Quarto anno in Argentina: “mi sono sentita come una seconda figlia per la mia famiglia ospitante”

Miriana ci racconta come l’Argentina le sia entrata nel cuore dopo averci trascorso il quarto anno di liceo. Mariana è partita con Intercultura nell’estate del 2011.
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Sono Miriana, ho 22 anni, sono di Catania e frequento il terzo anno di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Ho da sempre avuto una passione (quasi ossessione) per le lingue straniere e i viaggi.

In che anno scolastico sei partita per un’esperienza all’estero e dove sei andata?

Sono partita durante il quarto anno di liceo, precisamente nell’estate del 2011, in Argentina. La città che mi ha accolto si chiama Catamarca e si trova nella zona nord-ovest dell’Argentina al confine con i Cile e le Ande.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

A 16 anni avevo molte meno paure di adesso. La mia era soprattutto “fame” e impazienza di scoprire un mondo nuovo. Le mie più grandi paure erano linguistiche, dal momento che non avevo mai studiato spagnolo in vita mia, ma soprattutto avevo paura di quello che avrei lasciato, avevo paura di quello che avrei trovato al mio ritorno, perché il mio piccolo mondo avrebbe continuato a girare anche senza di me. Quello che avevo davanti non mi spaventava.

Qual è stato il primo impatto?

Passare dai quaranta gradi della Sicilia in agosto agli zero di Buenos Aires è stato abbastanza forte come impatto. Era tutto diverso da quello che avevo immaginato, ed è solo quando sono arrivata che sono iniziate le prime paure. Il primo periodo ho vissuto in un perenne stato di confusione e stanchezza ma quello che mi ha aiutato a superarlo è stata la fortuna di essere accolta da persone splendide che mi hanno fatto sentire parte integrante della loro famiglia sin dal primo momento.

Come è stato frequentare la scuola in Argentina?

Il sistema scolastico argentino è totalmente diverso da quello italiano. Frequentavo una scuola cattolica insieme alla mia sorella ospitante (nonostante io non sia particolarmente religiosa) e ogni mattina alle 7 (!) ci si ritrovava tutti in divisa in cortile per la preghiera e il rituale della bandiera. Nonostante in Italia frequentassi un liceo classico, lì ho scelto di inserire materie di ambito economico nel mio piano di studi perché credo che nella vita bisogna provare di tutto prima di dire che qualcosa non sia la nostra strada. Adesso lo so.

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Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tu famiglia ospitante?

Ce ne sarebbero davvero tanti, dall’inizio alla fine sono stati sempre accoglienti e di grande supporto per me. Mi hanno sempre fatta sentire a casa e ben voluta come una seconda “hija”. Il momento forse che non dimenticherò mai è stata la festa a sorpresa che hanno organizzato per il mio diciottesimo compleanno, pochi giorni prima del mio ritorno a casa. Sapevano quanto fosse importante per me quel compleanno e hanno fatto di tutto per renderlo unico. E’ stato lì che ho avuto l’ennesima conferma del fatto che quelle persone si erano guadagnate un posto nel mio cuore per sempre, e io nel loro.

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È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Fare amicizia non è stato difficile soprattutto grazie a mia sorella ospitante che frequentava la mia stessa classe e al fatto che a scuola ero una sorta di celebrità che tutti volevano conoscere. Chiaramente in un primo momento ci sono stati dei problemi linguistici, soprattutto perché in Argentina l’inglese non è per niente parlato ma questo mi ha solo spronato e aiutato a imparare la lingua in pochissimo tempo.

Perché hai scelto di partire per un anno all’estero proprio durante il liceo e non dopo il diploma?

Quando Intercultura è venuta a presentare il programma nella mia scuola ho semplicemente pensato che fosse quello di cui avevo bisogno in quel momento. Era un modo per uscire dalla mia comfort zone, volevo un’esperienza che in quel momento cambiasse il mio modo di percepire il mondo e che mi mettesse alla prova. Le esperienze vissute in età più adulta hanno un altro significato.

Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Fatelo, senza dare troppa importanza alla destinazione; scegliete posti che pensate non visiterete mai nella vostra vita, scegliete posti imperfetti. Sono quelli che vi faranno vivere il miglior anno della vostra vita.

Perché partire proprio con Intercultura?

L’associazione ti segue passo passo durante l’anno che precede l’esperienza. C’è un processo di selezione, ma soprattutto diversi incontri che preparano all’esperienza in sé non solo i ragazzi che stanno per partire ma anche i genitori che stanno mandando i loro figli 17enni dall’altra parte del mondo. La cosa migliore è il legame che si crea con le persone che fanno parte del tuo centro locale e che stanno per partire in tutto il mondo e che quindi sanno benissimo come ti senti e quali sono le tue paure.

Lo rifaresti?

Senza un attimo di esitazione.

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