira un’aria diversa, diversa da tutto: un senso di pace.

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Testo di Benedetta Di Filippo

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