Senza destinazione con Vittoria

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È mai successo a voi? Di partire senza saperne il perché, intendo?

Ho trascorso gli ultimi sei anni della mia vita viaggiando senza sosta, alla continua ricerca di risposte alle mie domande.

Ho preso all’incirca 46 aerei; 14 treni; 4 idrovolanti; 8 aliscafi; 6 traghetti; innumerevoli pullman e taxi.

Sono partita perché, volevo scappare.

Alcune volte perché volevo andarmene per un po’, a volte perché volevo tornare ed altre ancora perché, semplicemente, volevo restare.

Sono partita spesso da sola. Non proprio forse.

Eravamo sempre io e la mia valigia, piena di vestiti, quaderni, nostalgia.

Sempre la stessa valigia grigia fatta delle stesse cose: calzini spaiati, spazzolini colorati, rabbia, sofferenza, lingerie di dubbio gusto. Sempre colma di mancanze diverse ad ogni viaggio.

Sono partita perché avevo bisogno di sapere di mancare a qualcuno, perché ho sperato con tutta me stessa che qualcuno mi mancasse, invano.

Me ne sono andata anticipando e posticipando le mie partenze, ma tornando, SEMPRE.

Ho continuato a viaggiare con un cuore ossessionato: dagli amori perduti, da quelli tralasciati e abbandonati; da quelli che hanno abbandonato me. Ossessionato da tutto quello che non andava e mai da quello che di bello c’era, e tuttora c’è, nella mia vita.

Mi sono resa conto, ad ogni ritorno, di quanta bellezza sia piena la mia vita.

Avete presente l’amara sensazione che si prova pronunciando un addio travestito da arrivederci?

I cannoli siciliani alle 4 del mattino?

Dormire in spiaggia?

Avete presente le persone, quelle belle da morire che puntualmente la vita mette dall’altra parte del mondo?

Fare snorkelling, vedere la barriera corallina, quello ce l’avete presente?

E poi il Maschio Angioino, la pizza da Michele, l’odore nauseante di piscio di Parigi.

I sassi di Matera? Li avete mai visti?

Il tramonto sul mare di Santorini? Lo spacciano come uno dei migliori, ma ho visto tramonti negli occhi di alcune persone che, davvero sono la fine del mondo.

Regent Street? Mangiare a Camden Town sotto la pioggia?

Quanto ho amato essere rimasta chiusa fuori casa, in piena notte, e vedere una di quelle volpi di cui tanto si lamentano i londinesi.

Quanto ho amato i dolci di Lisbona ed i suoi tram.

Quanto ho odiato, invece, aver trovato persone che conoscevo in ogni angolo di Amsterdam.

La casa di Anna Frank, quella l’avete presente? Il freddo, l’instabilità di quel pavimento in legno, gli scricchiolii, la calligrafia sui muri, la mappa costellata da spilli indicanti l’avanzata delle truppe tedesche…. Ecco, è una di quelle sensazioni che porteró per sempre sotto pelle; più dei tatuaggi.

Nella Bibbia avrebbero dovuto essere sinceri peró; avrebbero dovuto scriverlo, che il paradiso è il GreenHouse.

Bologna la notte di Natale? Quella si, che è una delle sette meraviglie del mondo!

Abbracciare un profugo, abbracciare il colore della sua pelle ed, insieme, la sua sofferenza, rimane comunque una delle mie sensazioni più forti.

E poi c’è Trastevere, con le sue partite a biliardino alle tre del mattino in stati d’ebbrezza molto discutibili; cacio e pepe in un ristorantino in Rione Monti e fare l’amore in mezzo alla strada!

I baci che si danno in viaggio sono sempre migliori: ci permettiamo il lusso di concedere il nostro corpo a tutto quello che succede.

Mi sono accorta che, ad ogni mio rientro, c’era sempre qualcosa che non andava: la caldaia, il frigorifero, la macchina, la vita, il cuore…

E allora rifai le valigie, ricomponi i pezzi, parti un’altra volta.

Non c’è mai qualcosa che non va nelle partenze.

Le promesse scritte su un foglio di carta? Dimenticare pezzi della tua vita ovunque: ho dimenticato pezzi della mia felicità in tre continenti, per adesso.

Ho dimenticato lunghissimi abbracci in quasi tutte le capitali europee, senza mai dimenticare me stessa. Mi sono sempre portata dietro: con i miei pianti, le mie smanie, i vizi, i difetti. Mi sono sempre portata dietro la voglia di vivere.

E una cosa, alla fine, credo di averla capita: non ho mai cercato risposte alle mie domande; ho sempre e solo cercato dei “perché”. E finché viaggiare mi permetterà di farmi domande, la mia vita avrà un senso.

Testo di

Vittoria Scotti

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. noolyta ha detto:

    Bellissimo post! Mi riconosco molto nelle tue parole, quante volte ho viaggiato avendo la testa piena di pensieri per un luogo o una persona? Il viaggio per me è l’unica terapia, ritorni sempre più forte anche i pensieri che ti ossessionano a migliaia di chilometri da casa spesso ti fanno pensare il contrario!

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