Il giorno in cui ho scelto di vivere senza paure

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“Dovremmo avere meno paura di questa vita e più coraggio per viverla”

Non ho mai viaggiato molto prima dei diciott’anni. Avevo trascorso giusto qualche settimana in Regno Unito per dei corsi estivi di inglese, una in Francia per uno scambio organizzato dalla mia scuola e altri piccoli viaggi. La mia vita si era sempre poggiata su dei pilastri stabili: la mia famiglia, il paesino di provincia dove sono cresciuta, il liceo che ho frequentato e il bar in piazza. Una cosa li accomunava ed era che tutti questi mi facessero sentire a casa.

Per questo stamattina ho pensato:

QUANDO È SUCCESSO? QUANDO HO COMINCIATO A VIAGGIARE? QUANDO HO COMINCIATO A FARNE UNO STILE DI VITA? QUANDO HO COMINCIATO  A SENTIRMI A CASA UN PO’ OVUNQUE? QUANDO LA MIA REALTÀ HA COMINCIATO A STARMI STRETTA?

Avevo diciott’anni e il mondo tra le mani. È così che ci si sente a diciott’anni, no?  A diciott’anni ero forte delle mie certezze: i miei amici, il mio fidanzato, la mia quotidianità. Succedevano tante cose, ma alla fine della giornata sentivo che non stava cambiano proprio nulla. Non succedeva niente. Mancava qualcosa. È sempre mancato qualcosa. A quell’età credevo si trattasse dell’amore. È sempre l’amore a diciott’anni, vero? 

Era il 22 giugno 2011 quando sono partita per trascorrere un’estate in Irlanda, come ragazza alla pari. Per i tre mesi successivi mi sarei occupata di quattro bambini a duemila chilometri da casa. Le settimane prima della partenza sono state tranquille. Nella mia testa c’era un vortice di domande che non riuscivo a fermare, ma dovevo mostrarmi sicura. Mi sono concessa di avere paura solo al gate, una volta passati i controlli di sicurezza. Mi sono concessa di avere paura solo quando sono stata completamente sola di fronte alle conseguenze effettive delle mie scelte.

La mia estate in Irlanda è stata indimenticabile proprio perché sono partita da sola. Non stavo più sopravvivendo, cercando di non affogare nell’acqua alta, ma avevo imparato a nuotare. Stavo vivendo. Il vuoto che avevo sempre percepito nella mia vita prima della partenza era stato riempito. Ci sono stati viaggi in bus, ostelli e sconosciuti che si sono convertiti negli amici di tutta una vita. Ma soprattutto ci sono stata io da sola.

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Per una volta non stavo dipendendo dai miei genitori, dal mio ragazzo o dai miei amici. Non c’erano professori, parenti o conoscenti a dirmi cosa era giusto e cosa invece non lo era. C’ero io, da sola. C’ero io e avevo la possibilità di scegliere.Ad ogni azione è corrisposta una reazione e sono sempre stata io a pagare per le conseguenze delle mie azioni. Ho imparato con i miei errori cosa voglia dire avere delle responsabilità.

Stamattina mi sono svegliata chiedendomi dove sarei adesso se non fossi mai partita quel 22 giugno. Se avessi deciso di continuare a sopravvivere nel mio mondo privo di paure e se avessi perso l’opportunità di VIVERE.

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Viaggiare mi ha permesso di conoscere diverse persone, diverse culture e diverse lingue. Ho imparato a brindare in diciassette lingue diverse e ad avere una conversazione base in cinese e in polacco. Mi sono sdraiata sulle spiagge peruviane, portoghesi, spagnole, francesi, irlandesi, inglesi e danesi e da lì ho guardato lo stesso cielo ogni volta con un prospettiva diversa.

Ho cominciato ad assorbire il mondo fino a che mi sono resa conto che non ero più “io”. Non ero più la Erica del liceo, la ragazza che prendeva voti alti nonostante facesse casino in corridoio e tornava sempre tardi la sera. Ero diventata una somma di tutte le persone che avevo incontrato, dei tramonti che avevo visto, dei cibi che avevo provato, delle conversazioni che mi avevano cambiato la vita e delle emozioni che mi avevano pervaso e toccato nel profondo.

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Oggi sono a casa in tantissimi posti e in nessun luogo. Non ho più paura dello sconosciuto, anzi, ne sono attratta. Non so se smetterò mai di vivere in questo modo. Sì, ho detto vivere, non viaggiare, perché ho sposato quest’attitudine come filosofia di vita. Non sento le dicerie, preferisco ascoltare le persone e le loro storie. Ovunque io sia, da quel paesino di provincia che è Sedriano a Machu Picchu.

Non vi voglio dire “non abbiate paura di partire“, ma piuttosto “trovate che cosa vi spinge a superare le vostre paure“.

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Erica Isotta Surace

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Ma la vera domanda è: 

Quando esce il mio prossimo libro?

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