Tre cose che solo chi ha vissuto in Turchia sa

Ci sono molte cose che si imparano stando in Turchia e l’esperienza varia da zona a zona. Per raccontarvi le tre cose che per me solo chi ha vissuto in Turchia sa, parto ovviamente dalla mia esperienza. Qualcuno di base a Diyarbakır, Trebisonda o Smirne potrebbe dare idee completamente diverse, come uno straniero che va a Palermo parlerà di tre cose diverse rispetto a chi va Bergamo o Bolzano. Ci sono un paio di luoghi comuni che girano sulla Turchia e che mi è capitato di dover sfatare e c’è una cosa che ho capito vivendo qui e vedendo le abitudini.

Partiamo con uno particolarmente valido in questo periodo:

1) La Turchia non è solo il paese soleggiato con palme e spiagge e moschee;

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Lo scrivo distesa sul tappeto, indossando pigiama di pile e pantofole pelose. La Turchia non è solo Istanbul d’estate, con il tramonto al canto del muezzin e i turisti in maniche corte sul Bosforo, né Antalya tutto l’anno con i suoi 10 gradi di minima e gente che fa il bagno a dicembre (per la cronaca, noi in Italia se vediamo qualcuno che fa il bagno con il freddo diciamo “è tedesco”, qui il commento è stato “devono essere russi”- sempre quelli “di sopra” insomma). Ad Instanbul stessa e nel luogo dove mi trovo io, İzmit, Kocaeli, d’inverno fa un freddo notevole e la neve non manca. Ora scrivo da una stanza ben riscaldata, guardando dalla finestra il pupazzo di neve che abbiamo creato ieri e chiamato Andrea, che, per dirla tutta, la scorsa motte ha popolato i miei incubi.

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2) L’uscita tipo dei locals non è il giro in centro, ma il giro al centro commerciale;

Ecco, questo non è un luogo comune, ma è qualcosa che ho realizzato nel corso delle settimane qui. In Italia, spessissimo mi capitava di non sapere cosa fare e dire “dai, troviamoci in centro e ci facciamo un giro”. Poteva essere un giro per i negozi, ma anche semplicemente una passeggiata in centro, passando dal duomo alla piazza, dai vicoletti ai via dei negozi del centro storico. Questo è difficilmente applicabile qui, nonostante il giro in centro si possa fare. Ma fa troppo freddo o troppo caldo, dipende dalla stagione, e secondo alcuni amici qui non è che ci sia chissà cosa da vedere se non una distesa di negozi ed edifici istituzionali. Quindi, perché non andare in un luogo dove la temperatura è sempre migliore di quella esterna e dove puoi organizzare un’intera serata, dallo shopping al bar (starbucks o normale caffè per un tè o un sahlep) al fast food e al cinema? Ecco la soluzione del centro commerciale, per cui ci si incontra sempre lì e soprattutto il fine settimana trovare parcheggio è sempre una scommessa, specie se come me hai una macchina a GPL e non puoi usare gli innumerevoli posti del parcheggio sotterraneo. Ogni volta che arrivo al parcheggio del centro commerciale che frequento di più, perché vicino al lavoro e perché particolarmente ricco di negozi, bar e scelta di film al cinema, scatta la guerra al parcheggio. C’è chi si lancia fuori dalla macchina e corre a occupare un posto aspettando che l’autista della macchina giunga a destinazione, c’è chi si affida al siriano di turno che offre fazzoletti che si ricicla parcheggiatore, c’è chi parcheggia a sentimento in terza fila. E poi ci sono io, che forte delle dimensioni piccole della macchina, la infilo sempre in spazietti ottimi per un paio di carrelli.

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3) In Turchia non tutte le donne non hanno il burqa, così come non tutti gli uomini hanno i baffi alla Solimano il Magnifico

Questa è la mia preferita, perché spesso mi trovo a doverlo spiegare. Ci sono delle donne che hanno il burqa, alcune sono turche, altre no. Ma altre hanno il velo a coprire i capelli, altre ancora non portano il velo. Alcune sono vestite talmente “all’occidentale” che se fossi la loro madre e girassero così per Milano o Napoli chiederei loro se sono davvero sicure di voler uscire così. Una volta all’aeroporto, una ragazza di Istanbul aveva degli short così short e degli stivali alti fino all’inguine che avrei voluto farle una foto e mandarla a tutti quelli che mi chiedono se giro per strada con il velo. Finora ho sempre visto una grande varietà di stili e abitudini e nessuno al di fuori della moschea mi ha chiesto di mettermi un velo in testa. Credo che la forza di questo paese stia nella coesistenza delle differenze con una chiara identità, seppur in continua evoluzione, di cosa significhi essere turco.

Testo di Silvia Dario

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