Vivere in Australia: la mia cartolina da un balcone di Victoria street

16 556 Kilometri, 23 ore di volo e 10 ore di fuso orario è tutto ciò che vorrei che scomparisse per essere di nuovo lì da Te.

Il 10 Novembre 2015 sono partita per quella che speravo essere l’esperienza che in qualche modo potesse trasformarmi e farmi capire realemente cosa significa viaggiare.

Si parte per tante ragioni.

Una delusione d’amore.

Una lingua da imparare.

Amici da conoscere.

Un lavoro che ti permetta finalmente di essere indipendente.

Sono partita per tutte questi motivi, senza mai dimenticare che su di Te avevo investito tanto e non potevo permettermi di sbagliare.

Solo alla fine però ti rendi conto che non sei scappato da tutte quelle piccole cose che ti facevano star male ma, sei scappato per una vera sfida, una sfida con te stesso.

Arrivi dopo due giorni, cerchi di essere forte, non devi pensare a quanta distanza ti separa dalla tua famiglia, dal tuo ragazzo e dai tuoi amci.

In testa i pensieri che ti frullano sono sempre gli stessi.

E’ la scelta giusta?

Riuscirò a trovare lavoro?

Come farò con la lingua?

L’unico vero aiuto dalla città in cui sei cresciuta è l’Amica di sempre che decide di partire con te.

Non hai una casa, non hai un lavoro e non conosci minimamente la città.

I primi giorni senza rete internet?

Un disatro.

Anche decidere dove andare a mangiare diventa un problema.

Sei in un altro mondo ma, allo stesso tempo, vuoi farne parte a tutti i costi.

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Te sei stata la mia casa per 9 mesi.

La distanza che ti fa capire chi sono le persone che realmente tengono a te.

La mia spiaggia infinita con percorsi magici, il mio preferito quello da Bondi Beach a Bronte dove non puoi far altro che camminare e pensare che il posto in cui sei cresciuta a volte può essere così banale.

Un cielo incredibile sia di giorno che di notte con mille sfumature di colore, mai lo stesso.

Sei stata la litigata per una mozzarella ma, anche la felicità nel festeggiare un compleanno attorno ad un tavolo con una bottiglia di prosecco in mano e i tuoi coinquilini.

Sei stata un viaggio di un mese lungo l’East Coast con uno zaino di 7 kili in spalla, prima per una settimana preparavi due valigie e ti sembrava di non avere abbastanza spazio per tutti i vestiti che avresti voluto portare con te.

Condividere la camera con altre 15 persone che non hai mai visto, guidare una Jeep nelle Fraiser Island, buttarti in un torrente con una corda come Tarzan, fare il bagno nelle WhitSundae e dormire per due giorni su una barca.

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Te sei stata una lingua che non è mai stata la tua, i panorami più strani, i sorrisi più grandi e i pianti più disperati.

Un tatuaggio sul braccio con una piccolo aereoplanino e due parole “No worries”: la base del gergo australiano che, ogni giorno, in mezzo ai tavoli di un tipico ristorante del posto dovevi ripetere infinite volte.

Sei stata Colei che mi ha aiutato a capire che viaggiare è la vera felicità, camminare può essere divertente e una macchina non è poi così indispensabile.

Mi hai trasformato.

Ho sempre fatto quei viaggi “comodi”, un vilaggio all inclusive con tutto ciò che serve per farti sentire al sicuro.

Ora devo assolutamente fare viaggi con uno zaino in spalla.

C’è troppo da scoprire.

Da conoscere.

Da vivere.

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Quando inizi a chiamare “casa” l’appartamento di Potts Point a Sydney però, incominci a spaventarti.

Non ti dicono mai poi come sei quando torni.

Cambi.

Senza rendertene conto la vita qui ti sembra così banale, la vita che hai fatto per 24 anni.

I posti da vedere ti sembrano così uguali e così insignificanti.

Gli amici di sempre sono andati avanti con le loro vite, pensavi che il mondo si bloccasse in tua assenza, non hanno più tanto tempo per te.

Ti senti invincible quando sei via, quando torni ti ritornano tutte le paure che avevi.

Prima guadagnavi abbastanza per pagare un affitto, per pagarti una scuola d’inglese, per viaggiare, per andare a Bali e alle isole Gili e lì, ti rendi conto che un’isola deserta può darti tutto.

Non serve la tecnologia, servono tre amici, delle infradito, un’amaca e un mare per farti star bene.

Un viaggio ti cambia.

Capisci la bellezza che ci circonda ma capisci anche la facilità con cui i ragazzi della tua età si costruiscono un futuro.

Ti demoralizza e ti fortifica.

Nove mesi sono un’eternità per molti ma troppo poco in realtà per scoprirti in ogni spiaggia, in ogni città e in ogni festival.

Ogni angolo della città diventa tuo.

Darling harbour e la sua ruota panoramica fanno da sfondo a molte foto, a molti serate e a molti ricordi.

Poi arriva un momento che capisci che devi tornare nella città dove sei cresciuta.

Sydney sei stata la casa che mi ha insegnato che “sognare la terra lontana” più diventare realtà.

Cerchi di tenerti stretto a tutto ciò che eri e ti lasci andare a ciò che sei.

Un mondo di cui ho fatto parte e di cui non mi voglio più staccare.

Vi accompagnerò ogni settimana raccontandovi passo dopo passo la mia esperienza per far sì che ve ne innamoriate.

Un biglietto aereo per l’altra parte del mondo…ci hai mai pensato?

Scrivo di Te, una cartolina dal balcone di un appartamento di Victoria Street a Sydney.

Grazie Aussie,

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Testo di Giulia Centi

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