Stage in Portogallo: è stata la scelta più casuale della mia vita e al contempo la migliore

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Mi chiamo Ajla, ho 24 anni e studio Quantitative Finance a Bologna. “Pendolo” tutti i giorni tra il capoluogo emiliano e Ferrara, dove ormai vivo da una (mezza) vita. Studio finanza, e, nonostante ciò, adoro la letteratura e l’arte. Inoltre, amo i posti caldi, il mare e la leggerezza di spirito. Una cosa fondamentale da aggiungere, poi, è che cerco di scoprire nuovi interessi e aspetti di me con i viaggi. Quindi, recentemente ho cercato di unire l’utile al dilettevole: sono partita per un posto nuovissimo, in cui non ero mai stata, per svolgere il primo lavoro della mia vita. 

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In che paese hai fatto lo stage?

Era fine settembre e il sole fortissimo illuminava le strade e gli edifici bianchi intorno a me sotto un cielo blu senza nuvole: ero atterrata in Portogallo, stavo vedendo Lisbona.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

Non avevo mai fatto una scelta tanto avventata e mai desiderata prima. Sinceramente, non avevo mai pensato di andare a vivere in Portogallo per almeno 6 mesi. Perché avrei dovuto, se non conoscevo il Paese, la sua lingua, le sue tradizioni? Perché il Portogallo e non la Spagna o il Belgio o la Polonia? Passato l’entusiasmo iniziale per le foto mozzafiato di Google Immagini, ho cominciato a pensare che sarebbe potuta essere una completa disfatta buttarsi così, a capofitto, senza la benché minima idea di cosa mi aspettasse. Avrei, poi, cominciato a contare i giorni al mio ritorno a casa?

Qual è stato il primo impatto con il mondo lavorativo portoghese?

I miei colleghi sono persone fantastiche. Non può che essere questo il mio primo pensiero. Non mi hanno mai fatto sentire fuori posto, un’estranea. Si sono sempre premurati che io mi sentissi parte integrante del gruppo, non avevano problemi a parlare inglese; anzi, mi hanno insegnato del portoghese ed io ho insegnato loro dell’italiano e, persino, del serbocroato.

Devo fare una menzione speciale per i due team che ho avuto nei 10 mesi che sono stata là. Mi hanno sempre incoraggiato a partecipare, a dire la mia, a fare domande, tante. Il mio senior analyst era praticamente diventato uno dei miei più cari amici. Per non parlare del mio intake: insieme a me sono entrati in azienda altri 5 ragazzi, abbiamo fatto il training insieme. Senza di loro la mia esperienza non sarebbe stata assolutamente la stessa.

Di che cosa ti occupavi?

Sarò di parte, ma devo dire che mi occupavo di un processo particolarmente affascinante seppure di nicchia: analisi attuariale. Il nostro ufficio si occupa di valutazioni di fondi pensione di aziende britanniche. Praticamente, le aziende sono interessate alla salute finanziaria dei loro fondi pensione e desiderano sapere quanto dovranno spendere nel breve termine. Questi calcoli vengono fatti con dati riguardanti tassi finanziari, tavole di mortalità e altre ipotesi. Noi, in quanto analisti, dovevamo fare queste analisi dopo esserci assicurati che i dati ricevuti dai nostri consulenti fossero consistenti e senza errori.

Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua esperienza?

Di aneddoti da raccontare ce ne sarebbero tanti, ma mi piace ricordare le volte in cui io e i miei colleghi, dopo pranzo, andavamo a prendere il caffè a uno dei tipici chioschetti di Lisbona accanto al nostro ufficio. Immaginatevi a metà giornata, seduti a un tavolino in un largo viale alberato a respirare una costante aria di primavera. La cosa più dolce di tutto ciò è che questa abitudine era diventata quasi un rituale. Ormai non dovevamo nemmeno più fare la fila, ci sedevamo e il cameriere ci portava direttamente i nostri 4 caffè al tavolo. Era ormai diventato anch’egli uno di noi.

Quali sono state le principali difficoltà nel trasferirsi? Hai qualche consiglio su come superarle?

Potrebbe risultare banale, ma io consiglierei vivamente a chiunque debba trasferirsi di cominciare a prepararsi mentalmente alla nuova realtà prima ancora di partire. Forse è scontato, ma ascoltate della musica tipica, studiatevi la cartina della città con i punti di interesse principali, guardate le foto del cibo e, soprattutto, guardate le temperature medie stagionali. Era novembre ed io mi ostinavo a mettere le camicie che porterei nello stesso mese in Italia; puntualmente, la sera brontolavo tra me e me ripromettendomi che avrei messo vestiti più leggeri il giorno dopo…

È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Integrarsi non è stato assolutamente difficile, magari inizialmente un po’ impegnativo, ma è stato un processo che ha dato ottimi frutti. Ritengo sia stato impegnativo perché prima di apprezzare appieno ciò che ti circonda, devi capirlo, e prima ancora conoscerlo. Ciò richiede tempo e dedizione, un po’ come la Volpe e il Piccolo Principe (il mio primo libro letto in portoghese…).

Se ci si trasferisce per lavoro, però, fare amicizia può risultare più difficile, una volta che si vuole stringere rapporti al di fuori dei colleghi e amici di lavoro. Non è un problema insormontabile, ovviamente, solo un po’ più graduale: si conoscono gli amici dei colleghi, che sono a loro volta diventati amici e, senza accorgersene, anche il cameriere che ci vede tutti i giorni al bar diventa nostro amico.

Perché hai scelto di partire per uno stage all’estero?

Ho scelto di partire per percorrere una strada ancora non intrapresa, per vivere un’esperienza che non avrei saputo immaginare altrimenti. Per crescere e conoscermi meglio. Solo spostandoci da casa possiamo guardare alla nostra vita oggettivamente e valutare cosa vogliamo migliorare e come. E si può sempre migliorare…

Hai un consiglio per chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

È stata la scelta più casuale della mia vita e al contempo la migliore: state ancora meditando?!

Ci diresti un motivo per cui avere un’esperienza lavorativa in Portogallo?

Andate a lavorare in Portogallo per vivere un’esperienza a tutto tondo: lavorerete e imparerete tanto, ma allo stesso tempo avrete un equilibrio tra vita privata e lavoro. È un bilanciamento che si gestisce bene; così avrete modo di visitare posti magnifici, conoscere persone accoglienti e calorose. Alla fine vi sentirete un po’ portoghesi anche voi, e questo scalda il cuore.

Lo rifaresti?

La saudade che è in me sospira dicendo “sì” 🙂

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Leggi ancora le parole di Ajla

Lisbona con gli occhi di Ajla

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