Cosa ci insegna la tragedia

Il terremoto di stanotte ha sconvolto tutti, come ogni avvenimento naturale ha colto i paesi alla sprovvista, effettivamente chi poteva aspettarselo? Chi poteva immaginare che succedesse una cosa di tale intensità? Chi poteva pensare di addormentarsi e svegliarsi senza casa, senza famiglia, avendo perso tutto? E chi poteva aspettarsi di addormentarsi e non svegliarsi più?

Sono passate poco più di 12 ore e già si sentono commenti provenienti da chiunque. Commenti di solidarietà, ma anche altri meno simpatici come chi contesta l’immigrazione. Si può davvero parlare di immigrazione di fronte ad una catastrofe naturale? Molti si concentrano su chi non c’è più, un pensiero alle vittime nessuno lo nega ed è doveroso, ma qualcuno ha pensato a chi è sopravvissuto? Qualcuno ha pensato ai bambini che hanno perso i genitori? Qualcuno ha pensato ai genitori che hanno perso i figli? Chi non c’è più non potrà più vivere, non potrà esaudire i propri sogni. E chi resta?

Resta solo chi ha perso tutto, addirittura la speranza. Perché chi sopravvive ad una tragedia del genere non crede più a niente, non desidera più niente. Il terrore, la paura, le immagini, la sofferenza, le grida di disperazione, i crolli, i rumori tutto quello che hanno provato e sentito i sopravvissuti stanotte non li dimenticheranno più. Questa notte ha segnato il nostro paese, ha segnato, in un certo modo, tutti noi, forse abbiamo tutti un po’ di consapevolezza in più che non siamo immortali, che può accadere qualcosa in qualunque momento che ci cambierà la vita.

Ho riflettuto su questo vedendo le reazioni dei miei genitori: mi ha spezzato il cuore la gioia di mia madre nel sapere che ero a casa con lei e che – in qualche modo -poteva proteggermi. Ho capito che ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero va detto, va esternato, deve essere condiviso perché poi potrebbe essere troppo tardi. Io per prima molte volte do per scontato il fatto che i miei genitori mi vogliano bene, non glielo dico spesso, penso che loro sappiano cosa provo.

Ma stanotte ha in qualche modo cambiato tutto: il terremoto di Amatrice ha innescato una reazione che mai avrei potuto prevedere.

La gratitudine.

Dopo stanotte dirò più spesso alle persone che mi circondano cosa provo, darò qualche bacio in più ai miei genitori, manderò messaggi più spesso ai nonni per fargli sapere che sto bene e che penso a loro. Dopo stanotte sarò più attenta a cosa dico. Non farò mancare gesti d’amore a coloro a cui voglio bene. Voglio ricordare a me stessa che non serve una perdita per capire l’importanza della vita!

Non facciamoci fermare dalla paura. Non facciamoci bloccare da questo terremoto: facciamo in modo che sia una spinta a vivere di più, più forte. Prendiamola come la migliore delle lezioni di vita, come la più dura: dobbiamo fare quello che ci fa stare bene, appena ci viene in mente, perché anche un secondo dopo può essere troppo tardi!

Basta rimandare! Basta rimandare anche i sogni! Abbiamo la fortuna di essere vivi, di essere qui ora, sfruttiamo la possibilità che ci è stata data, inseguiamo i nostri sogni e non facciamolo solo per noi, facciamolo anche per chi non può più, per chi non è più qui con noi ora, noi possiamo fare tutto non facciamoci fermare, andiamo avanti più forti di prima!

Testo di

Maria Cristina Speciale

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