Stage ad Abu Dhabi: “È stata un’esperienza a 360 gradi.”

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Ciao! Mi chiamo Giuditta Zanoni e sono originaria di un piccolo paesino sul lago di Garda, vicino Verona. Ho fatto nuoto agonistico per tantissimi anni, e adoro leggere. Da sempre ho la passione per i grandi viaggi, per le avventure che tolgono il fiato, e per le storie da raccontare. Sono una gran testarda, e l’unica colpa che ho, se colpa si può chiamare, è quella di fare sempre ciò che mi dice il cuore.

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In che paese hai fatto lo stage?

Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

La sistemazione che avevo trovato era un monolocale un po’ spartano, per cui prima di partire avevo paura di non riuscire ad adattarmi e soprattutto, avevo paura di non essere in grado di arrangiarmi da sola per 3 mesi. Sono nata e cresciuta in una famiglia numerosa, e nelle mie precedenti esperienze via da casa avevo sempre condiviso stanze / appartamenti con altra gente, per cui temevo la solitudine di una casa sempre vuota.

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Qual è stato il primo impatto con il mondo lavorativo negli Emirati Arabi?

Il mio primo impatto con il mondo lavorativo è stata Elena, l’altra stagista con cui condividevo l’ufficio. L’ho incrociata per caso davanti all’entrata dell’ufficio e mi ha accolto con un sorriso. Mi ha accompagnato dentro e presentato uno a uno i colleghi, e dato una mano a sistemare computer e roba varia. La cordialità con cui mi ha accolto Elena è la stessa che ha contraddistinto i 3 mesi di stage: ho avuto la fortuna infatti di vivere una realtà lavorativa serena e rilassata.

Di che cosa ti occupavi?

Ero una stagista presso l’Ufficio Commerciale dell’Ambasciata d’Italia di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti. Mi occupavo principalmente di supporto alle aziende italiane operanti nel mercato emiratino o aziende italiane aventi l’intenzione di espandersi in questo mercato. Quotidianamente monitoravo la situazione economica degli EAU, cercando di cogliere quale implicazioni ci fossero per gli italiani residenti li e le aziende italiane.

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Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua esperienza?

Un sabato mattina dovevo vedermi con mio padre, per passare la giornata insieme. La sera prima avevo fatto una serata parecchio pesante, con decisamente qualche drink di troppo. Inutile dire che mi sono presentata a colazione con mio padre con gli occhiali da sole, palesemente in hangover, cercando di giustificare varie botte che mi ero fatta non so come la sera prima. Se penso alla faccia schifata misto divertita di mio padre per queste mie ‘bravate giovanili’ come lui le definisce ancora mi viene da ridere.

Quali sono state le principali difficoltà nel trasferirsi? Hai qualche consiglio su come superarle?

Le principali difficoltà nel trasferirsi per me riguardano la parte del “ricominciare da capo”. E’ dura dover aprire una casa e, come nel mio caso, dover sistemarsi da zero. Non avevo lenzuola / cuscini / pentole e posate, per cui per le prime settimane per me è stato un continuo andare al supermercato a comprare cose che avrei dovuto comprare il primo giorno, ma che ovviamente mi ero dimenticata di prendere. E oltre a quello, ogni volta che si va in un paese nuovo per un medio/lungo periodo c’è da farsi una scheda telefonica nuova, tessera dei trasporti, magari conto bancario, etc, per cui ci sono sempre davvero un milione di cose a cui pensare. Il mio consiglio è prendere tutto con calma: a cercare di fare tutto in un pomeriggio si rischia solo di fare le cose male e stressarsi inutilmente. Si comincia dall’essenziale, e il resto viene da se.

È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Premessa: sono una persona molto solare, e spesso (forse troppo) nelle amicizie all’inizio mi faccio andare bene tutto. Per cui non mi è più di tanto difficile conoscere gente con cui uscire e fare due chiacchere ogni tanto. Detto ciò, Abu Dhabi è una città molto giovane, popolata principalmente da lavoratori stranieri la cui età media è sui 30/35 anni. Per cui a mio avviso è molto facile conoscere gente con cui uscire, anche perché i punti di ritrovo non sono molti. Il mio consiglio è fare tesoro delle amicizie sul lavoro, che anche una persona con magari vent’anni di più può essere un’ottima compagnia per una birra e qualche consiglio, e non avere paura a fidarsi di persone nuove, provenienti da paesi diversi e magari di età ben diversa dalla tua.

Perché hai scelto di partire per uno stage all’estero?

Avevo voglia di fare un’esperienza in ambito diplomatico, per cui per forza di cose mi sono trovata a scegliere uno stage presso Ambasciate all’estero. Ho scelto Abu Dhabi perché è una città che amo, ed è abbastanza vicina a dove lavora mio padre.

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Hai un consiglio per chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

L’unico consiglio che mi viene in mente potrà sembrare banale, ma è non avere paura. Non avere paura di sbagliare, di non essere all’altezza dell’ambiente lavorativo o di non riuscire a fare nuove amicizie. Partire per uno stage all’estero significa, nel bene o nel male, ripartire dal via. Significa davvero voltare pagina, e provare a essere la persona migliore che vorremmo. Ricominciare, e per certi versi cancellare il passato, è una delle occasioni migliori che si può avere per approcciarsi alla vita in modo diverso, senza pregiudizi, senza curarsi di cosa pensa la gente. E quindi in sintesi ultima uno stage all’estero è davvero un opportunità unica: l’unico modo per viverla davvero è dare il 100% a noi stessi, e lasciare a casa tutte le paure.

Ci diresti un motivo per cui avere un’esperienza lavorativa negli Emirati Arabi Uniti?

Sono un paese molto giovane, dinamico e in crescita, affamato di capitale umano estero. E’ quindi un gran trampolino di lancio per molte carriere lavorative.

Lo rifaresti?

Ripartirei subito. Per me è stato un modo per ricominciare a fidarmi della gente, per conoscere me stessa a fondo e per confrontarmi davvero con i miei punti di forza e debolezze. E’ stata un’esperienza di vita a 360°, per cui si, ripartirei anche ora.

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