Erasmus a Parigi: “Ho imparato il francese in un clima internazionale stimolante.”

il

Alberto, tarantino appena ventiquattrenne e laureato in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e Istituzioni Internazionali in Bocconi. 

Amo vivere le città, la musica e la fotografia. Sono estremamente curioso, mi piace scoprire cose nuove ogni volta che ne ho la possibilità e se le possibilità non ci sono cerco di crearle.

14581323_10209166651515586_3829243061714278100_n.jpg

In che paese hai studiato e perché hai scelto proprio quell’università?

Ho studiato per un semestre in Francia, a Parigi. Ero stato nella gran parte delle capitali d’Europa, ma Parigi mi mancava. La “ville lumière” mi ha sempre affascinato, dalle tante volte in cui ho visto “Il gobbo di Notre Dame” da bambino fino ai pittori impressionisti e i fotografi che tanto mi hanno appassionato durante il Liceo. Ho sempre aspettato ad andarci perchè il mio desiderio era vederla per la prima volta in un’occasione particolare, magari con qualcuno di speciale. Prima della partenza ho affrontato un periodo emotivamente e accademicamente impegnativo, avevo voglia di scappare e cominciare una nuova avventura: l’erasmus mi ha dato questa possibilità. Ho scelto di studiare a Sciences Po in quanto è l’unica università ad avere un intero master dedicato alla gestione delle grandi città (Governing The Large Metropolis), un interessantissimo mix di management e sociologia che mi ha regalato tantissime nuove prospettive per osservare il mondo attorno.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

La mia più grande fonte di ansia è stata la lingua. In Francia conoscere decentemente la lingua francese è davvero essenziale. Io avevo iniziato a studiarlo all’università e non mi sono mai sentito così sicuro nel parlarlo. Fortunatamente con il tempo e grazie alle attività di routine quotidiane sono diventato molto più sciolto. La gran parte dei francesi ha una certa tendenza a ripetere quello che gli dici, correggendoti la pronuncia. All’inizio può essere irritante ma non credo lo facciano apposta, è proprio nel loro DNA.

Qual è stato il primo impatto?

Le mie aspettative sono state fin da subito ripagate, se non superate. Nonostante non sia una persona che si sorprende facilmente, non dimenticherò mai quella sensazione di stupore che avevo ogni giorno, sempre in giro tra gli Champs Elysèe, Saint Germain des Pres, Le Marais e Montmartre. 

Assestarsi non è stato affatto difficile, ci si abitua molto velocemente all’efficientissima rete di trasporti pubblici. La città è indubbiamente molto cara ma basta un po’ di networking per conoscere tantissimi posti, di tutte le tipologie, dove mangiare e bere a prezzi ragionevoli. Insomma, tra le migliaia di boulangerie/patisserie che offrono baguette o dolci irresistibili, brasserie che ti attirano con le loro fondue e galette e cocktail bar di primissimo livello la forma fisica assume una importanza decisamente marginale.

Come è stato frequentare l’università in Francia?

Il metodo di insegnamento e di studio francese (o almeno quello di Sciences Po) è abbastanza diverso da quello italiano. Le lezioni si basano per la maggior parte sulle interazioni e la discussione tra gli alunni e non sul professore che trasmette “nozioni” di una determinata materia. All’inizio può sembrare di uscire dalle classi con l’idea di non aver appreso nulla, dopo un po’ percepisci come invece il tuo spirito critico si sia rafforzato e che hai in testa tante nuove idee.
Questo non significa che in Francia l’università sia più semplice, anzi. Se avete scelto l’erasmus per alzare la vostra media accademica vi consiglio di andare altrove, l’eccellenza in Francia è uno standard e nei voti in ventesimi, anche una voto buono può non essere così scontato.

Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua esperienza accademica?

Indimenticabili sono state le esperienze accademiche “fuori-porta”, ne citerei due. La prima è avvenuta il primo giorno di lezioni. Era una fredda e piovosa giornata di Agosto (l’imprevedibilità del meteo parigino non è un mistero), la direttrice del master ha diviso la classe in piccoli gruppetti spedendoci in luoghi diversi della città. Il mio gruppo è finito in una piccola fattoria, precisamente una urban farm, situata in un grande parco alla periferia di Parigi. Alcune ragazze ci hanno insegnato a coltivare degli ortaggi, mostrandoci come anche in uno dei più confusionari e movimentati contesti urbani sia possibile guardare al futuro ripensando alle nostre origini. Una partenza davvero inaspettata.
La seconda è avvenuta qualche settimana dopo. Il docente di “Urban History” ci aveva assegnato degli “Itinerary Note” da scrivere in giro per la città. Per l’occasione siamo stati portati, o più che altro “scortati” in uno dei quartieri più problematici e pericolosi della città, La Courneuve. La visita ci ha permesso di entrare in contatto con gente del posto e vedere quali sono gli effetti reali dell’isolamento e della segregazione delle realtà etniche e sociali più deboli della città. Una possibilità del genere è stata davvero preziosa.

È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Assolutamente no. In un contesto totalmente internazionale c’é molta piú apertura e voglia di stringere rapporti. Inoltre i pregiudizi sulla poca apertura dei parigini si sono rivelati infondati. Ho conosciuto diversi ragazzi davvero disponibili ad accoglierti nella loro città e disposti a tutto per trasmetterti il loro amore nei confronti della città.

Perché hai scelto di partire per un semestre all’estero?

Da una parte avevo voglia di intraprendere una nuova avventura e mettermi alla prova in un contesto diverso, dall’altra volevo arricchire il mio CV. Soprattutto riguardo quest’ultimo aspetto, un semestre di studio all’estero è un grandissimo valore aggiunto per qualsiasi recruiter.

Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Fatelo, davvero non può esserci nessun motivo valido per rinunciarvi. Durante i miei studi in triennale sono stato selezionato per un semestre di studi in Cile, ho rifiutato e me ne pento ancora oggi. L’erasmus (o uno stage all’estero) ti rende più forte, apre la tua mente e cambia profondamente il tuo modo di vedere le cose. Cresci molto di più in pochi mesi all’estero che in tanti anni nel tuo Paese e quando torni a casa la ami più che mai e dai un valore maggiore a cose prima inaspettate.

Perché studiare proprio a Sciences Po?

Sciences Po è internazionale nella sua essenza. Nella mia classe venivamo ognuno da un Paese del mondo diverso e ci siamo davvero tanto arricchiti a vicenda.

Lo rifaresti?

Partirei oggi stesso.

IMG_20151008_194032-1.jpg

2 commenti Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...