Quarto anno in California: “Ripartirei adesso senza alcuna esitazione”

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Ecco l’intervista a Martina partita con BEC per trascorrere il quarto anno di liceo in California.

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Mi chiamo Martina, ho 22 anni e sono di Milano. Amo scrivere racconti fantasy (che puntualmente rimangono sul mio PC), leggere e imparare le lingue. Al momento frequento la facoltà di Legge all’Università Bocconi di Milano.

In che anno scolastico sei partita per un’esperienza all’estero e dove sei andata?

Quando frequentavo i primi anni di Liceo Classico Europeo, la sorella del mio migliore amico decise di partire per fare un’esperienza all’estero il quarto anno di corso; una volta saputo di poter avere un’opportunità del genere non me la sono fatta scappare! Ho iniziato a parlarne con i miei genitori, ho contattato varie associazioni e prima di iniziare il mio quarto anno di superiori sono partita per Huntington Beach, in California.

Quali sono le paure che avevi prima di partire?

Paure, devo dire, molto poche. Il mio timore principale era quello di non trovarmi bene con la mia famiglia ospitante, nonostante nei mesi precedenti alla partenza avessi più volte parlato con loro tramite Skype e i vari social network, cosa che mi ha tranquillizzata molto.

Qual è stato il primo impatto?

Il primo impatto è stato più che positivo: io ho sempre vissuto a Milano, grande città, palazzoni alti, strade, macchine, frenesia. Quando la mia host mom è venuta a prendermi all’aeroporto la prima cosa che mi ha detto è stata “Spero ti piaccia l’acqua: qui a Huntington Beach, la “Surf City”, è ovunque!

Come è stato frequentare la scuola negli Stati Uniti?

Frequentare la scuola a Huntington Beach è stato molto particolare. Da una parte era esattamente come si vede nei film: cambio classe ogni ora, partite di football, balli scolastici e cheerleaders. D’altra parte però, essendo io andata in una scuola privata e quindi “a formazione religiosa” (la maggior parte delle scuole private negli Stati Uniti sono di questo genere), ho partecipato a eventi del tutto inaspettati, come il Friday4Him, le sessioni di “worship” ogni mercoledi nell’atrio principale della scuola o le preghiere fatte tutti insieme prima di ogni partita importante.

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Ti va di raccontarci un aneddoto indimenticabile riguardo alla tua famiglia ospitante?

C’è un aneddoto che la mia host mom mi ha raccontato dopo qualche mese dall’inizio della mia permanenza a casa loro. Mi ha raccontato che, in realtà, lei non aveva alcuna intenzione di ospitare un exchange student: una figlia era in college, l’altro aveva appena iniziato il liceo, l’altra ancora stava iniziando ad abituarsi a stare da sola in casa. I figli, però, erano di un’altra opinione. Per arrivare a un compromesso, la mia host mom ha deciso di fare una lista “impossibile” di caratteristiche: che l’eventuale exchange student avrebbe dovuto avere: essere europeo, suonare il pianoforte, amante degli sport, amante della lettura, madrelingua spagnolo…sapeva che non ne avrebbero mai trovato uno adatto. E invece, mentre si trovava a Hong Kong per un viaggio di lavoro ha ricevuto la mia application. In un primo momento mi ha confessato di averla buttata nel cestino! Poi, per mia fortuna, ha deciso di cambiare idea.

È stato difficile integrarsi e fare amicizia?

Devo dire che fare amicizia non è stato per nulla difficile. Nella mia scuola eravamo solo tre exchange students e tutti ci vedevano come le star del momento. Dopo qualche mese il fattore novità è scemato, ma ormai le amicizie erano strette. Inoltre mi ha aiutato molto avere una host sister della mia stessa età che frequentava la mia stessa scuola, in quanto mi ha introdotto nel suo circolo di amici e da lì è stato tutto abbastanza semplice.

Perché hai scelto di partire per un anno all’estero proprio durante il liceo e non dopo il diploma?

Sarei potuta partire dopo il diploma…ma perché non fare entrambe le cose? Inoltre mi piaceva molto l’idea di vivere un’esperienza di vita autentica, di vivere come fanno gli americani, in una High School americana, vivendo con una famiglia americana. Dopo il diploma sarebbe stato tutto diverso.

Un consiglio a chi sta decidendo se intraprendere questa esperienza?

Partite, partite, partite. E’ un’esperienza indimenticabile che rimarrà con voi per sempre. Conoscerete persone provenienti da ogni parte del globo e stringerete amicizie che non vi lasceranno mai.

Perché partire proprio con BEC?

Inizialmente stavo per partire con WEP. Poi però il loro approccio non è piaciuto né a me né alla mia famiglia e abbiamo deciso di cambiare. La ragazze che lavorano alla BEC sono sempre state incredibilmente disponibili e pronte a dare una mano in qualsiasi momento, compreso durante la mia permanenza all’estero, tramite rappresentanti dell’associazione in loco.

Lo rifaresti?

Senza alcuna esitazione.

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