Essere felici a scuola: in Olanda si può. Un tuffo nel sistema scolastico olandese.

Andare a scuola in Olanda significa imparare, imparare e basta. Non significa, invece, sentire la pressione di un diritto-dovere mal interpretato da sistemi scolastici di vecchio stampo.

Non a caso il sistema olandese è spesso considerato un modello a cui ispirarsi.

Fin da piccoli, gli alunni olandesi godono di maggiore indipendenza, concessa sia dalla famiglia che dalla scuola. Nelle aule sviluppano la propria creatività e tante altre competenze senza esser messi, almeno per i primi anni, di fronte a un sistema numerico di valutazione. Crescono e imparano. E’ questo l’importante.

La scuola media, poi, non esiste. La prima classe della scuola superiore è chiamata, però, brugklas (“classe ponte”). La scuola superiore in Olanda ha durata variabile, in base al percorso che si sceglie di intraprendere. Escludendo le numerose combinazioni di studi e passaggi tra un indirizzo e l’altro, le opzioni sono tre: il VMBO, simile agli indirizzi professionali italiani; l’HAVO, lontanamente paragonabile alle industriali e il VWO, il corrispondente del liceo.

Da ex studentessa del quinto anno del VWO vi racconterò proprio di quest’ultimo. Ha una durata di sei anni e si divide a sua volta in due indirizzi: l’Atheneum e il Gymnasium, in cui è possibile studiare anche latino e greco.

Le materie obbligatorie sono poche: olandese, matematica, inglese, una seconda lingua straniera ed educazione fisica. Poi si sceglie il cosiddetto profiel, un pacchetto di materie appartenenti all’ambito scelto tra cultura e società, economia e società, scienze e tecnologia.

Infine, una serie di materie facoltative tra le quali scegliere quelle più affini ai propri interessi.

Una normalissima scuola, delle classiche lezioni, materie piuttosto comuni.

Nulla di nuovo, visto da fuori.

Essere figli di un sistema scolastico del genere, invece, è tutta un’altra storia.

Durante le lezioni di biologia si sezionano gli scampi o l’occhio di qualche animale, si esce per cogliere i fiori che poi dovranno essere analizzati al microscopio.

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La matematica sembra persino semplice. La teoria viene spiegata, ma di certo non imparata a memoria e gli esercizi vengono applicati a ciò che succede nel mondo.

Le lezioni di chimica sono ore passate in laboratorio a usare tutte quelle sostanze che le mie prof italiane a malapena nominavano.

In fisica si fanno esperimenti di tutto ciò che si studia.

E per tutte queste materie c’è un libro che si chiama Binas, un libro in cui si trovano tutte le formule e le nozioni utili, da usare anche durante gli esami perché “queste cose non ha senso studiarle a memoria”. Peccato che i miei insegnanti italiani non sembrino essere molto d’accordo.

Nelle ore di arte si disegna, si crea e si lascia libero sfogo alla fantasia.

Maatschappijleer, una specie di educazione civica, vi insegna come fare tutte quelle cose che si fanno nella “vita vera” e che di solito nessuno insegna mai, come scrivere il proprio curriculum, ad esempio.

I voti restano solo voti e non rappresentano le persone.

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Nel bel mezzo di molte lezioni, inoltre, è possibile sentir dire dai professori “prendete il cellulare e andate su Kahoot (un gioco online, nda)” per poi ritrovarsi a sfidare online i propri compagni di classe in un quiz che riguarda l’argomento spiegato. Perché sì, a scuola ci si può anche divertire.

Nelle scuole olandesi non tutto deve essere necessariamente difficile o noioso affinché valga la pena insegnarlo. Si impara tanto, ma si studia poco. E va benissimo così. Nessun professore resterà interdetto se direte di aver studiato solo mezz’ora il giorno prima, anzi, magari vi diranno anche che avete fatto bene a godervi il pomeriggio stranamente soleggiato. E se all’ultima ora del venerdì di uno di quei periodi scolastici davvero pesanti la prof vi vedrà stanchi, non farà finta di scusarsi per poi iniziare a spiegare Leopardi o chicchessia “perché il programma è troppo vasto, ci hanno tolto le ore, io non posso mica perder tempo”, anzi, è probabile che vi proponga una tazza di tè accompagnata da qualche biscotto e proprio per questo darà i soldi a qualcuno di voi per mandarvi al negozio più vicino a comprare qualcosa da mangiare per la classe. Sì, esatto: si può addirittura uscire da scuola senza millemila permessi e sì, anche solo per comprare dei biscotti in inverno o il gelato in primavera su commissione del professore di turno.

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Certo, non dico che tutto ciò sia migliore. La letteratura si studia poco, poesie non se ne leggono, storia dell’arte consiste nel nominare qualche opera qua e là.

Ma non per questo peggiore.

E’ semplicemente il risultato di una cultura che ha radici diverse da quella a cui siamo abituati.

Diverso, quindi, sicuramente sì.

E, forse sono di parte, ma lo ritengo anche un sistema più felice.

Meno compiti, meno stress, meno stanchezza, meno ansia.

Più libertà, più indipendenza, più tempo libero, più voglia di imparare, più sorrisi.

Ricordo lo stupore nell’entrare a scuola qualche mattina prima di Natale e ritrovarsi di fronte un coro che canta allegramente le canzoni natalizie, ricordo il giorno di Sinterklaas e le battaglie con i pepernoten lungo i corridoi, il Kerstgala (Gran Galà di Natale) e la Kerstontbijt – la colazione natalizia la mattina dell’ultimo giorno prima delle vacanze, le ore in cui un docente era assente e noi andavamo al bar più vicino a mangiare qualcosa per pranzo, la gita durante la quale i professori si facevano chiamare per nome e passavano le serate a cantare con noi seduti in cerchio intorno a qualcuno che strimpellava la chitarra, la giornata dello sport in cui siamo andati a giocare a squash e a beach volley in una struttura attrezzata, le serate passate al teatro con la classe di arte, le ore di inglese passate a recitare Macbeth.

E, ditemi voi, se a scuola siete mai stati così felici.

Per quanto mi riguarda, non lo ero mai stata prima.

Sì, sarò anche di parte, ma è proprio questo ciò che conservo nel cuore.

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anna di Seyssel ha detto:

    Molto interessante! È possibile frequentare se non parli l’olandese ma bene l’inglese? Mi sto informando per mia figlia che ha 16 anni. Grazie

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    1. IsottaS ha detto:

      Ciao Anna, ci sono molte organizzazioni e agenzie che supportano il conseguimento del 4 anno di studi in Olanda. Provi a dare un’occhiata a Intercultura. Si frequenta in inglese 🙂

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  2. Davide M. ha detto:

    non ho letto questo articolo, lo ho letteralmente divorato! Interessantissimo, interesantissimo, interesantissimo e realmente ben scritto! Grazie infinite per queste informazioni!

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  3. Luoghi d'Autore ha detto:

    Davvero molto interessante, grazie!!

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