In Egitto per conoscere il “diverso”

“Parti per l’Egitto? Sei pazza! Tu sei bianca, è pericoloso!”

Era questa la reazione della maggior parte delle persone a cui comunicavo che sarei partita per un internship nel Fayoum, in Egitto. Come per ogni cosa, mi interessa sempre accogliere i pensieri e i consigli altrui, ma alla fine rimango decisa sulla mia posizione. Così ho posto la firma con la mia mano bianca sul contratto e sono partita.

Era consapevole che quel che mi aspettava sarebbe stata una cultura completamente diversa da quella in cui sono cresciuta. Era il mio primo viaggio fuori dall’Europa e dal mondo occidentale. Ma ero pronta.

Ero pronta a immergermi in un nuovo contesto e a reagire a tutto quello che mi sarebbe capitato lungo la strada.

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Nuove costruzioni e organizzazione quotidiana, una lingua incomprensibile, cibo squisito, persone accoglienti e una cultura tutta di scoprire.

E’ vero, io con la mia carnagione chiara non passavo inosservata, la gente del posto mi osservava perché bianca, perché non indossavo il velo, perché sono occidentale. Per loro io ero il diverso, il diverso che camminava per le strade rappresentando un’idea diversa di religione che il popolo musulmano difficilmente accetta. Eppure mi sentivo inclusa in quella comunità che a molti fa paura.

Ho avuto modo di parlare con le donne coperte dal velo e ascoltare le loro motivazioni per cui è giusto indossarlo e nonostante in quel momento fosse difficile trovare parole per contraddirle, ho provato a capirle, soprattutto.

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Da questa esperienza ho constatato che la concezione di diverso è una concezione relativa.

Diverso da chi? Io attraevo gli egiziani e gli egiziani attraevano me. Perché alla fine l’uomo ha questa predisposizione: è attratto e allo stesso tempo impaurito dal diverso. Chiunque si sente al sicuro quando è circondato da gente che conosce, quando percorre sempre le stesse strade, quando parla sempre la stessa lingua. Quando invece arriva il momento in cui qualcuno piomba all’improvviso nel nostro “quotidianamente uguale” ci spaventiamo, abbiamo paura e puntiamo il dito contro.

E’ successo anche a me quando ero in Egitto e ho partecipato a una festa organizzata principalmente da cristiani: siamo stati accusati di avere l’intenzione di imporre la nostra cultura.

A seguito di questo episodio ho capito l’importanza della diversità e ancora di più l’importanza di aprirsi al diverso. L’intelligenza non sta nel riuscire a porre la propria cultura al di sopra delle altre, ma nell’accettare le diverse sfaccettature che ha il mondo. La paura nasce da qualcosa che non si conosce, ma l’esperienza ci insegna che basta dialogare per conoscersi, basta viaggiare e entrare a contatto con la gente del posto per non avere più paura l’uno dell’altro.

Ognuno è il diverso di qualcun’altro ed è questo che rende il mondo un posto favoloso.

La diversità è una fonte di ricchezza, di crescita personale e sociale. Non rinchiudetevi in un mondo composto solo da chi vi assomiglia, da chi vi appoggia, da chi vi fa sentire al sicuro. Abbiate il coraggio di imbattervi in nuove esperienze.

Vi auguro che possiate confrontarvi con persone che abbiano un punto di vista diverso dal vostro e che le differenze che incontrate possano farvi crescere umanamente.

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Testo e foto di

Sara Ventura

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