Un weekend a due passi da Bangkok: Koh Samed

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Koh Samed (o Koh Samet). Una delle mete preferite dagli abitanti di Bangkok e una tappa tipica per chi vuole inziare a scoprire la moltitudine di isole Thailandesi.

Calma, mare stile Sardegna, non troppo affollata, spaziosa, facile da raggiungere per un weekend al mare.

Koh (Isola) Samed si trova a tre ore e mezzo di bus da Bangkok. Sia il bus che i locali minivan partono ogni ora dalla capitale da Ekkamai Eastern Station e arrivano a Ban Phe. Costo del viaggio andata e ritorno: 300 Baht (8-9 Euro)

I posti a sedere sono tutti esauriti, i passeggeri per la maggior parte sono Thailandesi. Mi chiedo quanti Farang (stranieri) utilizzino i mezzi pubblici in questo paese, anche per le destinazioni più lontane. Forse il bus è solo per giovani backpackers in cerca di un’esperienza in più e una paura in meno rispetto a minivan privati o agli aerei a basso costo.

Partenza ore 8 di mattina, arrivo a Ban Phe, sulla costa, per le 11.30. Cittadina di pescatori colorata e vivace. Il bus si ferma davanti al pier (il molo da dove partono i battelli e le barche per l’isola). Si respira aria “Natalizia” con addobbi ed alberi di Natale. E’ il primo inverno che passo al caldo, mi fa strano sentire il profumo del mare, il caldo sulla pelle e poter dire “siamo a metà Dicembre”.

Decido di prendere la speed boat, più veloce e comunque economica rispetto ad un battello: 20 minuti contro 1 ora di viaggio.

Il mare è blu, calmo, mentre ci avviciniamo sobbalzando all’isola. Non troppe barche in vista, buon segno.

Approdo su Koh Samed con i piedi scalzi nell’acqua trasparente. Spiaggi con sabbia finissima e chiara, palme, ombrelloni: l’atmosfera tropicale Thailandese.

Resisto alla tentazione di buttarmi in acqua (sono le 12.30, il sole picchia, l’acqua sarà stata sui 24-25 gradi) e mi dirigo alla guesthouse che ho prenotato su consiglio di un amico.

Cammino 5 minuti sulla sabbia, con il rumore delle onde che mi riporta alle estati da ragazzo nel Salento o ad Agrigento. Qui però solo turisti occidentali biondi e solo qualche autoctono.

Prendo una stradina tra le palme e mi ritrovo davanti l’insegna di un parco naturale: Khao Laem Ya – Mu Ko Samet National Park. Le guardie forestali escono da un gabbiotto di legno e mi dicono che per entrare bisogna pagare il biglietto, 200 baht (4-5 euro). Guardo il GPS, che mi indica che la guesthouse è qualche minuto oltre l’entrata del parco. Cerco di spiegare alle guardie che devo solo fare un paio di centinaia di metri per poi riuscire. No, il biglietto bisogna pagarlo, è un parco naturale. Pago e ricomincio a camminare.

L’atmosfera è moooolto rilassata, botteghe locali e per turisti, qualche bar che mostra la Premier League. Aria di parco naturale, però, proprio non c’è.

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Arrivo alla guesthouse e mi sistemo. Parlo al ragazzo alla reception e mi spiega che in Thailandia, specialmente nelle isole, dove l’unico introito è il turismo, le normative ambientali esistono, ma solo su carta. Russi, cinesi e altri occidentali posso arrivare sull’isola, pagare in nero il responsabile di turno, comprarsi l’appezzamento di terra e costruire la propria casa o guesthouse. A patto che dia lavoro ai locali. Rimango un po’ con i pensieri sospesi, non so bene dove porre il disappunto etico da giovane viaggiatore. Decido semplicemente di annuire e terminare la conversazione.

Ritorno in spiaggia e cammino verso Sud. Vari localini sono aperti sulla riva, preparano da mangiare a qualsiasi ora del giorno fino a notte fonda. Sottofondi Hawaiani fanno da accompagnamento. Mangio un Pad Thai con pollo (1 Euro) al volo.

Non vedo ancora Thailandesi in giro, solo turisti. Mi fa strano sapere che vivo a tre ore di distanza da questo posto, mezzo turista, mezzo residente in Thailandia, e sapere che le persone che vedo sarebbero state tra qualche giorno su un aereo per tornare alla loro realtà. La loro realtà là e la mia realtà qui.

Trovo una spiaggetta un po’ fuori dal centro abitato, qualche palafitta abbandonata sulla collinetta appena sopra. Il rumore delle onde, il profumo di mare, il silenzio attorno, il movimento lento e rilassato dei passanti, l’acqua azzurra, sabbia bianca, cielo blu. Le spuntine sulla lista ci sono tutte. Mi tuffo e non esco prima di un paio d’ore.

Mi ricordo di aver portato un cappello di babbo natale, per far invidia agli amici Europei. Metterlo è una ragione buona abbastanza per uscire dall’acqua.

Avevo sempre voluto farlo 😉

Mi rilasso fino a sera, fino al tramonto tropicale. Sono sulla costa Est, quindi non riesco a vedere il sole, ma lo spettacolo è comunque paradisiaco.

Verso le 17.30-18 cominciano a spuntare anche i primi Thailandesi, tutti rigorosamente in acqua con la maglietta addosso per non abbronzarsi. Mi sembra di vedere gli amici pugliesi che le-4-è-troppo-presto-per-andare-ammare. L’acqua è ancora calda, e l’atmosfera quasi immobile.

Mi riavvio verso il centro abitato dell’isola quando è già buio pesto. Mi fermo in un ristorante per mangiare del pesce fresco (rischiando, sì, però bbbono ed economico). I ristoranti sulla spiaggia sono pieni di Thailandesi e quasi nessun turista. Tempo di un paio di birrette e mi scende la stanchezza tipica della vita da spiaggia. Trascino i piedi nelle ciabatte fino alla guesthouse (al gabbiotto d’entrata al porco ormai più nessun controllo) e mi addormento di sasso. Dormo come non avevo fatto da settimane.

Mattina del giorno dopo lenta, colazione continentale, salto in bottega per comprare acqua e poi di nuovo dritto in spiaggia. Il tempo è meglio del giorno prima, l’acqua sui 23 gradi.

Passo la mattina tra bagno, camminate sul litorale in acqua, nuotate, libro. Pranzo con panino. L’atmosfera è quella della domenica.

Riprendo la speed boat del ritorno nel primo pomeriggio per essere a Bangkok alla sera. Viaggio corto ma intensamente rilassante. Tornerò a Koh Samed, magari una volta al mese, perché è bella, è facile arrivarci, non è caotica come isole più grandi come Phuket. Perché sì.

Lascio l’isola con lo spirito del ragazzo che ritorna da un’estate al mare. Un po’ triste, un po’ più abbronzato. Però poi ripenso: non è che ricomincio scuola, vivo a Bangkok, e la Thailandia ha più di 200 isole. E voglia di viaggiare e scrivere ne ho da vendere. Sono un ragazzo fortunato.

Testo di Nicola Fraccaroli

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