Quarto anno in Texas: “così diverso dal posto da cui vengo, ma mi sono sentita a casa”

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Ciao! Mi chiamo Ginevra, ho diciotto anni, e vivo in un piccolo paese tra Arezzo e Siena. Ho molte passioni – tra cui la danza, la fotografia, la matematica – ma quella che mi porta qui è ovviamente viaggiare. Amo scoprire il mondo, adattarmi a nuove culture e portarle a casa con me; non c’è modo migliore per imparare. 

In che anno scolastico sei partita e dove sei andata?

Ho trascorso il quarto anno di Liceo a Bushland, un piccolo quartiere fuori Amarillo, a nord del Texas. Avete presente quando nei vecchi film western ci sono quelle immense e silenziose pianure aride, in cui l’unica cosa a muoversi sono sterpaglie (tumbleweeds) che rotolano? Ecco dov’ero. 

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Ogni viaggio porta con sé una consapevolezza. Quale consapevolezza hai acquisito dopo aver trascorso un anno negli Stati uniti?

Sono riuscita ad apprezzare tutto ciò che avevo in Italia e che là non potevo avere: la mia famiglia, il posto in cui vivo, i miei amici, il cibo. Ho capito che la mia vecchia vita mi mancava. Adesso però mi manca l’America.

Hai un ricordo particolare del giorno in cui sei partita?

Sono partita per gli Stati Uniti in estate. L’aeroporto di Roma brillava sotto la luce di una di quelle calde mattinate, non abbastanza calde da asciugare le lacrime dalle facce dei genitori. Io sono forte, non piango mai; però ho pianto sull’aereo, pensando a ciò che stavo lasciando e impaurita di quello che avrei trovato.

C’è qualche cosa “strana” che hai notato appena arrivata in Texas?

Appena sono atterrata in Texas ho visto i primi cowboys – o meglio, strani individui con cappelli imbarazzanti e stivali ridicoli – e i primi chilometri e chilometri di terre gialle ed incolte. Pensavo fosse strano, ma avevo ancora molto da scoprire. Nella famiglia, la cosa più strana che c’era era il modo in cui mangiavano. Noi siamo abituati a trovare la tavola apparecchiata, con un bel piatto di pasta fumante pronto e tutta la famiglia seduta. Inoltre abbiamo orari per mangiare. Prima di andare in America non avevo mai mangiato il primo e il secondo mischiati, non avevo mai aggiunto delle salse alla pizza, non avevo mai mangiato al ristorante così tante volte in una settimana, non avevo mai mangiato sul divano. 

Che cosa differenzia il Texas rispetto ad altre mete negli Stati Uniti? Che cosa lo rende “speciale”?

Tutto è più grande in Texas”, mi avevano detto. Macchine più grandi, strade più grandi, famiglie più grandi, case più grandi, cibo più grande, qualunque cosa io potessi pensare era più grande. Tutto, dalle infinite pianure al il puzzo delle mucche, sembrava magico se visto con i miei occhi. Anche solo due mesi dopo essere arrivata ho indossato stivali e cappello da cowboy a scuola, ho mangiato la pasta insieme alla carne, e ho iniziato a dire “howdy y’all” (il saluto texano). Dopo averci vissuto per 10 mesi, ora sento il Texas come una seconda casa. Probabilmente anche grazie al calore e all’entusiasmo delle persone che ci vivono.

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Qual è stato il momento in cui hai sentito di poter chiamare quel posto “casa”?

Non c’è stato un momento preciso. Però un giorno mi ricordo di averci riflettuto. Ero in macchina con la mia sorella ospitante ed una sua amica, dirette ad una partita di football. Il sole ha iniziato a tramontare e il cielo a dipingersi. Alla radio c’era “I‘m comin’ over” di Chris Young, una di quelle canzoni country che ascoltano sempre in Texas. Prima di accorgermene mi sono ritrovata con il telefono in mano e ho scattato una foto. Chi ha mai visto una collina, o un albero, o l’erba verde a nord del Texas? Io raramente. Eppure, anche se così diversa dal posto in cui vivo, quella mi sembrava casa mia.

Ti va di raccontare un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua famiglia ospitante?

Penso di non aver mai visto una famiglia più pazza di quella. Il babbo, sempre serissimo, fregava sempre tutti con le sue battute. Tra l’altro per lui ero sempre “grounded“, cioè in punizione. La mamma invece penso sia la persona più divertente e pazza del mondo. Una volta, tornata a casa, l’ho trovata dentro un lenzuolo per esempio, un’altra volta si era messa un costume da contadino e si era disegnata brufoli e annerita i denti per una festa, per il primo di Aprile mi ha messo nello zaino un biglietto con scritto “Ricordati che oggi è il compleanno della tua host mom, e che le piacciono i diamanti”. Ma anche le sorelle ospitanti erano pazze ovviamente. Una volta, per esempio, ci siamo buttate dentro una scatola piena di pupazzi a Walmart, per Halloween abbiamo indossato delle vere zucche in testa, oppure mi hanno fatto cavalcare un pony al contrario. Ma la cosa più divertente che ricordo fu quando la sorella più grande, non volendo fare un disegno per Arte, chiamò la pizzeria “Picasso” chiedendo se sarebbero potuti andare da lei per farglielo. 

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E uno riguardo alla scuola?

Anche a scuola ci sono stati un sacco di momenti divertenti. Però il mio preferito è questo. Un giorno andai a stampare delle foto da appendere in camera, e tra queste stampai anche una foto oscena (una di quelle che mandiamo su snapchat e a cui gli amici stronzi – io – fanno lo screen) di una mia amica. Il giorno dopo, a scuola, gliela misi sul banco prima che lei arrivasse, così che la vedesse. Il professore però la notò prima di lei e la appese in classe. Quella foto è stata appesa in classe per tipo tre mesi. Accanto a quella, però, si aggiunse ben presto anche una foto oscena del professore. Un giorno il professore si assentò, e dei ragazzi presero quella foto del prof e fecero tipo 100 fotocopie (in America sono gratis), che poi appesero ovunque in classe. Vi giuro fu il giorno più divertente della mia vita quando entrai e vidi quelle foto ovunque.

Si dice che negli Stati Uniti ci sia molto cibo spazzatura. Qual è stata la cosa più strana che tu abbia provato quest’anno?

Sì, ce n’è davvero moltissimo: mangerebbero di tutto! La cosa più strana però sono stati sicuramente gli Oreo fritti.

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C’è qualche abitudine americana che ti sei portata dietro in Italia?

Anche più di una. La mattina non mangio altro che peanut butter & jelly, ho già fatto la guacamole due volte, quando uno starnutisce dico sempre “bless you“, e a matematica metto sempre punti e virgole nei posti sbagliati.

Hai qualche consiglio per chi sta decidendo se intraprendere o meno questa esperienza?

Buttatevi. Vi assicuro che se non lo fate adesso, un giorno ve ne pentirete.

Con che associazione sei partita? La consiglieresti?

Io ho scelto Youabroad perché avevo avuto dei buoni feedback, e quando sono stata al colloquio informativo sono stati molto carini e mi hanno spiegato al meglio tutto quanto. Tra l’altro vi posso garantire che se avete problemi vi aiutano subito e che seguono e stanno attenti ad ogni ragazzo, anche perché come associazione é abbastanza piccola.

Lo rifaresti?

All’infinito!

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 Questo è un video che Ginevra ha realizzato riguardo al suo periodo come exchange student negli Stati Uniti. Trovate molti altri video sulla sua esperienza americana sul suo canale YouTube.

 

 

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