Erasmus a Parigi: “Ogni esperienze ci insegna SEMPRE qualcosa.”

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Mi chiamo Valentina, vengo da Cesena, studio a Milano e da sempre mi affascina conoscere nuove persone, nuove lingue, nuove culture. Proprio per questo, dal mio punto di vista, un’esperienza all’estero durante l’università era assolutamente indispensabile. Infatti, durante il secondo semestre del quarto anno di università, ho fatto l’Erasmus all’UPEC.

In che paese hai studiato e perché hai scelto proprio quell’università?

L’UPEC si trova in Francia, precisamente nella periferia parigina. Ho scelto questa università perché era una delle poche che offriva una didattica completamente in francese, lingua che adoro, ho studiato per tanti anni e di cui volevo approfondire lo studio dal punto di vista tecnico (giuridico, nel mio caso, visto che studio giurisprudenza). La maggior parte delle destinazioni che ho indicato nella domanda Erasmus erano infatti francofone, e ho avuto la fortuna di essere accettata in un ateneo che rientrava fra le mie primissime scelte.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

In realtà non avevo paura. Sono dell’idea che per quanto negativa possa essere un’esperienza, insegna sempre, SEMPRE qualcosa, e non si può avere paura di imparare. In più, era da talmente tanti anni che aspettavo il momento in cui sarei potuta partire per l’Erasmus – a Parigi, destinazione preferita in assoluto – che l’entusiasmo ha soffocato le eventuali ansie o dubbi che potessi avere: per riassumere, il mio stato d’animo era “parti, poi se ci sono problemi li risolverai là”. Devo dire che i miei genitori erano meno tranquilli a causa degli attentati che ci sono stati a novembre 2015, ma mi hanno sostenuto nella mia decisione di partire ugualmente. E non me ne sono affatto pentita.

Qual è stato il primo impatto?

Conoscevo già Parigi, quindi non ho avuto un grande “shock culturale”. La mia prima impressione dell’università ospitante, però, non è stata un granché: proprio il primo giorno di lezioni, hanno posticipato un corso di 7 ore senza avvertire; il giorno dopo, un altro corso è stato annullato senza preavviso; la settimana dopo è successa la stessa cosa. Insomma, ho avuto l’idea di un’università molto disorganizzata, disorganizzazione alla quale non ero per niente abituata. Ma piano piano tutto si è sistemato, ho preso i miei ritmi e ho iniziato ad apprezzare i corsi e i professori.

Come è stato frequentare l’università in Francia?

Bellissimo. Va be’, non potevo dare risposta diversa visto che era qualcosa che aspettavo da tantissimo tempo! In ogni caso, è stato davvero arricchente: confrontarsi con metodi di spiegazione, di studio, di valutazione diversi ti fa crescere un sacco e ti rende anche inconsciamente più flessibile, il che non può che essere un valore aggiunto di questi tempi.

Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua esperienza accademica?

Questo è un aneddoto che racchiude due storie collegate: per il corso di Droit pénal des affaires avevo deciso di registrare le lezioni, perché per quanto fortunatamente riuscissi a capire tutto quello che il professore diceva, parlava molto veloce ed era difficile per me riuscire a scrivere tutto. Il penultimo giorno di lezioni si accorge che avevo un registratore (ero sempre in prima fila e non ho mai nascosto il registratore, anzi era sempre in bella vista) e mi fa una ramanzina di 5 minuti (che sembrano pochi, ma sono tantissimi davanti a una classe di 40 persone) sul fatto che stessi commettendo un illecito civile nonché un reato, e che il fatto che fossi straniera non era una scusante. Inutile dire che mi sarei voluta sotterrare.

Dopo un mese ho dato l’esame, ho preso 18/20 (30 e lode in Italia) e il professore mi ha offerto un posto nel suo Master in Diritto penale economico e finanziario (ci sono solo 3 università in Francia che offrono questo Master e ogni ateneo accetta solo 25 studenti)…allora era utile registrare le sue lezioni!!!

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È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Fare amicizia con gli studenti francesi è stato difficile perché sono molto diffidenti, soprattutto quelli di giurisprudenza (mi è stato poi spiegato che in Francia, gli studenti di giurisprudenza che partono per l’Erasmus sono spesso quelli più svogliati, quindi gli stranieri che vanno a studiare in Francia sono visti un po’ nella stessa maniera…). In generale, tutti tendono a farsi gli affari propri, ma in un certo senso me l’aspettavo: dopotutto, anche nella mia università italiana ho fatto amicizia con pochissimi Erasmus perché c’è sempre una sorta di timidezza, timore…la differenza è che in Italia non ho mai rifiutato di passare degli appunti a studenti in difficoltà, che fossero italiani o Erasmus, mentre all’UPEC ho dovuto chiedere a 7-8 persone diverse prima di poter avere gli appunti di certe lezioni! Come dicevo, sono molto diffidenti (e incomprensibilmente troppo gelosi dei loro appunti).

Per quanto riguarda i legami stretti con altri studenti Erasmus, è stato molto facile. Ci sono tante associazioni che organizzano eventi di ogni tipo: visite turistiche, serate, aperitivi…è impossibile non stringere amicizia con qualcuno, anche perché si viene a contatto con persone nella stessa situazione, quindi le cose in comune sono tante e altrettanti gli argomenti di cui parlare! In più, noi italiani siamo dappertutto: troverete sempre qualche connazionale (a Parigi, un numero molto consistente!).

Perché hai scelto di partire per un semestre all’estero?

Perché mi affascina conoscere i Paesi dall’interno, non come turista ma come abitante. L’utilità accademica, devo essere sincera, non è stata assolutamente la ragione principale, anche se so che un’esperienza all’estero è valutata positivamente. Diciamo che il mio ragionamento è stato “adoro la Francia, voglio vivere per un po’ in Francia per conoscerla meglio e farne parte anche solo per un periodo limitato, quale occasione migliore dell’Erasmus?”; ho sempre detto che anche se avessi trovato pochi esami da poter convertire sarei partita lo stesso, non avevo l’ansia di rimanere indietro a causa di questa esperienza. L’ho già detto, per me era indispensabile partire, a qualunque costo. Poi sono riuscita a partire per la Francia, il che è stato ancora meglio!

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Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Fatela subito! È impossibile che sia un’esperienza negativa: nella migliore delle ipotesi, sarà un’esperienza bellissima, arricchente, che vi avrà insegnato tante cose; nella peggiore delle ipotesi, sarà un’esperienza in cui vi sarete trovati male, ma pur sempre arricchente e che vi avrà insegnato tante cose, ve lo GARANTISCO. E poi, per quanto negativa possa essere (ne dubito fortemente, ma può succedere), tutto ha una durata, e nel caso dell’Erasmus è limitata e piuttosto contenuta. Potete resistere qualche mese, fidatevi.

Un altro consiglio a chi ha già deciso di partire ma si è “fissato” su una destinazione in particolare: non rimanete delusi se doveste essere accettati altrove, vi troverete bene e al ritorno avrete comunque cose sorprendenti da raccontare.

Perché studiare proprio all’UPEC?

Non c’era una ragione particolare che mi ha spinto a scegliere questa università, se non il fatto che fosse a Parigi e fosse francofona. Ho poi scoperto che è un’ottima università che ha corsi di qualità, ma non è stato un fattore determinante nella scelta.

Lo rifaresti?

Credo che la risposta sia solo una per tutti quelli che hanno fatto un’esperienza del genere: ripartirei anche subito!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Valentina ha detto:

    Grazie Erica! In bocca al lupo per tutto! :*

    Mi piace

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