Quando ami a diciott’anni

Ho ancora in testa “Last Night on Earth” dei Green Day. L’improbabile colonna sonora di quell’amore così particolare e distante 514 km che mi ha cambiato la vita. Quei chilometri li ho percorsi in tutti i modi: treno, aereo e auto, curioso come i primi due si “divertissero” a fare ritardo ogni volta allungando sempre di più l’attesa per le sue labbra.

Non so perché ci penso ancora; sono passati così tanti anni che dovrei averlo superato, ma credo di non essermi mai dato la possibilità di guarire da quelle ferite, da quei segni indelebili sul mio cuore.

Perché quando hai diciotto anni ti senti invincibile e la distanza non ti sembra un ostacolo insormontabile.

Vivere tre giorni, sei quando andava bene, al mese e passare gli altri 27 ad aspettare il viaggio successivo, il momento in cui il suo profumo avrebbe di nuovo pervaso le tue narici.

Mi chiedo se ne sia valsa la pensa aspettare ore in Aeroporto, passare ore su un treno o in macchina e camminare avanti e indietro per una banchina della stazione aspettando il momento per correre da lei e sciogliere la tensione accumulata nei giorni in un lungo bacio.

La risposta è sì. Ne è valsa fottutamente la pena.

Ogni singolo instante è stato pieno. Credo che sia stato amore vero, di quelli che ti fanno vedere il mondo da un’altra prospettiva. Certamente ci vedevamo poco, ma quei giorni erano nostri, solo e unicamente nostri. Eravamo chiusi nella nostra intimità, nei nostri baci, nei nostri scherzi e nel nostro fregarcene del mondo, tra baci rubati e corse nel letto dell’altro durante la notte.

E nel periodo in cui eravamo distanti? Ore al telefono, messaggi fino a notte inoltrate e poi chilometri di lettere dal sapore antico ma più personali, più vere in quanto scritte faticosamente a mano. Posso dire con certezza di aver provato la felicità, quella vera. Un pomeriggio di febbraio tra la neve che scendeva copiosa in quel di Genova e le sue braccia che scaldavano in mio corpo.

Forse eravamo troppo giovani per qualcosa di così grande e quindi alla fine ci siamo fatti male, ma non riesco proprio ad odiarla, né a provare rancore nei suoi confronti, perché, nonostante tutto, certi amori sono destinati a restare nel cuore di chi li vive.

Testo di

Luca Marchese

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