La lettera scarlatta dell’essere figli di genitori divorziati

il

Chiunque mi conosca confermerebbe senza troppi dubbi il mio essere totalmente e irrimediabilmente innamorata dell’amore. Ci credo. Fine della storia.

A dispetto di quello che la maggior parte delle persone possa credere, crescere vedendo i propri genitori prendere strade diverse non ti rende per forza di cose cinico e indifferente. Piuttosto impari che l’amore, le relazioni nel senso pratico, hanno tante, troppe, vie per manifestarsi. Non esiste solo il percorso “tradizionale“.

I miei genitori si sono innamorati su un treno diretto a sud, nel vagone centrale. Era il 1982. Mia mamma era un’adolescente di Milano e mio padre uno studente fuori sede proveniente dal mezzogiorno italiano. Le differenze erano più di quelle che possiate – possiamo – immaginare.

I miei genitori non si sono mai sposati. Io sono nata al di fuori del matrimonio. Se oggi è pratica abbastanza comune, vent’anni fa non era vista di così buon occhio. La madre di mio padre non ha mai accettato questa scelta dei miei genitori ed io ho sempre percepito questa patina di compassione nel rapporto con mia nonna perché per come è cresciuta lei, il matrimonio è tutto. Mia nonna era una donna che è stata portata a sposarsi per prima perché prima di cinque figli, non sicuramente per amore, ma questa è un’altra storia.

Ché poi è sempre più facile dire divorziati che separati. Separati sembra quasi una cosa momentanea, della serie “passerà“. Invece passa tutto tranne il passato che ci resta sempre addosso.

I miei genitori si sono separati quando avevo sei anni, nel 1998. I grandi luminari della psicologia e della pedagogia affermerebbero che una separazione abbia delle conseguenze devastanti per i figli, oltre che per i genitori. A diciotto anni di distanza posso confermare che ci siano delle conseguenze tanto profonde quanto difficili da spiegare, ma posso anche confermare che non siano sempre devastanti.

Crescendo come figlia di divorziati, ho sempre ricevuto sguardi di compassione ogniqualvolta uscisse fuori il discorso. Tuttora, quando sono con dei parenti di mio papà – con cui non abbiamo troppi legami a dirla tutta – mi sento un po’ in imbarazzo a parlare di mia mamma, come se dovesse essere cancellata dagli annali di famiglia.

I miei genitori non si sono rivolti parola per quasi dieci anni e io sono sempre stata l’ambasciatore tra i due, che di pena però ne portava molta. Questo mi ha portato a interiorizzare molte delle cose che mi stavano succedendo all’epoca, proprio perché ero impegnata a parlare per conto di altri.

I miei genitori sono adesso in ottimi rapporti, entrambi in relazioni sane e felici, ma soprattutto non insieme.

È proprio questo particolare quello su cui mi vorrei soffermare oggi. Essere figlia di divorziati, una lettera scarlatta di cui oggi (a differenza di quando ero bambina) vado molto fiera, mi ha insegnato che ci sono tante alternative. Non esiste un modo giusto di affrontare una relazione. Esiste il tuo. Non si tratta di relazioni che iniziano, durano e finiscono, nel bene o nel male.

Non si tratta proprio di relazioni, ma di persone. E le persone sono solo persone alla fine della giornata, con i loro punti di forza, ma soprattutto con i punti deboli. Dobbiamo permettere a noi stessi la possibilità di sbagliare, di trovarci in una relazione che non sia quella giusta. Dobbiamo darci l’alternativa di stare da quella generalmente percepita come la parte del torto. Dobbiamo permetterci le scelte insolite, nonostante sembrino sbagliate.

Oggi ho ventiquattro anni e di storie da raccontare ne avrei un po’. Nessuna di queste finisce bene, ma vorrei precisare che non finiscono nemmeno male. Non finiscono e basta. Sono storie, restano sospese. Così come le favole che si raccontano ai bambini,  come quelle che mi leggevano entrambi i miei genitori, in case diverse, prima di andare a dormire. Sono storie piene di speranze e storie in cui mi sono giocata tutto al 100%.

Mi sono permessa di avere storie senza fine che continuano a vivere nelle mie parole scritte anche quando non sono più presenti nella quotidianità. Mi sono data la possibilità di scegliere come inizierà perché ho capito che non mi è dato sapere come andranno poi le cose. Ho accettato che ci sono dei percorsi che non potrò mai comprendere appieno, ma non per questo ho deciso di escluderli.

Ecco perché sono innamorata dell’amore. Ne sono innamorata perché ti porta su strade mai percorse, ti obbliga a sentieri impervi e ti spinge dove non saresti mai arrivato.

La tua scusa, qual è?

Erica Isotta Surace

Diventa mio amico su Facebook

Segui le mie avventure su Instagram

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...