Exchange a Los Angeles: “Sole, oceano, uno dei campus più belli d’America, che cosa si può volere di più?”

Ciao! Mi chiamo Giuditta Zanoni e sono originaria di un piccolo paesino sul lago di Garda, vicino Verona. Ho fatto nuoto agonistico per tantissimi anni, e adoro leggere. Da sempre ho la passione per i grandi viaggi, per le avventure che tolgono il fiato, e per le storie da raccontare. Sono una gran testarda, e l’unica colpa che ho, se colpa si può chiamare, è quella di fare sempre ciò che mi dice il cuore.

In che paese hai studiato e perché hai scelto proprio quell’università?

Ho studiato negli Stati Uniti, a Los Angeles, presso la UCLA (University of California Los Angeles). Ho scelto la UCLA in primis per la sua posizione vicino al mare, in una città come Los Angeles che gode di clima caldo tutto l’anno. Sono onesta, dopo due anni nel grigio di Milano avevo voglia di un semestre di sole continuo e di tuffi in mare fino a dicembre, e UCLA non ha deluso le mie aspettative.

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Quali sono le paure che avevi prima di partire?

Le mie paure più grandi riguardavano l’accomodation, ovvero la sistemazione. Io e gli altri ragazzi della Bocconi siamo stati assegnati a caso nei dorms, ovvero i dormitori dell’Università. Lì è molto diverso dall’Italia: ‘acquistando’ un posto nei dorms di fatto si acquista la camera, spesso doppia o tripla (e il compagno si scopre all’arrivo ovviamente), e dei buoni pasto da usare nelle varie mense. Io ero stata assegnata in un dorms con camera doppia e bagno condiviso sul piano, che nei film americani sembra tutto molto figo ma se ci pensi non è che sia proprio il massimo. Per cui prima di partire avevo un po’ paura di questa sistemazione ben diversa dal classico appartamento a cui ero abituata a Milano.

Qual è stato il primo impatto?

Il primo impatto con UCLA è stato il sole, il clima festoso e i colori giallo e azzurro simbolo dell’università ovunque. A parte questo, un’altra cosa che mi ha colpito molto è stata l’organizzazione: in due giorni nei dormitori della UCLA arrivano sui 20 mila studenti, spesso accompagnati dai genitori, e fa impressione vedere come un arrivo così di massa venga gestito super ordinatamente e efficientemente.

Come è stato frequentare l’università negli Stati Uniti?

Molto più facile rispetto a quella italiana. Nei corsi che ho frequentato le modalità didattiche erano più o meno le stesse che in Bocconi (classi molto grandi, poca partecipazione, professore che andava spedito con slides), tuttavia il metodo di valutazione è ben diverso. Infatti il voto finale era un misto di: voto del parziale, voto dell’esame generale e compiti a casa, pesato sulla media della classe. Per cui, ora della fine, era molto facile arrivare a un voto alto senza grande sforzo.

Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua esperienza accademica?

Negli stati uniti i professori e gli assistenti tendono ad avere un rapporto più diretto, e direi anche più spontaneo, con gli studenti rispetto ai prof italiani. Per cui molto spesso mi sono trovata a ricevere mail del tipo ‘ragazzi mi raccomando per l’esame di domani ricordatevi di mettere la sveglia, così non vi dimenticate’ oppure ‘ragazzi oggi non sono venuto a lezione perché mia moglie mi ha obbligato ad andare a fare la spesa’ o semplicemente ‘mi dispiace ma oggi mi sono dimenticato della lezione’. Non finivano mai di stupirmi e di farmi sorridere.

È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Non molto. Gli studenti americani sono molto cordiali e gentili, per cui tendono a essere molto inclusivi e a stringere amicizia subito. Mi sono trovata a conoscere persone e due minuti dopo a essere invitata a una festa a casa loro. Inoltre alla UCLA (e in generale nelle università americane) le associazioni studentesche sono molto vive, per cui se si vuole conoscere gente con magari interessi affini il mio consiglio è buttarsi anche solo per un semestre in qualche associazione. Ad esempio a me piace molto nuotare, per cui anche solo per i 4 mesi in cui sono rimasta alla UCLA mi sono tesserata nella squadra di nuoto amatoriale di nuoto, in modo da potermi allenare in compagnia.

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Perché hai scelto di partire per un semestre all’estero?

Avevo voglia di staccare dal ritmo frenetico di Milano. Non nego di essermi divertita molto anche nei miei due anni di università in Italia, però il ritmo tra lezioni e esami che abbiamo in Bocconi purtroppo è stressante per cui sentivo il bisogno di una pausa.

Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Fai ciò che ti piace. Molto spesso le mete erasmus tendono a essere più facili dell’università di provenienza, per tutta una serie di motivi (professori più gentili e disponibili nei confronti degli studenti exchange, materie più facili, tabelle di conversione voti che aiutano, etc). per cui il mio consiglio è sfruttare questa esperienza al massimo per conoscere gente, conoscere una nuova cultura e soprattutto usare il tempo libero in più concentrarsi sulle proprie passioni e interessi maggiori.

Perché studiare proprio alla UCLA?

Sole, oceano, uno dei campus più belli d’America, che cosa si può volere di più? A parte gli scherzi, lo stile di vita californiano è davvero rilassante, senza fretta, per cui questo secondo me è davvero uno dei motivo che rendono l’esperienza a UCLA unica.

Lo rifaresti?

Si, decisamente. E’ stato bellissimo vivere un semestre dove lo studio e gli impegni universitari non erano una priorità, ma semplicemente una parte di un percorso. Ho avuto modo di riprendere a nuotare spesso, di vivere senza preoccupazioni, di avere tutti i weekend liberi per andare in giro (un sogno durante i semestri Bocconi) e al tempo stesso frequentare 4 corsi di economia. Per cui si, lo rifarei anche ora.

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