Lettera da Londra con il cuore in disordine

In ogni storia c’è un momento in cui tutto appare chiaro e non ci sono dubbi. Oggi vi racconto il mio. 
Era un giovedì di dicembre, qualche anno fa. Londra faceva da sfondo. Tutto era caotico, in movimento. Era difficile aggrapparsi sui mezzi pubblici, figuriamoci a qualsiasi altra cosa. Tutte le persone – bianche, nere, grasse, magre, alte e basse – si muovevano in maniera ordinata, tenevano la sinistra e correvano. Già, la velocità dei loro passi era impossibile da ignorare. Mi chiedevo che cosa ci fosse da correre così tanto. Immaginavo avessero qualcuno da cui tornare, 

Era dicembre e questo autorizza tutti a sentirsi un po’ più pieni di speranza, giusto? 

Poi ho pensato che probabilmente si trattava solo di arrivare in tempo al lavoro, o per un qualsiasi altro appuntamento. 

La città però era magica. L’aria era leggermente tagliente per via dell’inoltrarsi nella stagione invernale. Oxford street sembrava una grande metropoli cinese con fiumi di persone che si riversavano in ogni direzioni. Camden invece era vibrante, avvolta nel suo alone di mistero, con musicisti ad ogni angolo pronti a intonare la canzone perfetta. 

Insomma, che dubbi avrei mai potuto avere quando tutto sembrava dare risposte così chiare? 

Invece, nonostante Londra l’avessi scelta proprio per fuggire dai miei problemi, i miei dubbi erano riusciti a raggiungermi fin lì. Si trattava di quel genere di dubbi che ti tengono sveglia la notte e ti fanno passare non solo la fame, ma anche tutta la vita che ti circonda. 

Così ho preparato il mio bagaglio a mano con qualche maglione pesante e tante speranze, va a finire che servono anche quelle, e sono partita. Sono partita da Milano con i capelli in ordine ed il cuore in disordine. Sono arrivata a Londra e, nonostante tutto mi dicesse che ci potevo credere, io avevo ancora tanti dubbi e troppi fantasmi per lasciarmi andare.  

Ero senza speranze a quel punto. Così ho deciso di lasciarmi alle spalle le strade incasinate e i quartieri del centro. Mi sono infilata in un locale per un concerto e mi sono fatta trasportare dalla musica che è l’unica voce che sentiamo in certi periodi. Ero di nuovo leggera e con gli occhi chiusi mi godevo quel primo momento mio. Senza paure, ansie o dubbi. C’ero solo io. 

Ho aperto gli occhi e c’eri tu di fronte a me. Mi guardavi e te la ridevi. E mentre mi dicevo che non me fregava niente, tutto cominciava a sembrare diverso. La musica, il locale, le altre persone. Tutto si stava convertendo in grosse macchie sfocate e vedevo solo te chiaramente. 

Sono stati poi giorni pieni, misurati al millimetro per ottenere la ricetta perfetta. Mai troppo, mai troppo poco. Sono finita ogni giorno con i capelli in disordine, ma con il cuore incredibilmente al posto giusto.

Mi sono ritrovata così, qualche giorno dopo, con il mio maglione pesante, ma finalmente leggera, senza speranze questa volta, mentre aspettavo il mio volo di ritorno da Londra. 

Ero proprio innamorata senza la minima speranza di ritornare al punto di partenza. 

Il mio cuore era finalmente al posto giusto.

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