Una milanese a Roma: sette cose che i romani fanno e dicono davvero

Milanese di nascita, berlinese d’adozione. Ho vissuto in Irlanda, Spagna, Portogallo, Regno Unito e Olanda. Ho viaggiato dal vibrante Marocco al rumoroso sudamerica. Ho amato tutto, senza distinzioni. Ho amato ogni posto per ragioni diverse.

E poi sono finita a Roma.

Vivo a Roma da sei mesi. Condivido la frase del “Roma è bellissima, ma non ci vivrei” però alla fine a Roma ci vivo, e sì è proprio bellissima.

In questi sei mesi ho avuto modo di conoscerla meglio e la reputo un ecosistema complicato in cui crescere. Stimo i romani e chi ci mette radici senza avercene: ci vuole coraggio, non tanto per amarla, quanto per abituarcisi. Roma è una giungla di turisti e strade trafficate. Rischiare di essere investite è all’ordine del giorno tanto quanto un buon maritozzo alla crema.

La lista che trovate di seguito vuole essere un elenco divertente di sette cose che ho trovato (e magari trovo tuttora) strane, particolari.

NUMERO 1: IL SACCHETTO SI CHIAMA BUSTA

Ogni volta che vado al supermercato chiedo un sacchetto.

Con sacchetto io intendo la busta della spesa in plastica, quella biodegradabile per intenderci.

Sacchètto ovviamente con la e non aperta, di più. Alcuni cassieri mi guardano e ridono, già mi immagino nella loro testa che mi dipingono mentre comincio a gridare “ue, sciura, ma tutti sti terun? a un van a laurá?

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Ricordo che quando ero all’università, mi faceva ridere che i miei amici della riviera romagnola chiamassero il sacchetto sportina. Mentre un mio amico di Cuneo la chiama borsa. Insomma, chi più ne ha, più ne metta.

Come la chiamate voi nella vostra regione?

NUMERO DUE: I ROMANI VERI NON USANO I MEZZI PUBBLICI

Questa è una mia impressione più che altro, dovuta dalle conversazioni che ho avuto con i miei amici “romani veri“. Io, da brava milanese importata, confido nei mezzi pubblici. Ecco, in quelli a Roma non più di tanto, ma, conoscendo la condizione del traffico e la spericolatezza alla guida, ho deciso di affidarmi a metro e bus. I romani invece prendono la macchina, per qualsiasi cosa e sempre. I mezzi pubblici li usano raramente, al massimo la metro solo per grandi distanze. Altrimenti, raccordo e ‘namo.

È solo un’impressione o è davvero così? 

NUMERO TRE: LA BRIOCHE SI CHIAMA CORNETTO

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Anche al bar per fare colazione, mi faccio riconoscere. Uno non penserebbe mai che bastino così poche parole per far riconoscere la propria provenienza, ma a Roma sto imparando che il lessico è davvero tutto.

La brioche si chiama cornetto. Se la vuoi vuota, non la chiedi vuota, ma semplice. Quindi ecco che la brioche vuota diventa immediatamente un CORNETTO SEMPLICE.

Come siamo arrivati qui? Chi ce l’ha permesso?

NUMERO QUATTRO: IL TRANCIO DI PIZZA

There is no such thing!

Sempre in termini di linguaggio e vocabolario, non chiedete MAI una pizza al trancio. Qua si chiama PIZZA AR TAJO.

Non al taglio, non ar taglio, nemmeno al taio.

Chiede una PIZZA AR TAJO nell’accento più burino che avete. PROVATECE.

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NUMERO CINQUE: LA CARBONARA SI FA CON IL GUANCIALE

Non provate a dire ad un romano che tipo di pancetta usa per la sua carbonara. Lo dico per la vostra incolumità.

Nei miei mesi a Roma, ho imparato che la carbonara si fa ESCLUSIVAMENTE col guanciale. Giusto per farvi capire: io non avevo minimamente idea di che cosa fosse prima di trasferirmici.

È più buona e la differenza si sente. Giurin giuretto.

 NUMERO SEI: LA PIZZA BIANCA E I SUOI USI

È la regina dello street food romano. Non è focaccia. Non è pizza. È pizza bianca. È lo spuntino perfetto e sarà qualcosa che rimpiangerò quando me ne andrò.

La pizza a Roma viene tagliata a strisce lunghe e non a quadrati. Si taglia a strisce e si piega a metà, così la si porta in giro e la si mangia per strada.

È buona “semplice” o farcita con la mortazza. È il must del vero romano.

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NUMERO SETTE: STARE SCIALLI

Roma si vive così, con la pace nel cuore. I romani sono scialli nel modo di vestire e nel modo di vivere. Questa è una cosa che invidio loro moltissimo. Vivono con tranquillità gli appuntamenti (infatti viene criticata loro la – mancata – puntualità). Stare scialli è un mood per affrontare ogni ostacolo, ogni avversità e ogni situazione della vita.

Scialla, zi!

Testo di Erica Isotta Surace


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