Preparare la valigia per un anno in Olanda

Preparare una valigia non è mai facile, ancor meno se sai di dover stare un anno via, lontana da casa, da tutto ciò che hai e che non usi, ma di cui senti di non poter fare a meno proprio quando stai per partire.
Così, provi ad incastrare tutto in un puzzle quasi impossibile che nemmeno il miglior giocatore di Tetris potrebbe aiutarti a risolvere la situazione.
Inizi allora a lanciare le cose un po’ a caso, convinta che l’importante sia mettere dentro più roba possibile.
Beh, ecco, questo è ciò che ho fatto io. 

È ciò che ho fatto io per poi rendermi conto di aver sbagliato sin dall’inizio.

Avevo infilato in valigia quante più cose possibili: libri, trucchi, un diario, borse e zaini, abbigliamento sportivo non-si-sa-mai che venga voglia di correre a una come me che corre solo per non perdere l’autobus, infinite quantità di vestiti e altrettante di scarpe. Bene, ero pronta a partire. O almeno, era questo ciò che pensavo. 

Il primo problema che mi trovai ad affrontare fu la pioggia. Sì, insomma, lo so che in Olanda piove spesso. Eppure io avevo la strana convinzione che non fosse necessario portare un ombrello: lì ne avrei trovati a bizzeffe o qualcuno me lo avrebbe prestato. Beh, le cose non andarono esattamente così. Mi ritrovai qualche giorno dopo il mio arrivo a pedalare sotto quella pioggia fastidiosa. “Vedi, ti serviva l’ombrello”, penserete. In realtà no, anche gli olandesi erano lì a sfidare la pioggia. Che poi, è già difficile riuscire a districarsi in quel traffico di biciclette, figuriamoci con un ombrello in mano. Non che gli olandesi non ne siano capaci, anzi, in bici riescono perfino a mangiare e a leggere, però immaginate due file di bici e altrettanti ombrelli, ecco, forse non è proprio la cosa più comoda del mondo. Gli olandesi non usano gli ombrelli. O perlomeno non quando sono in bici, cioè quasi sempre. 

L’ombrello mettetelo in valigia se siete turisti e vi muovete a piedi, altrimenti bocciato. 

Gli olandesi si proteggono dalla pioggia incessante con una tuta plastificata, la infilano sui vestiti prima di uscire di casa e la tolgono nel corridoio della scuola o in ufficio. Vi direi di metterla in valigia, se solo sapessi dove è possibile comprarla fuori dall’Olanda. 

Pare sia anche calda, non so, io in realtà non l’ho mai provata. Io ringrazio ancora la mia mantella plastificata. Anche alcuni olandesi la usano. Certo, non copre completamente le gambe e con il vento svolazza un po’ ovunque, ma il suo lavoro tutto sommato lo fa. E’ comoda e poco ingombrante e si trova anche in Italia in quei negozi che vendono un po’ di tutto.

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Secondo problema: il freddo. 

Mettete in valigia gli indumenti più caldi che avete, ma se – come la sottoscritta – vivete al confine con la Terronia (parte meridionale dell’Italia, nda) o appartenete ad essa, dubito abbiate vestiti caldi abbastanza per il freddo olandese. Le temperature sono poco più basse rispetto a quelle italiane, ma – fidatevi – il freddo non ha nulla a che fare con quello a cui siamo abituati. Soprattutto se continuate a pensare che ci si muove sempre in bici. Anche con la neve. (Sì, mi è capitato.) 

Insomma, sì a sciarpe, cappelli, maglioni di lana, calze termiche e tutto ciò che avete. 

 Potrei anche dirvi di portare qualche pacco di biscotti o un po’ di cibo perché, diciamocelo, non è che l’Olanda sia famosa per la sua tradizione culinaria. Ma non lo farò. 

Anzi, vi dico di portarvi tanta curiosità di assaggiare le vleeskroketten o lo stamppot. Vi invito a fare colazione con pane, burro e hagelslag. Vi raccomando di stupirvi, pensare che in fondo tutto ciò non sia così male per poi rendervi conto che non ha proprio senso mangiare pezzetti di cioccolata che volano ovunque su una fetta di pane in cassetta. 

Ecco, sì, in valigia mettete anche un po’ di queste cose. O meglio, mettete soprattutto queste cose. Metteteci la voglia di scoprire quelle casette tutte uguali, la forza di duellare con la pioggia e la capacità di accettare la sconfitta quando vi ritroverete i jeans bagnati e i capelli scompigliati. Mettete in valigia l’intenzione di ammirare un campo di tulipani e e la voglia di tuffarvici e preparatevi alla delusione di non vederne nemmeno uno.  Se ci entra, infilate in valigia anche il desiderio di perdervi tra i quadri di Van Gogh e lo stupore del momento in cui scoprirete che si pronuncia “Fan Gog” con il suono della “g” che non riuscirete mai ad imitare.

Infine, portate la vostra abilità di sognare ad occhi aperti, ma anche quella di apprezzare un Paese ricco di contraddizioni. 

Lasciate a casa, invece, la paura di amare perché – fidatevi – dell’Olanda ve ne innamorerete.

Testo di Benedetta Di Filippo

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