La generazione senza sosta

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Siamo la generazione di iOS 8, della batteria all’1%, del caricatore sempre in borsa. Delle foto su Instagram, dei suoi filtri e dei #nofilter. Dei bicchieri di plastica pieni di cenere e mozziconi il mattino dopo una festa, degli shots per non pensare, delle lacrime agli occhi quando il livello alcolico sale troppo. Siamo la generazione di quelli che sentono la mancanza, ma, invece di dirselo, scrivono uno stato su Facebook che verrà letto dai loro 2500 amici virtuali. Siamo quelli che sorridono in foto, nelle stesse foto in cui si mettono in mostra centimetro dopo centimetro. Siamo quelli che non importa quanta sia la delusione o la rabbia per qualcosa, 100 likes e passa tutto. Siamo quelli che “sì, ma non taggarmi, sono uscito di merda”. Siamo quelli che vedi in metro con l’iPhone in mano mentre controlliamo contemporaneamente i messaggi di Facebook, le notifiche di Whatsapp, i followers di Twitter, i likes alle foto di Instagram e gli iscritti al nostro canale YouTube. Siamo quelli che, quando conosciamo qualcuno, abbiamo già moltissime informazioni grazie allo stalking incrociato di Social. Siamo gli stessi che passano le giornate su un profilo, in attesa di vedere l’ultimo upload, per sapere qualcosa di più, quando forse potremmo semplicemente “alzare la cornetta” – hey, ora la vendono anche per gli iPhone! -e chiamare. Siamo quelli che portano il cellulare anche a tavola. Ma soprattutto siamo quelli che aspettano qualcuno che faccia loro dimenticare quanti likes ci sono nell’ultima foto o di fare una faccia stupida per uno Snapchat inutile.

Ma non siamo solo questo. Siamo soprattutto la generazione senza casa, la generazione di quelli che passano il quarto anno negli Stati Uniti o in Cina. Siamo quelli che partono e poi non sanno più fermarsi. Siamo quelli che viaggiano, che vogliono vedere ogni angolo del mondo, che vogliono immortalare momenti ed emozioni. Siamo quelli che, prima o poi, forse, troveranno il loro posto nel mondo. Siamo quelli che vanno un anno in Australia a lavorare per imparare l’inglese e poi non vogliono più tornare. Siamo quelli che, nonostante tutto, si sanno ancora mettere in gioco: probabilmente in un modo diverso da quello dei nostri genitori, dei nostri nonni, ma si tratta sempre di abbandonare il porto sicuro e partire. Siamo quelli che si sentono cittadini del mondo, che non importa se io sono italiana e tu vieni dal Canada, l’amore è possibile anche per noi. Siamo quelli che dimezzano i chilometri con cuori su Whatsapp, videochiamate su Skype e

squilli su Viber. Siamo quei dei voli low cost, dei voli di Ryanair a 19,99€, del bagaglio a mano di EasyJet dove devi farci entrare in qualche modo anche la borsa, quelli della connessione wifi a bordo di Norwegian. Siamo la generazioni di quelli il cui problema non è il limite dei 23kg del bagaglio in stiva, ma del peso dei ricordi che dovremo sopportare una volta tornati a casa. Siamo quelli del couchsurfing, del ridesharing e del sentirsi a casa in giro per il mondo. Siamo quelli delle serate in spiaggia con sconosciuti, di feste, falò, canne e sangria. Siamo quelli del pub crawl irlandese, quando siamo già sbronzi al secondo pub e arriveremo all’ostello strisciando, dopo aver tirato avanti una compagnia di trenta persone con irlandesi, americani, australiani, francesi e polacchi. Siamo quelli dell’Erasmus e delle feste negli appartamenti, ma lo spazio per una quarantina di persone di trova sempre. Siamo la generazione di quelli che conoscono l’aeroporto ad occhi chiusi, di quelli che il metal detector suona sempre, di quelli che arrivano in ritardo, ma il treno non lo perdono mai. Siamo quelli dell’aperitivo con sushi in uno dei grattacieli più alti di Londra o quelli che incontri a Parigi e vivono da bohémiens di altri tempi.

Siamo sempre i soliti: converse ai piedi, pelle abbronzata, sguardo sempre rivolto verso l’alto. Nella testa un sacco di sogni, tutti i posti che vorremmo vedere: i fuochi d’artificio in Brasile, la Patagonia, Singapore, le isole del Pacifico, Haiti, tutte le capitali europee, San Pietroburgo. Nelle tasche tutti i biglietti di tram, treni e aerei che vorremmo attaccare al muro… Quale muro? Non abbiamo casa, non abbiamo respiro, non abbiamo destino.

Siamo cittadini del mondo.

La generazione senza sosta.

Tratto dal libro

Portami Con Te

di

Erica Isotta Surace

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Ma la vera domanda è: 

Quando esce il mio prossimo libro?

Un commento Aggiungi il tuo

  1. ileniamontagni ha detto:

    Mi hai davvero incuriosita, mi hai anche fatto sentire molto vecchia (ahaha), aspetterò il tuo libro per conoscerti meglio!

    Mi piace

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