Quattro Falsi Stereotipi sulla Vita negli Stati Uniti

Parte integrante del viaggio è trovarsi a tu per tu con i pregiudizi e i cliché di cui inevitabilmente ogni Paese gode. Durante le mie esperienze negli Stati Uniti, ho assodato che, mentre alcuni stereotipi sono assolutamente veritieri, altri non lo sono per nulla.

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“E’ tutto fast.”

Ciò che normalmente ci si aspetta dagli Stati Uniti è un’efficienza e velocità ineccepibile. Nella nostra mente la vita americana è frenetica, fatta di un panino al volo preso al fast food, di una colazione consumata per strada mentre si cerca irrequietamente di fermare un taxi; di spese al supermercato flash e di un buon ritmo lavorativo. Tuttavia, dalla mia esperienza, ho evinto che questo stile di vita caratterizza solo quella piccola fetta di popolazione residente a New York City. Per il resto, dimenticatevi tutto. Nelle altre città americane, per non parlare dei paesini, i fast food sono tutto, tranne che “fast”. Senza limitarci ai tipici McDonalds o Burger King, la maggior parte delle catene di ristoranti negli Stati Uniti richiedono tempi molto più lunghi di quelli a cui noi siamo abituati. Il problema sembrerebbe essere di natura organizzativa: i dipendenti non sembrano avere nessuna fretta. Molto spesso, si ritrovano in due o tre a fare la stessa cosa, rallentando tutto il processo di preparazione. Non è inusuale aspettare dieci minuti buoni per un milkshake o per un panino. Così come non lo è per un frappuccino da Starbucks. Al supermercato ci sarà un dipendente che batte i prodotti alla cassa e un altro che, con tranquillità assoluta, li imbusta per te, raddoppiando il tempo di attesa per chi è in coda (che però sembra non interessarsene). Il mantra è “Take your time.”, “Take it easy.”, “No rush.”, “Chill out”. Abituatevi a camminare per strada più lentamente e a non finire un caffè in meno di dieci secondi. Quindi ecco il primo avviso: se dovete andare negli States, non portatevi dietro la vostra ansia di fare tutto subito e in fretta, o diventerete pazzi. Abbracciate l’american style completamente rilassato e, ve lo garantisco, otterrete grandi benefici.

“E’ impossibile mangiare sano.”

Certo. Il tasso di obesità non mente: con un rate addirittura superiore al 30%, gli Stati Uniti non sono esattamente il più grande esempio di uno stile di vita sano ed equilibrato. I cibi iper-calorici sono all’ordine del giorno e serviti in tutte le salse, ma, soprattutto negli ultimi tempi, si stanno facendo strada una serie di alternative molto interessanti per chi non vuole abbandonarsi ai gustosissimi grassi saturi. A dirla tutta, mangiare sano è tutto sommato semplice, se si prende un po’ la mano. Sono moltissimi, ad esempio, i locali che offrono alternative vegan o vegetarian (che quindi escludono tutti quei grassi provenienti dalla carne); da KFC è disponibile il petto di pollo alla piastra anziché fritto e da Chipotle si può optare per una “bowl” con pollo e verdure, omettendo salse varie e carboidrati. Senza contare che molto spesso, in tantissimi posti, si può semplicemente chiedere di sostituire il contorno di patatine fritte con uno di verdure o di non mettere condimenti o salse. Inoltre, non bisogna sottovalutare l’apporto calorico delle bibite gassate: nella fontana dei drinks, cercate il piccolo bottoncino bianco (spesso nascosto) che eroga acqua naturale.  Questi accorgimenti faranno la differenza sulla bilancia, anche se, a mio parere, qualche chiletto in più vale la pena concederselo, in cambio di certe prelibatezze americane.

“E’ pieno di opportunità, per chiunque.”

Sono sempre stata una grande sostenitrice del sogno americano e iniziare una vita lì è sempre stato uno dei miei più grandi desideri. E’ vero: negli States le opportunità sono infinte. E’ facilissimo trovare lavoro sia high che low skilled. Dai lavoretti per studenti alle posizioni di rilievo per i laureati, le occasioni sono innumerevoli e interessantissime. Non per chiunque, però. In particolare, non per i non-americani. Dopo il mio stage a Chicago, ho cercato in tutti i modi di farmi largo negli Stati Uniti, fallendo miseramente. Essere assunti dalle aziende direttamente là è impossibile se non si ha un visto lavorativo, che è molto difficile da ottenere. Teoricamente, la compagnia che vuole assumere uno straniero dovrebbe sponsorizzarlo; fornire uno sponsor tuttavia è estremamente costoso e spesso le aziende non sono ben disposte a tal proposito. Quando si fa application per un lavoro, c’è sempre una casella da spuntare: “I am legally allowed to work in the US”. Altrimenti, la domanda non verrà nemmeno considerata. Un’alternativa potrebbe essere quella di iniziare con un master negli Stati Uniti e poi farsi strada da lì. Se però non si ha la possibilità di spendere 50k$ di retta, forse conviene abbandonare l’idea. Quindi rimangono due opzioni papabili, per quanto mi riguarda: iniziare a lavorare in una company che ha anche sedi negli Stati Uniti e farsi trasferire poi, o, molto più semplicemente, sposarsi un bell’americano. Trump permettendo, ovviamente.

“Gli americani si credono al centro del mondo e sono supponenti.”

Vero, gli americani sono sicuramente America-centered. Questo però non implica presunzione, anzi. Non ho ancora conosciuto popolo più gentile e disponibile di quello americano. Dite ad uno statunitense che siete italiani e passerà la successiva mezz’ora a raccontarvi dei loro viaggi in Europa, di quanto ama l’Italia, di tutti i posti in cui è stato e di tutte le parole che ha imparato. Vi chiederà di dove siete, cosa fate, della vostra storia e ascolterà incredulo ogni singola parola, affascinato dal vostro accento internazionale o dal vostro inglese perfetto. Forse vi inviteraà anche a cena o a fare un giro in barca. Credo non sia un azzardo dire che negli Stati Uniti amino molto di più l’Italia di quanto non lo facciamo noi. Ai loro occhi siamo estremamente colti, ben vestiti, bellissimi ed eleganti; cultori del cibo buono, amanti dell’arte e grandi viaggiatori. Non bisognerebbe quindi mai cedere a questo tipo di pregiudizio: una tale dose di autostima non è di certo cosa a cui rinunciare per colpa di qualche stupido cliché.

Testo di Vittoria Alaska Calderara

Un commento Aggiungi il tuo

  1. iltocakytoco ha detto:

    Quale stereotipi americani sono veri?

    Mi piace

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