Perché a Londra sono dove devo essere

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Londra ha il fascino della bellezza delicata, difficile, inafferrabile. Ti attira a sé e ti rinchiude nella sua fortezza plumbea, mentre gioca a nascondino e ti scruta dal suo cielo pesante. Vorresti inquadrarla ma non si fa afferrare. Si lascia accarezzare da un raggio di sole il tempo di farti innamorare, e in men che non si dica torna nascosta dietro le nuvole. No, non perché sia timida. Londra conosce il suo valore, tutela la sua bellezza. Non cerca di compiacerti. Ti piaccio o non ti piaccio non importa, non sarò mai tua. Londra fa la ribelle e ti inghiotte, detta lei le regole. Ti lascia spaesata nell’indefinito e tira dritta per la sua strada. Ti impone il suo ritmo frenetico, ti mostra fiera l’equilibrio che è riuscita a creare. Si vanta dei suoi paradossi, di come caos e calma si avvinghino l’un’altra fino a non essere più distinguibili. Se ti sembrerà di non volermi perché sono troppo difficile da gestire, allora fai bene ad andartene, perché sono io a non volerti più. È vero che Londra ha un’opportunità per tutti, ma è altrettanto vero che poi resta solo chi la sa sfruttare. Londra è una città per pochi perché è una città impegnativa. All’inizio non la capisci, perché ti tratta con distacco, perché vuole essere conquistata, ma mentre ti getti nell’impresa ti accorgi che se veramente la vuoi, devi conquistarti tu. Londra è una continua folata di vento che soffia impetuosa sulle mie certezze. Londra mi sta cambiando tutto. Il fatto è che quando decidiamo di partire non teniamo conto del fatto che non saremo più gli stessi quando quel fatidico giorno arriverà. Come si sta a Londra, un anno dopo? Riavvolgo il nastro e mi rivedo a Barajas senza sapere nemmeno come ci sono arrivata. Mi trascino per le vie di Madrid in uno stato di trance. Partire per scappare non serve. O meglio serve, serve terribilmente, ma sortisce l’effetto contrario. Per darti uno schiaffo in faccia e farti tornare alla realtà. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco. Dov’è finito il mio entusiasmo? È luglio e sono in treno verso Palermo ed ho le lacrime agli occhi. Ci risiamo. No, non è vero che viaggiare è scappare, chi mai può aver detto una cosa simile? Viaggiare è l’esatto contrario perché ti viene presentato il conto. Ti mette con le spalle al muro e ti incastra. Ti toglie la terra da sotto i piedi. Non ci sono più appigli, non c’è più niente dietro cui nascondersi. C’è solo la nuda e cruda verità e ti assale, ti assale come un’onda che si infrange potente. Il punto è che poi non ne esci, non ne esci mai. Una volta che inizi a viaggiare non puoi fermarti, perché senti il dovere di andare fino a in fondo. Anche se sarebbe più semplice nascondere la testa sotto la sabbia. Viaggiare è liberatorio. Viaggiamo perché ne abbiamo un bisogno disperato. Perché lo dobbiamo a noi stessi. Dobbiamo avere il coraggio di sapere veramente chi siamo, quando ogni cosa attorno a noi si fa estranea, quando le certezze crollano. Londra un anno dopo perché questo è il momento, né prima né dopo. E aliora ti prometto che non scappo più. Che ci provo a restare, anche se fa paura. E ci riesco. Mi fido, mi affido. Stavolta mi prendo tutto. Alti e bassi, il bianco e il nero, ché il grigio lo lasciamo al cielo. Mi prendo tutto e non batto ciglio. Sono dove devo essere, ora.

Testo di Veronica Stopponi

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