Perché partire per l’Islanda

Ho sentito il bisogno di andarmene, lontano e da sola.

Non è successo all’improvviso, è stato un crescendo di emozioni, delusioni, dubbi e ricerca costante di me stessa a farmi arrivare a questa decisione, ma in fondo è come se l’avessi sempre saputo.

Ecco perché sono partita per l’Islanda.

È stato uno di quei viaggi che mi hanno messa in discussione, dando spazio a mille domande nella mia testa. Forse troppe, forse troppo poche.


Uno di quei viaggi che faccio fatica a raccontare persino agli amici perché c’è fin troppo da dire e, al tempo stesso, le parole faticano ad uscire. Non le ho cercate, le ho aspettate.

Uno di quei viaggi per il quale l’unica certezza è avere il biglietto di andata. Mi sono resa conto di quanta poca importanza abbia tutto il resto. E che tutto ciò che mi serve sta in uno zaino.

È stato uno di quei viaggi per il quale ho cercato la colonna sonora perfetta, senza mai trovarla. Ciò che ricorderò, più della musica nelle cuffiette al momento di partire, saranno le emozioni legate alle canzoni quando le riascolterò a distanza di mesi.

È stato un viaggio che mi ha strappato qualcosa dal petto. 

Un viaggio dal quale non volevo più tornare, perché mi ero talmente abituata a sorprendermi, che temevo, anzi ne ero certa, di restare delusa da tutto ciò che mi aspettava al ritorno, tutto ciò che mi aveva spinta a partire.

Un viaggio nel quale perdermi e ritrovarmi. Forse è successo attraverso una fotografia, un cioccolata calda o un libro. Forse grazie alle persone che ho incontrato.

È stato uno di quei viaggi che mi hanno salvata dalla routine. 

Quello che ricorderò saranno gli orizzonti infiniti, i colori saturi, lividi e violenti e quel cielo talmente pesante da farti credere di poter afferrare gli arcobaleni allungando la mano. Se vogliamo provare a stupirci di nuovo, a sorprenderci di quanto diamo per scontato, a ritrovare quell’ingenua meraviglia che ci era mancata per anni, allora non ci resta altro che partire.

Testo e foto di

Alice Nesich

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