Madrid: un anno, tre case e tre lavori dopo

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Nell’agosto del 2015 uscivo dalla scuola per traduttori con una laurea specialistica e da una relazione con il cuore spezzato. Quindi decisi che era l’ora di partire.

Molte persone quando si trovano in una di queste due situazioni pensano che non esista miglior occasione per cambiare la propria quotidianità, muoversi, spostarsi.

Io ebbi la (s)fortuna che nel mio caso le due cose coincisero nello stesso periodo.

Così comprai un volo da 19.99 euro per Madrid. La scelta della meta non fu per nulla casuale: avevo un’amica che, tra alti e bassi, ci viveva da due anni con il suo ragazzo e che dopo la mia rottura mi aveva convinto a raggiungerla per mettere in pratica lo spagnolo imparato all’università. Mi disse che potevo stare da loro e occupare la camera degli ospiti finché non avessi trovato una casa mia. Era un’offerta che non potevo rifiutare.

Inoltre prima della partenza avevo trovato uno stage, ovvero un lavoro non retribuito, come insegnante d’italiano in un’accademia di lingue. Pensai che come inizio poteva andare bene e “poi si vedrà”.

Partii il 23 settembre. In due settimane trovai una casa. Mi misi a cercare un lavoro che potessi compaginare con le lezioni all’accademia di lingue e grazie alla mia vasta esperienza come cameriera/barista/aiuto-in-cucina dopo due giorni mi presero in un ristorante. E così iniziò la mia movida madrileña.

I ragazzi che lavoravano con me, tutti tra i 20 e i 30 anni, diventarono quello che più di avvicinava alla mia famiglia. Iniziammo a uscire dopo il lavoro, andare per locali, ubriacarci in botellones improvvisati (per altro proibiti dalla legge e punibili con una multa di 600 euro)… Così, in quei primi mesi di fiesta loca persi un po’ di vista i miei obiettivi. Mi divertivo, ma non facevo nulla di stimolante per la mia vita lavorativa. Ovviamente non pretendevo che appena uscita dall’università mi capitasse in mano un lavoro relazionato con i miei studi, ma nemmeno di fare lo stesso che facevo quando non avevo nessun titolo. Così ne trovai un altro, e poi un altro ancora, cercando di avvicinarmi sempre di più allo stile di vita che volevo condurre.

Ed eccomi qui, un anno, tre case e tre lavori dopo (forse perché “three is the magic number”). Non sempre è facile portare avanti una scelta presa sulla scia delle emozioni, come non lo è vivere da sola e per di più in un Paese che non è il mio. So che suona un po’ banale, ma non c’è nulla come casa. Ciononostante, in questo momento della mia vita non riesco nemmeno a pensare di tornare in Brianza, dove ho trascorso la maggior parte del tempo.

Doversela cavare senza voler chiedere niente a nessuno spinge all’analisi interiore e credo che una città liberale come Madrid ti metta spesso di fronte alla discrepanza tra chi sei e chi vorresti essere. Io, per esempio, ho sempre pensato di essere una persona aperta, eppure mi sono scontrata con abitudini e modi di pensare che dal mio punto di vista sono inconcepibili, perché come tutti ho degli schemi mentali ben radicati nel mio essere che non posso ignorare o estirpare. Quindi ho dubitato di me stessa, ho pensato che forse ero io a sbagliare, che magari non ero così aperta come credevo e ho anche desiderato essere diversa da quel che sono. Ma non si può. E alla fine ho deciso di accettarmi, perché ho capito che il potere decisionale è la libertà più importante di una persona.

Io credo (e spero) di aver deciso che piega far prendere alla mia vita.

Testo di

Gloria Galbusera

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