#IlMioPuntoZero: Lorenzo in Cina

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Non è cosa insolita, alla fine di un ciclo, sentire il bisogno di nuove sfide e di nuovi stimoli, cercare esperienze forti che conducano ad uscire dalla propria comfort zone e a spingersi oltre i propri limiti.

Ventiquattro anni appena compiuti e una carriera universitaria ormai agli sgoccioli, quest’estate ho sentito la necessità di dover spezzare la solita routine. Ciò che cercavo era un punto di rottura da cui poter ripartire, #IlMioPuntoZero: quel momento in cui ti fermi per evacuare la negatività, scaricare stress e tensioni, per poi ricominciare di nuovo, pianificando e sconvolgendo la vita.

Intraprendente e desideroso di una continua conoscenza di ciò che ci circonda e comunque pervaso da una consapevolezza, tramandata e ripetuta continuamente dai nonni, potremmo pianificare ogni cosa fino al minimo dettaglio, ma non andrà mai tutto come previsto. In ogni percorso c’è sempre quel punto che andrà storto, la differenza è data dal modo in cui noi reagiamo.

La Cina, è stata #IlMioPuntoZero.

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I cinesi non riuscendo a pronunciare il mio nome mi chiamavano Londo, che vuol dire dragone.

Sono partito il 16 luglio con destinazione Pechino, per partecipare a un progetto culturale alla Comunication University of China, immerso in qualcosa che per me era completamente nuovo. Ho conosciuto un popolo diverso e fantastico, che ha sconvolto le mie abitudini alimentari, sportive e lavorative; il riuscire ad accettare, rispettare e cercare di comprendere reciprocamente le diversità è la cosa più bella che ti possa regalare un’esperienza dall’altra parte del mondo. Non nego che ci siamo ritrovati veramente tante volte a dover confrontarci riguardo divergenze di opinioni, ma lasciatemelo dire, è tutto normale, in fin dei conti sono solo discussioni costruttive.

Ora, alla fatidica domanda “Come è andata in Cina?”, ci sono sempre quattro cose che non tralascio mai nella risposta: il cibo, i tavoli rotondi dei ristoranti, il concetto di efficienza e la disparità dei sessi.

#PuntoZeroUno: La Cina e il cibo

Credo che la cucina cinese sia una delle più variegate al mondo: gli Hot Pot, i barbecue posti al centro del tavolo all’interno dei ristoranti, l’anatra laccata tipica di Pechino, il Tofu e il Kung Pao Chicken sono solo alcune delle esperienze da fare assolutamente. Ovviamente io non ho perso l’occasione! Non potevo poi non imbattermi nei food street, mini cucine montate su tricicli a motore, sempre pronti a scappare all’arrivo della polizia, presenti in ogni via secondaria della città e attrezzati per cucinare qualsiasi cosa: polpette di piccione, polpette di carne fritte, noodles fritti, arrosticini, spiedini di pesce e verdure grigliata, il tutto condito con un’infinità di spezie.

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#PuntoZeroDue: I tavoli rotondi

Nella maggior parte dei ristoranti cinesi, riservati ai gruppi numerosi, ci sono tavoli rotondi con al centro una superficie in vetro rialzata, sempre a forma circolare e girevole.

L’usanza è quella di ordinare tanti piatti diversi per poter far girare il vetro e condividere cibo e parole.

#PuntoZeroTre: Efficienza

Quando siamo finiti a parlare di “efficienza”, ci siamo sentiti molto distanti rispetto alla nostra realtà. Per il popolo cinese vuol dire andare il più veloce possibile, vivere con la parola d’ordine “correre”, perché solo così si possono fare tante cose.

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#PuntoZeroQuattro: La disparità dei sessi

Parità dei sessi, è ancora presto per la Cina. Il semplice fatto che una ragazza possa vivere in una casa in cui abitano anche dei ragazzi, è quasi uno scandalo. Fortunatamente dopo lunghe negoziazioni c’è stata una dimostrazione di flessibilità e apertura, forse un passo avanti verso un mondo migliore.

Quarantaquattro giorni a Pechino: mi sono confrontato con un’altra cultura, altri modi di fare, di vivere, ho conosciuto e lavorato con persone fantastiche che, son sicuro, un giorno rincontrerò…ma, soprattutto, ho spezzato la routine e mi sono spinto oltre la mia comfort zone, perché “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine”..

Ora sono pronto per partire di nuovo…

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Testo e foto di

Lorenzo Rossi

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