Ricordati di fotografare la luna piena. Senza filtro in bianco e nero.

Mentre tutto scorre ho la vita che fa presa sugli scogli. Andare via era la sola cosa che avessi mai desiderato realmente, con ognuna delle mie cellule. Ho passato anni a credere fermamente che nel mio codice genetico ci fosse scritta la parola “Nomade”. “Selvatica”. Ero sicura di non appartenere a nessun posto. Di non appartenere a nessuno. E adesso, che le onde infuriano? Adesso che non esiste scelta più facile, più comoda di lasciarsi andare alla corrente, perché non cogliere l’attimo? Perché non mollare la presa, perché opporre resistenza?

Perché non sono mai fuggita lontano?

L’acqua è gelida, salata per quanta ne abbia bevuta, color azzurro petrolio se non ricordo male dall’ultima volta che ho aperto gli occhi. Penso che mi mancheranno tutti e che quando tornerò (se mai dovessi tornare, se mai dovessi partire) non sarò più la stessa. E neanche loro, perché quando una perla scivola via dal filo che la tiene imprigionata alle sue gemelle, finisce che anche le altre si sparpagliano per il pavimento e rimbalzano nella stanza, rotolano sotto ai mobili, sotto al divano. Giocano a perdersi.

Era proprio questo, in realtà, che volevo evitare: non volevo giocare a perderti. Perché io non sono mai stata in un filo di perle, ma ho sempre vissuto nella mia ostrica. E dentro si sta bene, al sicuro, ma non ci sono finestre per vedere il mondo al di fuori. Non ho mai potuto camminare sulla sabbia fine, non ho mai accarezzato la pelle dell’oceano. Non ho mai visto la luna piena. Non ho mai toccato la realtà per come realmente è, nuda e cruda, noumeno, senza filtro in bianco e nero.

Non volevo giocare a perderti, volevo solo guardare oltre la mia conchiglia. Oltre la mia testa.

Ti chiedo se vuoi venire con me. L’acqua è gelida, salata per quanta ne abbiamo bevuta, ma chiara e limpida ora che le onde non fanno più schiuma. Ora che la guardo con i tuoi occhi. Ti chiedo se vuoi venire con me adesso perché la corrente mi fa quasi il solletico e non ho più paura. Tu rispondi che si può essere compagni di vita anche ai poli opposti, anche a mille anni di distanza, anche se probabilmente io sono destinata ad essere in continuo divenire e tu ancorato al fondale, a farti ricoprire di alghe e coralli. Dici che saremo compagni per la vita perché abbiamo lasciato le nostre anime a fissarsi nel posto in cui ci siamo conosciuti. Ne sei certo perché l’hai sognato stanotte. Dici che abbiamo tutto il tempo e mi aiuti a chiudere i bagagli, mi spingi lungo il pontile della nave, mi saluti con un bacio sugli occhi. Nella mia valigia suonano mille perle sfuse e un fil di ferro per incastrarle in sequenza. Oh, e un tuo biglietto:

“Ricordati di fotografare la luna piena. Senza filtro in bianco e nero.”

Testo e foto di

Sara Barera

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