Vi racconto il mio Marocco: immagini di un’altra realtà

Gennaio 2016. Skyscanner, durante uno dei miei inspirational tour sul sito, mi consiglia un’affascinante destinazione esotica allo stesso prezzo del treno che prendo per tornare a casa a Natale.

Non c’è neanche da fermarsi a pensare.

Dopo aver abbozzato un itinerario mentale, acquisto su due piedi un biglietto per marzo con destinazioni multiple: arrivo a Fes e partenza da Marrakech.

Marzo 2016. L’itinerario mentale è rimasto al suo stato originale. Non mi piace programmare troppo i miei spostamenti, né fantasticare sulle mete. Nessuna aspettativa. Nessuna immagine preconfezionata di un paese che non conosco ancora. Preferisco aspettare le immagini più vere, le mie.  

Tengo il mio biglietto bianco e blu a fermentare nell’allegato di un’email, fino al momento giusto per aprirlo.

Prenoto un B&B per la prima notte e qualche giorno dopo sono su un aereo per il paese del Tajine e dell’olio di Argan, insieme al mio fidato compagno di viaggi.

Da lì in poi il Marocco mi ha sorpresa, emozionata. Mi ha resa insaziabile.

Avevo la costante sensazione che dietro ogni angolo ci fosse un monte, oltre il monte il deserto e dietro alla duna più alta il mare. E quando ho capito che era davvero così, che potevo vedere tutti i paesaggi della mia immaginazione in uno spazio relativamente ristretto, ho deciso che prima o poi ci sarei ritornata.

Per forza.

Fino ad allora le mie immagini, le mie poche ma intense fotografie visive e sensoriali, saranno l’unico ricordo, l’unica testimonianza, di un viaggio che non dimenticherò.

SI IMG_4212.jpg

Nelle strade azzurre di Chefchaouen, la piccola cittadina andalusa del nord, mi sono persa tante volte. Il blu della medina, che primeggia sulle pendici dei monti del Rif, dà la sensazione di essere in un luogo privilegiato, nell’unica roccaforte umana in una enorme vastità naturale. Sarà per questo che il luogo è stato a lungo ritenuto sacro ed inviolabile dai musulmani, paradisiaco e salvifico dagli ebrei, e forse con il blu dei suoi edifici vuole assimilarsi a quei fiumi, laghi, cascate che la circondano e al cui corso non vuole essere d’intralcio.

SI IMG_4529.jpg

Le cascate di Ouzoud sono uno spettacolo indescrivibile. La sensazione è simile a quel senso di impotenza e piccolezza che provavano i Romantici nel contemplare la grandezza della natura: il Sublime.

Si insomma, sei in un’enorme fossa di arenaria rossa scavata da una mastodontica cascata a tre salti, a saltellare tra un rivolo e l’altro del fiume mentre i macachi berberi ti camminano tra i piedi come se non stessi lì ad aspettare il momento migliore per fotografare le loro natiche rosa, e pensi che forse Dio esiste e vive ad Ouzoud.

SI IMG_4154.jpg

Ma veniamo all’incontro più bizzarro del viaggio. Una piccola conceria di Fes.

Entriamo a curiosare in un cortile a caso e alcuni conciatori ci invitano per la loro pausa tè. Poche pelli già tinte sono appese ai muri, tante altre accatastate e pronte per essere scarnite (assottigliate e ripulite prima della conciatura).

Tra tutti quei tè, una chiacchiera e un’altra, un gesto, uno shukran e qualche parola inventata in francese, non mi accorgo che il mio lato animalista-veg è andato a farsi friggere e, con un aggeggio di metallo a forma di mezzaluna, pettino allegramente la pelle di una capra, ancora coperta di pelo.

Regola n.1: nuove esperienze prima di tutto!

si-img_4739

E dopo aver valicato catene montuose, percorso strade ingarbugliate a picco sul nulla, attraversato gole anguste, oasi e valli, approdiamo esausti alle porte del Sahara. Facciamo il nostro ingresso trionfale in groppa a dei cammelli sussultanti e, man mano che procediamo, le loro impronte sulla sabbia vengono cancellate dal vento insieme a qualunque traccia della presenza umana.

Passare una notte nel deserto significa vedere il cielo stellato più fitto, l’orizzonte più lontano e ascoltare il silenzio più profondo che si possa immaginare. Senza contare il sandboarding, le performance di musica berbera e l’arte del rotolamento dalla duna che anche prese singolarmente sono un’esperienza.

Un rapido sguardo a Marrakech prima di tornare a casa, ai suoi suq e alle sue piazze gremite di gente. Eravamo tornati tra gli uomini ma ancora troppo nostalgici della natura per godercela a pieno.

Ne rimane un’immagine sfocata, ancora da definire e da aggiungere alle nuove.

In un altro Marocco.

SI 13236058_10209468600383029_274123775_n.jpg

Testo di Alice Valenza

 

2 commenti Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...