Quarto anno all’estero in Cina: “è stato l’anno più incredibile della mia vita”

Oggi Chiara ci racconta la sua esperienza in Cina, totalmente immersa per un anno in una cultura diversa da quella che ha sempre conosciuto.

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Ciao! Io sono Chiara e sono nata a Palermo. Vivo a Milano da tre bellissimi anni. Amo viaggiare, scoprire posti nuovi e culture completamente diverse dalla mia. Sono una telefilm addicted e mi piace tantissimo leggere.

In che anno scolastico sei partita per un’esperienza all’estero e dove sei andata?

Sono partita ad agosto 2011 ed ho trascorso il quarto anno di liceo in Cina, precisamente a Zhaoqing nella provincia del Guangdong e a quattro ore di bus da Hong Kong.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

La Cina mi spaventava tantissimo, era così lontana e diversa. Tutto ciò che sapevo erano quei quattro pregiudizi che girano in Italia e quindi mi spaventava quasi tutto, in particolar modo il cibo. Sono sempre stata complicata dal punto di vista “alimentazione” e avevo molta paura che questo mi avrebbe creato dei problemi. Poi ovviamente avevo paura di non farcela. Non avevo mai passato più di una settimana senza i miei genitori e raramente senza mio fratello gemello. Era tutto nuovo.

Qual è stato il primo impatto?

Appena arrivata mi sentivo confusa perché dentro di me convivevano troppo emozioni da controllare e gestire. Da una parte ero spaventata, da un’altra euforica ed emozionata. La prima settimana ho perso 5 kg e non riuscivo a mangiare per niente, piangevo perennemente e chiamavo ogni mattina la mia mamma (ho speso circa 70€ in telefonate intercontinentali).
Poi mi son detta “non posso andare avanti così, devo mettermi in gioco. Se entro fine settembre non sto meglio, torno a casa”. Dopo due settimane lì è iniziata la scuola, avevo così tante cose da fare e scoprire che non avevo più il tempo per pensare alla nostalgia.

Come è stato frequentare la scuola in Cina?

A differenza di quello che raccontano molti exchange students, io ho realmente frequentato la scuola, seguito le lezioni. Mi era permesso seguire orari un po’ più “soft”, quindi invece di andare a scuola alle 6.45 potevo andarci alle 8. Dalle 8 alle 11.45 stavo in classe, seguivo le lezioni con i miei compagni sforzandomi di capire e apprendere. Se mi annoiavo facevo un po’ di esercizi di calligrafia o provavo a scrivere piccoli temi che mi assegnava il mio professore di cinese. Dalle 11.45 alle 14.00 avevamo la pausa pranzo con riposino annesso. Avevo un letto in una camerata, ma non era la stessa camerata di mia sorella, allora condividevo il letto con lei nella sua camerata. Oppure potevamo andare in biblioteca e leggere. Ho letto tantissimi classici inglesi in quei mesi. Dalle 14.00 alle 18.00 avevo ancora lezioni, alternate a classi specifiche di cinese per imparare la lingua. Una volta finite le lezioni salutavo mia sorella (lei dormiva a scuola anche la notte) e i miei compagni e tornavo a casa con il bus. È stato stancante ma allo stesso tempo mi ha permesso di vivere al 100% l’esperienza, anche perché diversamente avrei passato tutto il giorno a casa da sola ad annoiarmi.

Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tu famiglia ospitante?

Ce ne sarebbero svariati, ma uno che racconto sempre è quello della gallina.
Premessa: Nel fascicolo che Intercultura ti chiede di compilare prima di partire avevo specificato di avere paura dei pennuti (piccioni, colombe, uccelli di ogni genere).
Era quasi il periodo del Capodanno Cinese e a casa mia c’era un via vai di persone che portavano regali di ogni tipo. La mia Host Mom era il vicesindaco della città e riceveva quindi tantissimi doni. Un pomeriggio mi chiamò al piano di sotto e mi presentò due contadini che erano passati a salutarla. Mi presentò come la sua “Italian daughter”, salutai e mi congedai per ritornare ai miei compiti. Mentre ero nella mia camera sentii un rumore, come se stessero bussando alla porta. Tornai nuovamente di sotto, aprii la porta di casa e non c’era nessuno. Tornai nel soggiorno e vidi uno scatolone a terra, che si muoveva. Mia sorella scoppiò a ridere e mi disse che era meglio tornare al piano di sopra. Lì mi spiego che dentro lo scatolone c’era una gallina e che non me l’avevano detto perché sapevano della mia fobia.
Inutile dirvi cosa abbiamo mangiato il giorno dopo a casa della nonna.

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È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Non tanto. I cinesi, diversamente da ciò che si dice e si crede, sono molto estroversi e curiosi. Venivo sempre fermata da persone che volevano conoscermi, fare una foto con me, chiedermi come mi chiamavo e da dove venivo. Per i primi mesi è andata così, poi l’interesse nei miei confronti è andato scemando, ma fortunatamente avevo già stretto le mie amicizie (che durano ancora oggi dopo 5 anni).

Perché hai scelto di partire per un anno all’estero proprio durante il liceo e non dopo il diploma?

Non ero certa che avrei avuto tempo per farlo dopo il diploma. Ho preferito cogliere l’occasione al volo e non lasciarmela scappare.

Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Fatelo! È l’anno della vostra vita. È l’anno dei cambiamenti, delle emozioni, delle esperienze. Si cresce più in quell’anno che nei restanti quindici. Un’esperienza che ti cambia la vita a tutti gli effetti.

Perché partire proprio con Intercultura?

Quello che mi piaceva (e mi piace ancora) di Intercultura era il processo di selezione. Prima di spedirti all’altro capo del mondo si assicurano che tu possa farcela, che ne sia in grado, che non ti faccia stare male. Poi sono stata sempre seguita, sia nel momento pre-partenza, sia nel durante che nel post. In Cina non ero assistita nel migliore dei modi dal partner cinese, ma quelle due volte in cui ho avuto delle emergenze, Intercultura ha risposto immediatamente aiutandomi.
Io poi volevo la sorpresa, l’avventura. Non volevo scegliere la città e la regione. Ho messo 10 paesi diversi e mi sarebbe andato bene qualsiasi di questi.

Lo rifaresti?

Assolutamente si! Almeno altre dieci volte, una per ciascuno dei paesi che avevo messo.

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