Ecco perché la Turchia mi ha cambiato la vita

Certe volte, o forse spesso, bisogna avere il coraggio di non farsi fermare dalle informazioni e buttarsi, per conoscere le cose direttamente. È forse più costoso? Sì, non c’è dubbio. È forse più faticoso? Decisamente. Ma quello che si ha in cambio è impagabile: potersi fare un’idea del paese nella sua quotidianità, potersi sentire a proprio agio in un paese che non è il tuo, ma che ti accoglie con curiosità ed entusiasmo.

La Turchia mi sta cambiando parecchio la vita, giorno dopo giorno. La Turchia è come una persona che entra nella vita di un’altra e dal primo giorno sistema il suo spazzolino nel bagno, appoggiato sulla mensola apparentemente in maniera casuale, ma è lì. Una persona che mette le ciabatte nell’armadio. Certo, non in bella vista in entrata, ma sono lì. Sono tutte cose che percepisci fin da subito come normali, forse, ma quando non ci sono o quando pensi a come eri prima, necessariamente senti la differenza.

Ecco, il paragone è forse banale, ma rende l’idea. Un esempio è la colazione turca: olive nere, pomodori, formaggio e rafadan yumurta (un uovo cotto nel suo guscio, lasciando il tuorlo leggermente liquido, da mangiare con cucchiaino e pane) sono ormai di ruolo nella prima fase della colazione. E poi arriva il dolce: marmellate, cioccolata, burro, miele e kaymak, un dolcissimo derivato del latte, cremoso e soffice. Il tè è immancabile: bollente e con sfumature rosse è anche necessario per mandare giù il tutto…per un’italiana abituata a latte e cereali o cappuccino e brioche il té è estremamente d’aiuto, lo è stato soprattutto nei primi giorni! Ma ora sono sicura che quando tornerò in Italia, e farò la mia solita colazione italiana, all’apertura del frigo cercherò olive, formaggio e kaymak. Ed è piuttosto probabile che mi metta a cercare la teiera turca invece della moka. Fin da subito è stato tutto normale per me, mi dicevo “sono in Turchia e mi comporto come un turco” (avrei detto una turca se non avessimo quella fastidiosa dicotomia in italiano…). Il mio stomaco non è stato da subito della stessa opinione ma si è adeguato in tempi record. Ma nel momento in cui tornerò alle mie abitudini italiane tutto questo mi mancherà.

La decisione di trasferirmi per un periodo in questo paese in un momento in cui non era uno dei paesi più consigliati è stata un azzardo, malvista da molti italiani che conosco, perchè ritenuta una scelta pericolosa. Reazione assolutamente comprensibile. Io stessa mi facevo alcune di quelle domande: sarà sicura? Avrò difficoltà burocratiche? Che quotidianità riuscirò a vivere? Avrò problemi? Domande che probabilmente mi accomunano a molti altri italiani che stanno per partire per altri paesi…e che hanno una leggera (ma leggera, eh, im-per-cet-ti-bi-le proprio) mania del controllo come me.

Quello che ho scoperto è che la Turchia è orgogliosa di accogliere gli stranieri, perché è orgogliosa di potersi mostrare. È felice di mostrarti la sua accoglienza e generosità e orgogliosa di quello che ha da offrire, che sia una baklava di Gaziantep, l’olio di rosa di Isparta o il cuore brulicante di Istanbul, Sultanahmet e Ayasofia. È molto emotiva, certo, con lei devi usare gentilezza e restituire lo stesso rispetto che ti arriva, con gli interessi. Ma ti ripaga del tutto, a volte lasciandoti anche la sensazione di non aver fatto abbastanza per restituire le gentilezze.

Difficoltà finora ce ne sono state, ma soddisfazioni altrettanto. E non è forse la soddisfazione di farcela, nel proprio piccolo, che accomuna tanti di noi e ci fa partire per nuove avventure in nuovi paesi, che si tratti di qualche giorno di relax e di scoperta oppure di periodi più lunghi? Io credo sia quello il motore di tante partenze: la voglia di scoprire, la curiosità di vedere e fare cose che vanno al di fuori della regolare quotidianità alla quale siamo stati abituati fino a quel momento.

Nei prossimi appuntamenti vorrei farvi scoprire la Turchia quotidiana, quella che chi lavora e studia qui sperimenta ogni giorno. Vorrei che sentiste anche voi un po’ dell’aria che respiro in questo paese e vi venisse voglia di partire, fosse anche solo per un fine settimana. Spero di riuscirci.

Testo di Silvia Dario

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