Ti parlo della mia città

Volevo scriverti una lettera oggi, perché mi manchi.

Non è una particolare novità.

Che mi manchi, intendo. E anche che io ti scriva una lettera – che poi non ti mando, ma questo non importa: non sono sicura che ti farebbe piacere leggermi. Sono solo sicura che ho bisogno di scriverti.

Quindi non ti parlo nemmeno di me. Ti parlo della mia città.

Forse perché penso che ci somigliamo parecchio, io e lei.

Forse anche perché penso che pure tu gli somigli un pochino. Ti somiglia. Ci somigliamo, tutti e tre.

Sono le persone che finiscono per costruire città a loro somiglianza? O sono le città che finiscono per influenzare l’indole delle persone?

Siamo tutte le città che visitiamo e che finiamo per amare – diceva Borges. Quindi c’è un pezzo di Torino che è rimasto anche in te – un pezzo di te che si è specchiato in Torino, che si è riconosciuto, nelle volte regolari dei suoi lunghi portici, nelle volute dei suoi palazzi barocchi, nell’intimità elegante delle sue piazze, nei suoi lampioni dalla testa coronata stagliati contro il cielo.

Siamo tutte le città che amiamo – ma, fra queste, quell’unica che chiamiamo “casa” un po’ di più.

E Torino per me è casa non solo perché mi è capitata in sorte – ma perché, anche se così non fosse stato, l’avrei scelta comunque.

E’ casa perché quando sento qualcuno che dice che è bella mi emoziono come se stessero facendo un complimento a me. E’ casa perché Torino si imbarazza ai complimenti: si butta sempre un po’ giù, non si sa valorizzare. Forse arrossisce quando glieli fanno, e non ci crede mai fino in fondo. Me la immagino ricevere i complimenti come fai tu, ringraziando mentre abbassi lo sguardo, con un sorriso imbarazzato ma bellissimo.

E’ casa perché voglio sempre andare via.

Ma non voglio andare via perché non la amo – è perché una casa è una casa, ha quattro mura, un bagno, una cucina e un letto, e fuori c’è il mondo che è grande. E la vita che è una sola – e io son fatta così, ho sempre fame, sono sempre curiosa. Sono nata con due occhi grandi da riempire: si riempiono, in giro per il mondo, ma continuano ad avere spazio.

E’ casa perché non ho mai voglia di tornare – ma quando la vedo dall’aereo, quando sbircio dal finestrino e spero che non ci siano nuvole, perché voglio vedere la scacchiera ordinata delle sue vie del centro, la Mole, che è la prima che si nota, la sagoma brutta e goffa dell’università lì di fianco, il serpente grigio-azzurro del Po, le arcate di vetro di Porta Nuova che dall’alto diventano accecanti per il sole… allora mi dispiace un po’ meno.

E mi piace sempre rivederla, quando torno. La giro a caso, al mattino, presto, ma non troppo – quando è ancora un po’ stropicciata dal sonno, ma quando la gente ha finito di correre per andare a lavorare, e in giro c’è solo qualche anziano solitario che porta a spasso il cane, o che cammina anche lui un po’ a caso, come me, con le mani intrecciate dietro la schiena e la schiena curva, lentamente, perso nei suoi pensieri.

Lo faccio perché così stiamo da sole, e riesco a vederla come se fosse la prima volta. Riesco a dirle quanto è bella – che di posti belli in giro per il mondo ne ho visti tanti, e tanti molto più belli di lei; però lei per me ha questa bellezza che nessuno ha, perché ha una bellezza che ha la stessa forma di quel che c’è dentro al mio cuore, qualunque cosa esso sia.

Una bellezza che sa di casa.

Chissà cosa avrai pensato tu quando l’hai vista per la prima volta.

L’hai vista la mia piazza preferita? Piazza Carlina? Quella dove c’è la Mole che fa capolino da dietro una casa gialla e dove si aggira il fantasma di una badessa che era scappata con un soldato ribelle del Risorgimento?

Forse l’ha vista, ma non sai che si chiama Piazza Carlina, perché in realtà ha un altro nome, e siamo solo noi Torinesi che la chiamiamo così.

Sei stato in quella vineria, nel cuore antico e bellissimo del Quadrilatero Romano, che ha scritto in vetrina “Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici”?

Con o senza vino, ovviamente. E con o senza te.

Sei mai salito a piedi fino al Monte dei Cappuccini?

Lo faccio spesso quando sono triste: faccio la salita in fretta, quasi di corsa, per spegnere il cervello, per farlo concentrare sul ritmo delle gambe, della fatica, del respiro veloce. E poi arrivo in cima, col cervello spento – abbraccio la città, tutta quanta, lontana ma tutta mia, tutta mia proprio perché è lontana, e la lascio entrare nel mio cervello spento, lo riempio con la sua bellezza.

Non cerco di trattenerla, se no scappa. Me la lascio scivolare addosso – e così, forse, un pochino riesce ad entrarmi dentro, a non scappare più.

Perché Torino è silenziosa: non urla, non sgomita, non si fa notare. Dicono che sia nata sopra un campo energetico che fa sì che fra le sue vie, nei suoi palazzi, nascano tante cose nuove – che poi, però, per crescere hanno bisogno di andare altrove. E’ magari è per questo che è così, che chiede scusa troppe volte, che è una regina senza corona che si è messa a fare l’operaia.

Però Torino è anche magica.

Lo dicono le teorie esoteriche che pullulano sul suo conto, lo dicono le sue leggende – ma, soprattutto, semplicemente, lo dice il mistero malinconico di cui sono vestite le sue vie eleganti, i suoi angoli nascosti, quel qualcosa che ha e che, una volta che lo vedi, non ti abbandona più.

La magia, sai, ha molte forme, ma un unico paradosso: per farla succedere ci devi credere.

Io, in fondo, ci credo.

Così come credo, sempre in fondo, in un posto sepolto lontano dalla logica e dalla razionalità, che un giorno tornerai.

Perché a Torino c’è anche una parte di te.

Però, per favore, dimmelo quando verrai.

Perché potrei non essere a casa.

Potrei essere andata a cercarti…

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Franco Fassio ha detto:

    Complimenti straordinaria questa lettera

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  2. Iolanda Corio ha detto:

    Una lettera d’amore a regola d’arte! Io ho visto Torino tantissimi anni fa quando ero moltopiccola, quasi non la ricordo, ma ci torno a breve e cercherò di guardarla attraverso i tuoi occhi!
    un abbraccio
    iolanda

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    1. Grazie!! E buona esplorazione, spero che Torino ti piacerà 🙂
      Serena

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