Lavorare per un’azienda italiana in Turchia: tirocinio AIESEC in Pirelli

Quando ho scelto di partire per un tirocinio AIESEC in Pirelli, non avevo focalizzato la mia attenzione sul fatto che Pirelli è ormai cinese, non più italiana. Non l’avevo messo a fuoco perché sento fortemente (ancora) l’appartenenza di questo brand all’Italia. Vedere la marca gialla e rossa, spesso su fondo nero, mi riempiva d’orgoglio e così l’idea di poter far parte per un periodo di una realtà che ritengo prestigiosa e simbolo di un’immagine forte di italianità. Sebbene ChemChina detenga ad oggi il 65% del gruppo (ChemChina è un colosso cinese che sta attuando una politica feroce di acquisizioni in tutto il mondo con l’obiettivo di acquisire know-how e colmare i propri gap al fine di diventare il primo colosso mondiale del settore), l’azienda ha voluto mantenere forte la propria identità italiana, mantenendo la sede principale a Milano e Tronchetti Provera come Vice Presidente Esecutivo.

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La sensazione di un brand di appartenenza italiana l’ho subito ritrovata quando sono arrivata ad İzmit. Il mio primo incontro con il marchio giallo e rosso qui ad İzmit è stato quasi per caso: in uno dei primi giorni dopo il mio arrivo, sapendo che per ragioni burocratiche avrei dovuto aspettare qualche settimana prima di poter iniziare a lavorare, ne ho approfittato per gironzolare un po’ e fare conoscenza con il posto. Sbagliando strada nella zona industriale, ho visto da lontano una bandiera gialla e rossa e mi sono ritrovata davanti a quella che pensavo la sede degli uffici della Pirelli e che ho scoperto dopo essere la sede delle riunioni e lo showroom.

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Facendo qualche passo in più e superando quest’edificio mi si è aperta la visuale sull’entrata della fabbrica e ho fatto la prima conoscenza con gli uomini della sicurezza all’esterno.

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Dal primo giorno di lavoro in poi, ho avuto modo di apprezzare cosa significhi lavorare in un’azienda italiana qui in Turchia:

1) Il prestigio di un grande marchio italiano, con collaborazioni con altri marchi italiani altrettanto conosciuti e prestigiosi. Nel contesto locale, il marchio Pirelli gode di un certo prestigio. È generalmente conosciuto, non servono moltte spiegazioni sul settore o altro, ed è molto apprezzato per il livello di qualità, specialmente della produzione turca rispetto a quella di altri paesi dell’area mediterranea. Spesso viene collegato il brand degli pneumatici a marchi automobilistici con i quali ci sono collaborazioni, come Ferrari e Lamborghini, e la triade della qualità italiana del settore è servita.

2) Il mio orgoglio nel vedere nomi di manager italiani nelle comunicazioni. Sono presenti molti nomi italiani negli indirizzari, nello specifico a livello manageriale. Non mi risultano italiani tra i blue collars e solo una italiana nei white collars, che ho avuto il piacere di conoscere nel mio primo giorno in Pirelli. Ma a livello manageriale ce ne sono molti. E non solo in Turchia, ma anche nelle aziende Pirelli a livello mondiale sono molti. Quest’operazione, che garantisce una forte identità italiana, è agevolata da un programma interno di mobilità, che permette di spostarsi in Italia per un paio d’anni. Alcuni manager turchi hanno fatto questa scelta e spesso mi capita di sentirmi rivolgere la parola inaspettatamente in un perfetto italiano.

3) L’orgoglio dei i miei colleghi nel mostrarmi le loro conoscenze di italiano. Qualche tempo fa i miei colleghi hanno partecipato ad alcune lezioni di italiano e non perdono occasione di utilizzare quello che hanno imparato. Chiunque sappia un po’ di italiano, anche un semplice “Buongiorno”, tende sempre ad utilizzarlo nei miei confronti. Se da un lato mi fa una certa impressione sentirmi rivolgere la parola in italiano in un contesto prettamente turco, dall’altro è sempre un grande piacere sentire la mia lingua parlata da stranieri che, tra l’altro, hanno una certa predisposizione ad un ottimo accento italiano.

4) Le canzoni italiane al gran galà di chiusura dell’anno 2016. Last but not least, uno dei momenti più belli. Dopo mesi che non sentivo canzoni italiane, dato che mi sto impegnando nell’immergermi completamente nella realtà turca in modo da assorbire quanto più possibile nel minor tempo possibile, è arrivato il galà. É stata una serata ricca di riferimenti italiani, internazionali e ovviamente turchi svoltasi in un lussuoso hotel di Istanbul. La preparazione per alcune quel giorno ha avuto inizio già dal pomeriggio (citofonare al bagno delle signore per una testimonianza diretta sul livello di profumi, arricciacapelli, piastre e trucchi che ha dovuto gestire), ma la serata lo meritava: cantanti che si esibivano in canzoni tipiche italiane come “Lasciatemi cantare“, seguita da musica tradizionale pop turca. Un mix inusuale, ma perfettamente combaciante.

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Questo tirocinio mi sta dando moltissimo, sia in termini di nozioni e di relazioni, ma anche di una certa indipendenza. Mi sta insegnando molto sull’ambiente di una grande azienda, sulle relazioni con i colleghi, sulle tante sfaccettature di questo paese che sto imparando a conoscere e ad interpretare. È impressionante pensare che ho iniziato solo due mesi fa e già ho avuto modo di fare moltissime esperienze e porre altrettante domande…da qui in avanti cosa.

Testo di Silvia Dario

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