Il mio posto felice: la Spagna

Barcellona, Cordoba, Madrid e, la più bella, Valencia.

Quante città della Spagna dovrò ancora visitare prima di convincermi definitivamente che è lei la mia nazione?


Non la nazione della mia vita, badate bene, non so cosa ha in serbo per me il futuro, ma non scommetterei sul trasferimento in Spagna, o in qualsiasi altro posto diverso dall’Italia: c’è chi ha il carattere per farlo e chi no, bisogna imparare a conoscersi (nonostante il pensiero del “mai dire mai” continui ad aleggiare nella mia testa).

Parlo della Spagna come della MIA nazione: il posto preferito in cui scappare per ricaricare le pile, un rifugio sicuro.


So che molti ancora non lo hanno trovato: bisogna viaggiare abbastanza per poterlo selezionare con cognizione di causa.

Vi avviso: userò aggettivi forti ed estremamente sintetici per città che fanno fatica ad essere racchiuse in una sola parola, per città che mi hanno dato tanto, ma se volessi parlare di ogni viaggio dovrei star qui a scrivere per settimane.

La Spagna ha vinto il confronto con una Berlino che ho trovato estremamente fredda, con Londra che non mi ha dato quasi nulla, con Rotterdam e Budapest paradossalmente anonime, ha vinto con Amsterdam, Parigi e Praga, che ho amato alla follia, ma alle quali manca solo il calore degli spagnoli, l’ho preferita addirittura all’America, ma forse a quindici anni ero troppo piccola per innamorarmi di qualcosa che non fosse Jesse McCartney.


Barcellona è Gaudí, le discoteche e la spiaggia infinita, il Montjuic, collinetta panoramica in cui siamo stati a poltrire e giocare a pallone un pomeriggio intero, e i ristoranti scadenti che ci propinavano pasta al sugo che io veramente non ci avrei mai voluto credere – se anche non ve lo scrivessi, da questi ricordi appare evidente che l’ho vissuta in gita di terzo liceo, tra una ventina di diciottenni scalmanati.

Valencia mi ha salvata in un periodo orribile della mia vita: è una delle città più belle che abbia mai visto, mi ha inondato di gioia di vivere, nonostante lo stomaco chiuso per il dispiacere (perché, si sa, per il ciclo “mai-una-gioia” a vent’anni le cose brutte succedono due giorni prima di partire in vacanza con i tuoi migliori amici). La sua Ciudad de las Artes y las Ciencias, con tutto quel bianco, l’architettura futuristica, i suoi i giri in canoe trasparenti davanti all’Hemisferic e la passeggiata sotto le palme nel Paseo de las Esculturas, ti trasportano direttamente in un sogno. Il centro storico è una bomboniera e solo a pronunciare “Playa de la Malvarrosati immagini col sangue spagnolo che ti scorre nelle vene a bere Sangria in questa spiaggia che ricorda tanto la California, aggiungiamo, per completare il quadro, l’aver conosciuto tre ragazzi spagnoli che abbiamo incontrato in spiaggia e in discoteca per tre giorni consecutivi e che di notte ci hanno insegnato a ballare la bachata, mentre in una mano avevo un mojito che cercavo di non far rovesciare e con la mente fotografavo quella scena come una delle più belle di sempre.


Madrid e Cordoba sono ricordi recenti, ci sono stata giusto un paio di settimane fa, tempo di riordinare le emozioni e sono qui a buttar giù queste righe: Cordoba è un gioiello incastonato nell’Andalusia, a sud della Spagna, senza mare – unica pecca perché ad Agosto i trentanove gradi alle sette di sera non sono facilmente affrontabili – ma adorabile, con le stradine bianche e ocra, vasi blu ovunque pieni di fiori, la totale immersione nello stile arabo grazie alla Mezquita e ai bagni arabi (Hammam al Andalus, che tipo è impossibile da pronunciare).


Madrid invece è una capitale e lo si capisce per via delle piazze enormi, dei palazzi altissimi, delle strade larghe, dei parchi infiniti, ma la sensazione non è stata di alienazione: non mi sono sentita un nessuno in mezzo a così tanta imponenza, come mi capita di solito nelle capitali.

Il calore degli spagnoli, i sorrisi che ti regalano per strada, forse anche il fatto di parlare una lingua perfettamente comprensibile, gli orari dei pasti simili ai nostri, le stesse idee di divertimento e la stessa lunghezza d’onda nello stile di vita, mi hanno fatta sentire a casa.

Una casa più bella, una casa in cui si può essere solo felici.

Testo e foto di

Martina Palma

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