Stage in Francia: “Non occorre andare lontano per aprire la propria mente”

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Mi chiamo Valentina, ho 23 anni, studio giurisprudenza a Milano. Grazie ai miei genitori, ho potuto viaggiare fin da piccola e questo mi ha portato a sviluppare una passione per le lingue e culture diverse; quando viaggio mi piace immergermi completamente nella nuova realtà ed immedesimarmi come se fossi già a casa mia. A 17 anni, presa da una voglia di indipendenza e dalla curiosità di fare nuove esperienze all’estero, dopo le vacanze-studio che avevo fatto i due anni precedenti, ho deciso di cercare informazioni per fare uno stage. Dopo tante ricerche, sono stata accettata nel Work Exchange Program del Centre International d’Antibes, un progetto aperto a tutti gli studenti europei che prevedeva 28 ore settimanali di lavoro in cambio di vitto, alloggio e corsi di francese.

In che paese hai fatto lo stage?

Nel sud della Francia, in una cittadina dell’entroterra che si chiama La Crau, e si trova fra Nizza e Tolone.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

Non avevo paura, anzi ero molto impaziente e curiosa. Avevo avuto la fortuna di ricevere un dossier con tutti i dettagli riguardanti il WEP prima di partire, quindi avevo avuto modo di “studiare” il tutto e mi sentivo piuttosto tranquilla. La curiosità primeggiava su tutto e anche eventuali paure o ansie erano state “soffocate”.

Qual è stato il primo impatto col mondo lavorativo francese?

Il mio è stato un primo impatto col mondo lavorativo in generale, visto che non avevo avuto altre esperienze, essendo ancora molto giovane. Le prime impressioni sono state positive, anche grazie ai colleghi e a tutto il team WEP con cui si è creato un grande affiatamento. Inizialmente è stata un po’ dura (avevo delle responsabilità, delle scadenze da rispettare, dovevo coordinare tante cose), era tutto nuovo per me e non è stato immediato adattarsi, ma una volta preso il ritmo ho avuto delle belle soddisfazioni.

Di che cosa ti occupavi?

Il Centre International d’Antibes è un’azienda che offre vacanze-studio in vari campus nel sud della Francia: io ero l’assistente della direttrice dei corsi di uno di questi campus.

Facevo di tutto: preparavo e correggevo i test di valutazione della conoscenza del francese, formavo le classi e le assegnavo ai professori, facevo le fotocopie e le pulizie, ho compilato i contratti di assunzione dei professori, impaginavo il giornalino degli studenti, rispondevo al telefono…insomma, quello che c’era da fare lo facevo.

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Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua esperienza?

Ce ne sarebbero tantissimi: vivere per due mesi in un campus sempre con le stesse persone è un vero e proprio esperimento sociale, e dà vita a tante storie divertenti! Però un aneddoto personale che mi ha insegnato qualcosa e che non mi dimenticherò mai è questo: i professori avevano creato un nuovo test di valutazione della conoscenza del francese (il test per suddividere gli studenti in base al loro livello), io avevo trovato le illustrazioni, l’avevo impaginato, preparato i modelli di correzione…un lavoro grosso, che aveva coinvolto tante persone, e che era stato finito un venerdì; il lunedì successivo avremmo dovuto stampare tutto e testare il test (scusa il gioco di parole) sugli studenti in arrivo.

Arrivo lunedì mattina alle 8, accendo i computer, prendo la chiavetta su cui avevo salvato il nuovo test…e c’era una cartella vuota! Il test era sparito a causa di un virus e io non l’avevo salvato da nessun’altra parte. Inutile dire che la mia direttrice mi avrebbe ammazzato (mi ha detto proprio così, oltre ad altri improperi). Dopo un momento di crisi in cui sono dovuta uscire dall’aula professori per sfogarmi, dopo tutti gli insulti che mi ero presa, sono tornata e mi sono messa a riscrivere tutto, grazie a delle bozze dei professori e degli appunti scritti a mano. Sono riuscita a finire il test entro le 14, orario in cui dovevano arrivare gli studenti; dopodiché mi sono messa a preparare i modelli di correzione e a fine giornata siamo riusciti a finire tutto, anche se senza mangiare e lasciando indietro gli altri lavori, che ho finito dopo cena.

A mezzanotte, quando io e la direttrice stavamo chiudendo l’aula professori per andare a dormire (finalmente!), lei mi dice “nonostante la giornata di merda e le difficoltà, ti sei presa le tue responsabilità e hai garantito un ottimo lavoro! Non tutti a 17 anni sono in grado.”

È stata la mia piccola rivincita personale.

Quali sono state le principali difficoltà nel trasferirsi? Hai qualche consiglio su come superarle?

Non ho avuto grandi difficoltà perché l’alloggio si trovava nel campus e mi è stato fornito dal Centre International d’Antibes: non ho dovuto fare contratti, cercare agenzie, avere garanti (cosa molto richiesta in Francia). Sono stata molto fortunata in questo senso, ma il mio consiglio in generale è quello di non scoraggiarsi e di cercare casa quanto prima, in modo da avere tempo per affrontare varie ed eventuali difficoltà.

È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

No, è stato molto facile. Tutti i lavoratori del WEP vivevano nel campus, così come gli animatori che si occupavano degli studenti che venivano in vacanza. Passare tantissimo tempo insieme ti fa stringere amicizie molto rapidamente. A distanza di 6 anni, sono ancora in contatto con molte persone che ho conosciuto lì: quest’inverno sono stata in Erasmus a Parigi e mi sono rivista con alcune di queste persone!

Perché hai scelto di partire per uno stage all’estero?

Volevo rendere più produttiva la mia estate, volevo mettermi alla prova e migliorare il mio francese. Una vacanza-studio, oltre ad essere costosa e di durata più breve, restava comunque un’esperienza “protetta”, guidata, mentre lo stage mi ha costretto ad uscire dalla mia comfort zone e provare cose che non avevo mai fatto.

Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Che sia uno stage o una qualsiasi altra esperienza all’estero, fatela. L’aspetto positivo dello stage è che se siete pagati, il costo dell’esperienza è praticamente zero, a differenza di vacanze-studio o Erasmus, in cui la borsa di studio copre una minima parte delle spese.

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Ci diresti un motivo per cui avere un’esperienza lavorativa in Francia?

Credo che qualsiasi Paese diverso dal proprio vada bene. Per quanto piccole, le differenze di cultura e mentalità ci sono anche tra i vari Paesi europei, quindi non occorre andare lontano per aprire un po’ di più la mente e imparare cose nuove. Avere un’esperienza lavorativa in Francia, così come altrove, è utile anche per capire cosa cercano gli employer stranieri, come possiamo integrare le esigenze estere e quelle italiane nel nostro modo di lavorare, e in questo modo essere più completi, lavorativamente parlando.

Lo rifaresti?

Assolutamente sì, è stata una delle esperienze più belle della mia vita.

Ti è piaciuto leggere dell’esperienza di Valentina? Le sue avventure in Francia non finiscono qui! Leggi del suo Erasmus a Parigi a questo link

Erasmus a Parigi: “Ogni esperienze ci insegna SEMPRE qualcosa.”

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