Io per te sarò stata solo un anno, ma avrei davvero voluto tu fossi i miei prossimi quarant’anni

Ci sono dei giorni in cui ti svegli e senti come un vuoto. Avete presente quel senso di irrisolto che spesso non ci lascia dormire tranquilli la notte? Ecco, ultimamente mi sta capitando di prima mattina. Si nasconde tra gli occhi stropicciati e l’odore del caffè che arriva dalla cucina. Ultimamente capita spesso: apro gli occhi all’improvviso prima che suoni la sveglia e resto nel letto a fissare il soffitto a pensare a tutto quello che ormai è cambiato finché non si è fatto troppo tardi e mi tocca infilarmi nel traffico romano verso l’ufficio.

Le ultime settimane sono state settimane di grande cambiamento. Ho lasciato la mia casa a Berlino e ho abbandonato quest’ultima che a quel punto si era ormai rivelata casa. Mi sono tuffata in una nuova avventura in uno degli ultimi posti che mai avrei valutato per vivere, l’Italia. Ho trascorso gli ultimi anni a scappare, a diventare un bersaglio mobile, a nascondermi nelle città più belle del mondo per finire qui, nella città eterna. Dall’effimero all’infinito, ecco la distanza percorsa dai miei viaggi.

Mi sono trasferita a Roma a ventiquattro anni appena compiuti e non sono riuscita a fare a meno di pensare che anche tu, quando avevi ventiquattro anni, eri circondato dalla bellezza palese della città eterna.

 Credevi non avrei più parlato di te, vero? Invece rieccomi qui, a sentirmi svuotata dalla troppa vita che c’è stata in alcuni mesi, e sai perché? Perché tu sei stato la risposta alla domanda “Chi è la tua persona preferita?“.

Sei stato la mia persona preferita per un periodo di tempo imprecisato. Lo sei stato anche quando mettevi il broncio o quando eri di cattivo umore. Lo sei stato soprattutto in queste situazioni perché se da un’altra persona me ne sarei andata, con te ho capito che non ci sarei mai riuscita.

Contrariamente a quello che tu sei stato per me, io sono stata solo un anno della tua vita. Sono stata solo un anno, mentre tu sei stato l’anno. Un anno in una Londra che non è mai stata bella come la notte che abbiamo deciso che ci avremmo provato, che non ci saremmo più sbrogliati dal casino in cui ci eravamo infilati. Io sono stata solo un anno, solo una parentesi. Uno scatolone da infilare nel ripiano più alto di un armadio che non si apre mai. Non sono stata più di una manciata di foto, litigate e concerti che abbiamo condiviso.

Io per te sarò anche stata solo un anno, ma avrei voluto tu fossi i miei prossimi quarant’anni.

Sono passata dalla città dove il tempismo è tutto a quella dove il tempo è relativo. E se il tempismo non è più tutto, allora posso anche permettermi di pensarti. Posso smetterla di fare finta di niente, oggi può importarmene.

“Chissenefrega?”

Io.

Erica Isotta Surace

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