Le mie prime impressioni in Repubblica Dominicana

Non appena sono atterrata a Punta Cana, a più di 7000 chilometri da casa, non ci è voluto molto per rendermi conto che il motivo per cui continuo a viaggiare è tanto banale quanto genuino. Viaggio per le persone. Viaggio per conoscere persone con culture totalmente diverse dalla mia. Viaggio per farmi cambiare dal viaggio.

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Una volta scesa dall’aereo, sono stata avvolta dall’aria calda dei Caraibi e dai 35 gradi delle sei di pomeriggio. Le palme erano leggermente mosse dal vento, così come i miei capelli, e mi sono sentita improvvisamente leggera. Al controllo passaporti, hanno messo un timbro sul mio passaporto e hanno dato il via libera ad una nuova avventura di viaggio.

Non me la sento di ridurre la Repubblica Dominicana al Mar dei Caraibi perché valuto l’intelligenza dei miei lettori e sono sicura che possiate immaginare da soli spiagge a non finire di sabbia bianchissima e acqua cristalline come quelle dei depliant delle agenzia di viaggio. 

La cultura caraibica è ben più forte: si intrecciano storie di colonizzazione spagnola, cultura indigena e schiavismo dei neri d’Africa. Lo spezzato di cultura che si ottiene è tanto misto quanto omogeneo. Omogeneo perché vibrante di tutti i colori delle diverse fila che intrecciate lo formano. 

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Ho deciso che vi voglio raccontare i miei primi tre giorni in Repubblica Dominicana in maniera diversa, attraverso le sensazione e tutte le cose che invece non è facile immaginare. Le abitudini di un paese, di una cultura, tramite i comportamenti dei suoi abitanti.

Perché alla fine si viaggia sempre più lontano per scoprirci ancora più umani.

Vi voglio raccontare del mio viaggio a bordo della guagua, ovvero il trasporto pubblico dei locali. Mi sono seduta accanto ad un uomo all’apparenza burbero. Avrà avuto all’incirca sessant’anni, un viso rotondo come la sua pancia, una camicia di lino bianco e i tipici baffi che possiamo immaginare porti un uomo messicano. Non mi ha rivolto la parola, nemmeno quando mi sono seduta al suo fianco. Mi sono quindi addormentata, lasciandomi cullare dal movimento del bus. Inutile dire che mi sono svegliata di continuo. Improvvisamente, ho sentito un respiro altrui sulla pelle e mi sono svegliata di soprassalto. Era il signore burbero che cercava di abbassare il mio sedile per farmi dormire più serenamente. Era il signore baffuto che si prendeva cura di me.

La Repubblica Dominicana si è presa cura di me, in ogni momento del mio viaggio.

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